di Andrea Ficarelli

Il terzo posto di Monza ha rilanciato le azioni del padovano. “Non sono stanco di correre – ha detto – e il Gran Premio d’Italia lo ha dimostrato. Da Chiti abbiamo ereditato un motore mediocre, ma con Tonti è arrivata la serenità all’interno dell’Euroracing”.

Ricaricato nel morale, “Rick” ha ritrovato la fiducia nel futuro e pensa già all’85.

Riccardo & Eddie Cheever

UNDICI RITIRI consecutivi non sono un bilancio molto positivo per una squadra di Formula 1. L’Euroracing-Alfa Romeo e Riccardo Patrese si trovavano in queste condizioni prima del Gran Premio d’Italia. A Monza è arrivato un terzo posto che, pur non modificando il giudizio negativo sulla stagione che sta per concludersi, lascia trapelare un certo ottimismo per il futuro. Riccardo Patrese, il pilota italiano più esperto (110 gran premi disputati in otto anni), crede che la sua squadra possa ambire ad un buon 1985. Il terzo posto di Monza ha offerto la possibilità al padovano di ribattere punto per punto tutte le critiche che sono state mosse a lui e al suo team nel corso dell’anno. Con il morale risollevato, Riccardo ci ha parlato di lui e della sua squadra.

L’INTERVISTA.

Dicono che sei antipatico.

“Non è vero. Sono affermazioni di chi non mi conosce”.

Una volta hai detto che prima di arrivarci il mondo della Formula 1 te lo aspettavi diverso…

“Io me lo aspettavo diverso ? Avrò detto che l’ambiente della Formula 1 è cambiato molto da quando sono entrato. Anche se non sono molto vecchio ho ormai nove anni di Formula 1 alle spalle e in ub decennio cambiano molte cose. Adesso come adesso l’ambiente non è più divertente di alcuni anni fa; un tempo c’era un modo di vedere le cose meno assillante e forse ci si divertiva di più a guidare la macchina invece che pensare a tutti gli aspetti commerciali che ormai la Formula 1 coinvolge”.

L’ambiente è quindi cambiato in peggio ?

"L’ambiente si è sviluppato come si sviluppano tuuti gli altri in questo periodo. Si è… “commercializzato”, anche per motivi di sopravvivenza, visti i costi attuali della Formula 1. E’ diventato un ambiente più complesso, ma non me la sento di dire che adesso è peggiore”.

Quest’anno sono uscite delle critiche nei tuoi confronti, a volte anche da parte della tua squadra. Dicevano che Patrese non era più lui, che era ormai demotivato…

“Credo che la gara di Monza abbia dimostrato che non è vero. Chi deve fare un esame di coscienza non sono certo io: la nostra squadra a vissuto dei momenti difficili che mi hanno contrariato in alcune occasioni. Contrariare qualcuno può voler dire fargli passare la voglia di correre. Ora comunque questi problemi sono risolti e penso che nelle ultime quattro corsenessuno possa accusarmi di aver dato il meglio”.

Il contributo dell’ingenier Tonti è stato importante in questo senso?

“E’ stato determinante. Tonti non è soltanto un bravissimo tecnico ma è anche un bravissimo coordinatore, una figura che a noi mancava. Prima del suo arrivo eravamo in un clima di polemiche, di conflitti personali e di confusione. Avevamo ereditato motori con grossissime tare, carenti di potenza (anche se qualcuno lo nega) e con grossi problemi di consumo. Tonti si è subito messo al lavoro e il risultato di Monza è la prima tappa delle modifiche da lui apportate”.

Se Tonti è così bravo, Chiti non lo era ?

“Non voglio entrare in polemica con l’ingenier Chiti che la settimana scorsa si è dato molto da fare per decantare la nostra nuova competitività, affermando tra l’altro che il suo motore è eccezionale e che i nostri problemi venivano dal telaio e dall’aerodinamica. Io so solo che il clima che c’era prima era molto difficile da sopportare e non creava delle premesse costruttive, mentre ora c’è un clima aperto a costruire qualche cosa di veramente solido. Non voglio dire se Chiti è bravo o no: i risultati che ha ottenuto nel corso della sua carriera parlano da soli. Non vedo però come lui possa criticare il l’opera di altri quando lui in fatto di gestione del team non ha fatto niente di eccezionale e, anzi, ha ottenuto risultati abbastanza contradditori”.

Che differenza c’è nel modo di lavorare della Brabham, che tu ricordi, rispetto a quello dell’Euroracing?

“Solo adesso all’Euroracing cominciano a lavorare con una mentalità anglosassone. Alla Brabham e in altri team inglesi non c’erano questi problemi perché ognuno aveva le propie responsabilità e i ruoli erano ben definiti: nessuno andava ad usurpare il ruolo di un altro, compresi i piloti. Non c’erano discussioni”.

Però anche alla Brabahm non sono mancate le polemiche. La tua macchina si rompeva, quella di Piquet no. Loro dicevano che le macchine erano le stesse…

“Guarda, la situazione si è chiarificata quest’anno. Pensa a quello che ha fatto Fabi e quello che ha fatto Piquet… Non devo fornire alcuna spiegazione. Su 15 gare che ho fatto l’anno scorso in 12 ero in posizione da podio ma purtroppo sono arrivato solo in due. Tutti allora potevano accusarmi di una eccessiva crudeltà con il mio mezzo meccanico. Oggi però si vede che Piquet non arriva quasi mai, Fabi arriva ancora meno, quindi…”.

Come vorresti fosse l’assetto Euroracing nel 1985 ?

“L’assetto del team si è già definito in questi giorni. I piloti rimangono gli stessi, lo sponsor sarà ancora Benetton, i componenti dell’Euroracing non cambieranno. Tonti avrà la responsabilità dei motori. La cosa che mi sembra più importante è l’intesa fra Tonti e Ravanello che si sta rafforzando di giorno in giorno. A me sta bene così. Non ci sarà più bisogno di mettersi con le spalle al muro dicendo “la colpa è tua”, no “la colpa è sua”, “la colpa è giù”, “la colpa è su”: la colpa se c’è, si trova con tranquillità, e non si scarica addosso a nessuno. Questo è basilare. Se ci saranno dei successi il merito sarà del collettivo e non di qualcuno in particolare”.

Ci sono quindi le prospettive per dei risultati…

“Ci sono sì. Penso lo abbiamo dimostrato proprio a Monza dove sono emerse li carenze e i limiti del motore dell’ingenier Chiti. Pur erogando una potenza tra il mediocre e il sufficiente, quella con cui Cheever ha potuto barcamenarsi nelle prime posizioni, si è visto che in quel modo il motore non finisce la gara perché consuma troppo. Io per arrivare alla fine ho dovuto andare pianissimo. Abbiamo dimostrato che quello che l’ingenier Chiti va dicendo, cioè che la colpa è solo dell’Euroracing, eccetera, eccetera, non è vero perché il problema sostanziale è un motore con potenza mediocre e consumo eccessivo”.

Quando arriverà il nuovo motore a 4 cilindri ?

“Adesso abbiamo in corso la revisione del motore attuale e dovremmo vederne i risultati per la fine dell’anno. Poi arriverà il nuovo quatrro cilindri del quale dovremmo disporre entro i primi tre o quattro mesi del 1985”.

Continuerai anche nell’endurance ?

“Non so quali siano i programmi della Lancia. Per quel che mi riguarda sono legato alla casa torinese, godo di ottima stima all’interno della squadra e mi sono legato a lei anche affettivamente. Se non ci saranno controindicazioni continuerò senz’altro con la Lancia”.

Come utilizzi il tuo tempo libero ?

“Non ne ho molto… Gli sport in generale sono i miei hobby preferiti. Mi piacciono tutti gli sport, sia vederli che farli. Poi ho l’hobby dei trenini elettrici”.

Ti interessi di musica ?

“L’ascolto volentieri ma non ho un genere preferito. C’è gente che segue un genere in particolare e rifiuta tutti gli altri. Non è il mio caso”.

Qual è l’ultimo film che hai visto ?

“Vado molto poco al cinema. Preferisco quelli fantascientifici, tipo “Indiana Jones”, che è uscito adesso. O “Guerre Stellari”. Vado a vedere anche film impegnati, ma preferisco andare al cinema per svagarmi un po’ piuttosto che star li a pensare troppo”.

Segui un programma di preparazione atletica ?

“E’ da anni che lo porto avanti. Mi segue un professore di educazione fisica, Boschini di Padova, che tra l’altro è stato mio insegnante al liceo. Svolgiamo un programma vero e proprio solo nel periodo invernale poiché quando ci sono le gare è difficile trovare il tempo per allenarsi”.

Chi ti ha aiutato di più a diventare pilota di Formula 1 ?

“In me non c’era la totale convinzione di dover fare il pilotaa tutti i costi. Ho fatto il karting fino al 1974, ho vinto il campionato del mondo, poi mi è stata offerta la possibilità di fare un campionato di Formula Italia proprio grazie a questo risultato. Avevo deciso di non correre più in kart, così ho accettato, più che altro per divertimento. In Formula Italia sono andato bene e automaticamente sono stato aiutato, da Trivellato con lo sponsor Stebbel, a passare in Formula 3. Il salto in Formula 1 è stato altrettanto rapido… Ho iniziato a correre in automobile nel maggio del ’75 e nel maggio del ’77 ero già in Formula 1 con la Shadow. Penso che mi abbia aiutato più che altro il mio carattere e la mia famiglia, che non mi ha mai ostacolato”.

La tua famiglia ti ha aiutato anche finanziariamente nel corso della carriera ?

“La mia è una famiglia normale, e quando ho iniziato la carriera di pilota non aveva soldi sufficienti per sostenere l’attività di un esordiente. Bisogna però dire che quando ho iniziato io non era ancora di moda questo tipo di promozione. Allora anche i team facevano un po’ fatica ad accettare della gente solo perché portava dei soldi. Ai miei tempi questo tipo di promozione non era ancora molto usato”.

Cosa ne pensi dei giornalisti ?

“Non posso dire di aver ricevuto favori da loro. Non lo posso dire soprattutto per quel che riguarda la prima parte della mia carriera e relativamente all’incidente di Monza ’78. In quel periodo di maturazione posso aver immagazzinato dei dati negativi che magari mi portano a essere spesso sulle mie prima di concedere confidenza o instaurare un rapporto di amicizia con i giornalisti. Ritengo tuttavia che la stampa sia assolutamente necessaria e capisco che i giornalisti, soprattutto quelli che lavorano con il mondo delle corse,  sono pressati da problemi di tempo e incontrano difficoltà a parlare con tutti noi, anche perché spesso noi siamo impegnati e quindi non disponibili”.

Che cosa ti dà più fastidio ?

“La ruffianaggine”.