di Paolo Ciccarone

Era il 23 maggio del 1982. Gli ultimi giri del GP di Montecarlo sembravano usciti dalla mente di uno scrittore ubriaco. Chiunque fosse in testa in quel momento, avrebbe avuto problemi. Mancava poco alla fine e in ordine sparso ci fu l'eliminazione seriale più clamorosa della storia recente della F.1. Pironi, in testa con la Ferrari, si ferma senza benzina. E' la volta di De Cesaris, con l'Alfa Romeo, e pure il romano resta a piedi. Prost va a sbattere con la Renault. Patrese, con la Brabham, finisce in testacoda e riesce a far ripartire il motore grazie alla discesa. Alla fine taglia il traguardo e vince la gara. Ma non lo sa. Oggi, 37 anni dopo, la racconta così: "Sono incavolato nero, incazzato proprio per aver sprecato una occasione. Arrivo sotto al tunnel e trovo Pironi che mi chiede un passaggio. Mi fermo, lo carico a bordo e riparto infuriato. Prima, seconda, terza, quarta, frenata per la chicane e sento una gran botta sul casco. E' Pironi, di cui mi ero dimenticato proprio che fosse seduto sulla fiancata della macchina, che mi prende a pugni e mi urla: "What are you doing, stupid?" che cavolo combini stupido! Rallento, ma ho tanta rabbia dentro.

Arrivo alla Rascasse, sto per entrare nei box ma i commissari con le bandiere mi dicono di andare sul traguardo. Pironi scende dalla macchina e se ne va. Io mi avvio lento verso il traguardo e mi dico: devono aver cambiato il regolamento, invece del vincitore faranno arrivare i primi tre (come accade invece da qualche anno, ndr). Mi fermo e arriva Franco Scandinaro, il cameramen della FOCA, che mi dice hai vinto, hai vinto. Lo mando a quel paese. "Rik, hai vinto!". Ma va a cagare, testa di c.. gli urlo mentre arriva pure Palazzani che poi sarà manager Scuderia Italia, a dirmi che ho vinto, mi tirano fuori dalla macchina mentre mando tutti a fanc perché nervoso per aver sprecato l'occasione della vita. Invece mi guardo attorno e scopro che ho vinto davvero! Non avevamo la radio a bordo, non sapevo che Pironi, De Cesaris e Prost si fossero ritirati proprio negli ultimi giri, io ero andato in testacoda sul bagnato, con gomme slick, e pensavo aver sprecato l'occasione della vita. Invece avevo proprio vinto io!".

Adesso Riccardo Patrese è ancora impegnato nel mondo dei motori, ma col figlio Lorenzo: "Corre coi kart, settimana prossima sarò in Svezia per una gara del mondiale. Poi seguo saltuariamente la F.1. A vedere le macchine da vicino, mi pare che questi piloti moderni fanno un altro sport rispetto a quello che facevo io". In che senso, scusa?

"Nel senso che le auto sono complicatissime, velocissime e ci sono tantissimi parametri da rispettare. Altra cosa rispetto alla nostra epoca, per cui non faccio confronti nè paragoni, non servono a niente. Ma non è solo la F.1 che è cambiata, è tutto lo sport, la vita di tutti i giorni, diciamo che è fisiologico una evoluzione del genere, non ne farei un dramma".

Eri a Roma per la F.E, che idea ti sei fatto?

"Rispetto al motorsport come lo intendiamo noi, altra cosa. Mah...sono perplesso, però è anche vero che i piloti si impegnano molto, c'è battaglia e se le suonano, molto bello dal punto di vista sportivo, ma credo sia altra cosa rispetto a come intendiamo noi le corse. Piuttosto, appena ho visto girare le F.1 a Montecarlo ho sentito che fanno più rumore, niente rispetto ai turbo della mia epoca, però rispetto a un anno fa sono molto meglio, almeno c'è più sostanza...".

Non segui tutte le gare ma avrai una idea di cosa succede in pista. Prendiamo Vettel, secondo te cosa passa per la sua mente?

"Ah guarda, non sapevo cosa passava nella mia quando correvo, figurati se entro nella mente di uno di oggi. Diciamo che quando devi lottare con una macchina come la Ferrari attuale che non è al livello della Mercedes, diventa tutto più difficile, da tenere sotto controllo, capire che fare, stress allo stato puro. E l'errore ci scappa. Non si può accusare di nulla. Sul passato, invece, direi che ha commesso qualche errore di troppo. Non dico che avrebbe vinto il mondiale contro Hamilton, che è di un pianeta strepitoso per quello che fa, però se la sarebbe giocata fino alla fine invece che mollare qualche gara prima. Secondo me, quando le cose non girano per il verso giusto, può essere che ti siedi e più di tanto non tiri fuori, e quando lo fai magari incappi in un errore. Diciamo che uno dopo aver vinto 4 mondiali, potresti non avere la stessa fame che ha ad esempio un Leclerc. In questo direi che è positivo per la Ferrari avere un giovane che spinge e che vuole il successo".

"Beh, forse quello di aver capito tardi che non avrei potuto diventare campione del mondo. Alla Williams nel 92 avevamo una gran macchina, me la giocavo con Mansell. Forse, anzi sicuramente, alla fine avrebbe vinto lui lo stesso, ma quando in Francia dopo una interruzione della gara per pioggia, arriva Patrick Head, il capo della Williams, colui che mi aveva voluto fortemente in squadra e mentre son dentro l'abitacolo mi dice:"Rik non hai ancora capito che il mondiale deve vincerlo Mansell? Ecco cerca di capirlo e lascia stare". Fu una doccia gelata, ma obbedii. Infatti alla ripartenza, mentre sono davanti, alzo il dito e dico a Nigel di passare e vincere. In conferenza stampa tutti a chiedermi del gesto, io dico solo no comment. Oggi posso svelare cosa accadde e perché".

Imola 83? Primo e ritirato fra i fischi?

"Lascia stare, una delusione pazzesca, una rabbia in corpo non tanto per i fischi quanto per l'errore. Poi nel 90 mi sono ripreso la vittoria e gli applausi del pubblico italiano. Diciamo ho compensato".

Niki Lauda è scomparso di recente, che ricordo hai di lui?

"Non buono a inizio carriera, mi ha rotto le scatole perché forse gli stavo antipatico. Specialmente dopo Monza 78, l'incidente Peterson e le accuse contro di me. Mi ricordo che al Glen fui convocato da un gruppo di campioni del mondo e Lauda con Andretti e Hunt furono molto duri con me. Specie Lauda. Mi fecero saltare la gara. Mesi dopo si scoprì che fu Hunt a toccare Peterson e io ero innocente. Ma a Monaco, 85, mi tocco con Piquet, gran botto, io e Nelson scendiamo dalla macchina, ci abbracciamo e Lauda spara a zero contro di me. Tempo dopo lo becco in aeroporto, lo prendo da parte e gli chiedo cosa voleva da me e che se non la smetteva di parlare male gli avrei tirato un pugno sul muso. Lui si spaventa e arretra fino al muro. Lo minaccio duro. Da quel momento non lo vedo più fino a Silverstone 1992. Entra nel box della Williams. Mi dico e adesso cosa vuole questo qua. Si avvicina, mi tende la mano e mi dice che lavora per la TV austriaca, mi fa i complimenti, dice che vado bene e che sono forte. Da quel momento in poi i rapporti si sono normalizzati, ci siamo visti spesso, anche qui a Montecarlo l'anno scorso, con abbracci e sorrisi. Non era più il Lauda dei miei inizi. Era una persona gradevole, forse come me adesso mentre all'epoca ero un rompiscatole pazzesco, uno che per niente mandava a quel paese la gente. Sono rimasto davvero colpito, mi è spiaciuto più di quanto potessi pensare. Davvero una gran perdita. Perché il Lauda degli ultimi anni non era quello dei miei inizi. E questo mi mancherà davvero molto..."