di Maria Vittoria Alfonsi

Quel giorno, se l’incontro non fosse avvenuto con taccuino e penna, ma con un microfono davanti ad una telecamera, avrei fatto mettere come sottofondo musicale il tema di “Un uomo, una donna” che, mi sembrò, avrebbe accompagnato perfettamente il personaggio-non personaggio che mi stava davanti. Sensibile, giustamente geloso della sua privacy, immagine del pilota-eroe romantico che deve, inevitabilmente, avere una donna bellissima (anche questo altrettanto inevitabilmente) che lo attende trepidante ai box, seguendolo con gli occhi fin dove può lungo i percorsi: oppure ascoltando la radio, o seguendo la telecronaca.
 
Lui era Riccardo Patrese: del quale avevo letto: “…ormai non raccoglie solo applausi per la sua “faccia d’angelo”, per lo spiccato “fair play”, per la sua ineguagliabile capacità di essere modesto in un mondo in cui i modesti solitamente restano nell’ombra. Ma per i risultati di primo piano che l’hanno fatto diventare uno tra i grandi del circo della F.1…”; “…il grande pilota che tiene alti i colori italiani in tutto il mondo…”. Lasciandomi stupita, invece, la sua fama di arrogante e non molto amato dagli altri piloti: che mi fece ricordare per l’ennesima volta il pirandelliano “uno, nessuno e centomila”.
 
Nato a Padova nell’aprile del ’54 (“sono ariete”, mi dirà poi), viveva a Montecarlo , e stava per ricevere un ennesimo premio assegnato dalla “Gazzetta dello Sport”. In giacca a piccoli quadri, camicia “button down”, pantaloni e cravatta sui toni del marrone, rispose alle mie domande con estrema cortesia, con grande disponibilità, a conferma della mia prima opinione. La nostra conversazione sarebbe durata a lungo, se non fossimo stati interrotti dagli applausi, e dai “fans” numerosissimi che gli chiedevano autografi.
Cominciai, quindi, parlando della sua attività per passare poi ad un campo per lui inusuale: quello dell’abbigliamento.
 
Cosa pensa, Riccardo Patrese, negli attimi determinanti che precedono il semaforo verde della partenza?
“Quello che precede la partenza è il momento di stress maggiore: quando cominciamo a pensare al Gran Premio all’inizio della corsa, alle condizioni attuali, soprattutto…un po’ meno agli avversari, al cosa fare…Quello che penso…la concentrazione assoluta è nei tre minuti prima della partenza, quando effettuo una grossa respirazione per aumentare l’apporto di ossigeno alla testa…e cercare poi di intuire cosa faranno gli altri. La luce verde è importantissima…! Ed oggi è impossibile il sorpasso…”
 
La cicatrice che ha sul viso è dovuta ad un incidente?
“Sì – Patrese risponde ridendo –  alla caduta su una scatola di latta quando avevo tre anni”.
 
E’ superstizioso?
“No”

Cosa ama nelle persone?
“La lealtà”
 
E cosa detesta?
“L’ipocrisia”
 
Come le piace vivere?
“Con le persone che mi vogliono bene, con gli amici. Comunque, tengo molto alla mia vita privata. Ho avuto tante svolte positive, determinanti… Ed è difficile, inoltre, sceglierne una per completare uno stile di vita”.
 
E cosa teme, nella vita?
“Nella vita? No…non saprei… Diciamo ciò che temo nel mio lavoro: il guasto meccanico improvviso”.
 
Se avesse ora in mano la lampada di Aladino, quali desideri esprimerebbe?
“Cercare di realizzare le mie aspirazioni sia in campo sportivo, sia in altri campi…vincere, naturalmente, il campionato del mondo di F1…trovare l’amore, la serenità: sono un tipo tranquillo, ed ai valori affettivi tengo moltissimo, sono per me estremamente importanti. Forse, anche essere ricco…”
 
E’ anche romantico?
“Sì, abbastanza”
 
Riceve lettere d’amore?
“Sì….non moltissime…ma qualcuna sì…”
 
Marylin Monroe, Brigitte Bardot, Claudia Cardinale, Ornella Muti…Qual è fra questi il suo tipo di donna?
“Brigitte Bardot!”
 
Ha hobbies?
“Sì. L’alta fedeltà (musica in genere). Il ferro-modellismo. Tutti gli sport”.
 
Legge?
“Sì, soprattutto i quotidiani, per tenermi aggiornato, informato”
 
Passiamo all’abbigliamento. Quale divisa sceglierebbe, per la sua disciplina?
“Bleu jeans, scarpe da tennis e maglietta”.
 
Cosa pensa dell’abbigliamento d’oggi? E come ama vestire?
“Personalmente, sono per l’abbigliamento tradizionale. Non amo seguire la moda anche perchè così non c’è bisogno di cambiare ogni anno. Sono un po’ conservatore, certamente non eccentrico. Cerco sempre l’abito giusto per il momento giusto”.
 
Si lascia consigliare nelle scelte?
“No. Quello che mi piace lo prendo subito. Altrimenti, so che mi stancherebbe in breve tempo”.
 
Conosce qualche creatore di moda, qualche stilista?
“Personalmente no, nessuno”
 
E di nome?
“Armani, Versace…quei nomi che si sentono stando a contatto col pubblico femminile…”.
 
Grazie, Patrese. Sono trascorsi molti anni, ed i suoi desideri si sono in gran parte avverati. Anche senza lampada di Aladino. E oggi conoscerà più nomi di stilisti: non soltanto grazie al pubblico femminile.

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