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Nigel Roebuck

"Visti da lontano"

Articolo apparso su Autosport il 20 giugno 1991

Gran gara vero? Ho molto apprezzato il Gran Premio del Messico, soprattutto perchè non ero in Messico. Avendo per sempre rinunciato ai viaggi in america latina, come a Interlagos ho guardato la corsa alla televisione.

Per quanto non mi piaccia Città del Messico, non discuto che il circuito Rodriguez è uno dei migliori del mondo. Peralta, la lunghissima curva a destra al termine del giro, è un posto incredibile per osservare una vettura da corsa, e porta al rettilineo dei box, lungo e ampio abbastanza perchè le macchine si allarghino e si affrontino alla successiva staccata verso destra. Ora che non c’è più Zandvoort con la curva Tarzan, questo è diventato il miglior posto per I sorpassio di tutto il campionato.

Mi sono sempre sentito strano quando ho mancato un gran premio, strano anche leggere I giornali che normalmente mi perdo durante il weekend della corsa. Dalle telefonate, i fax e altro, sembravano esserci principalmente due storie importanti il venerdi. Primo, Ayrton Senna aveva avuto un incidente mentre cercava di fare la pole; secondo, l’uomo che la pole l’aveva conquistata – Riccardo Patrese – rischiava di non farcela a partire, a causa di ciò che veniva educatamente descritto come ‘crampi allo stomaco’.

Il mattino dopo questi temi venivano esplorati in dettaglio – ma solo da alcuni giornali. Senza dubbio gli orari di chiusura delle edizioni erano uno dei motivi, dato che l’incidente di Senna era avvenuto alla fine di una sessione di prove che aveva subito ritardi, tuttavia ero sorpreso di vedere che alcuni quotidiani incentravano la loro attenzione sulla possibilità che Renault volesse Alain Prost sulla Williams il prossimo anno. Avevano chiesto a Nigel Mansell cosa ne pensasse, e sembra che avesse risposto con un certo vigore, uno dei giornali lo citava dicendo che Prost l’aveva già fatto licenziare dalla Ferrari.

Io questa cosa non l’ho sentita di persona. Ma l’anno scorso ero al motorhome Ferrari subito dopo il Gran Premio d’Inghilterra, quando Nigel aveva annunciato di volersi ritirare dalle corse, dicendo che non cel’aveva con nessuno e che avrebbe aiutato Alain a vincere il titolo in ogni modo. Sabato mattina mi sono riascoltato il nastro per assicurarmi di non essermelo sognato. Non mel’ero sognato.

In realtà è piuttosto educativo, per uno così addentro al piccolo strano mondo della F1, mancare un Gran Premio, e vederlo attraverso le notizie che arrivano a casa. E dopo lo scorso weekend mi dispiaceva molto per Mansell, solidarizzavo con l’uomo che a ogni corsa faceva notizia. Qualsiasi cosa succeda in gara, è raro che altri gli rubino i titoli. E deve essere strano per lui quanto lo è per noi. Mi ha ricordato la finale di Coppa d’Inghilterra, quando sembrava che la finale fosse Nottingham Forest contro Paul Gascoigne.

Le priorità cambiano, naturalmente e così fanno le richieste dei direttori di giornali sportivi, che hanno idee diverse su cosa faccia vendere più copie. Sabato volevo sapere dell’incidente di Senna. Solo due giornali parlavano di Ayrton e di come se la fosse cavata, tuttavia, e fui più che stupito quando vidi in TV la gravità dell’incidente.

Comunque grazie a Dio Senna era illeso e pronto a correre il giorno dopo. E alla Domenica anche Patrese era in grado di allontanarsi dalla toilette con una certa tranquillità. Partendo dalla sua pole position però era già quarto alla prima curva, e sembrava un poco esitante, ma il problema era temporaneo. Lui e Mansell sono andati vicino a ripetere il balletto di Phoenix, ma evitarono il contatto, dopodichè Riccardo fuggì via, lasciando indietro Mansell con problemi di surriscaldamento.

Anche dalla mia visuale avvantaggiata, a migliaia di miglia di distanza, le Williams Renault sembravano di un altro pianeta la Domenica. Patrese non si è visto molto, aveva troppo vantaggio, ma le telecamere si concentravano su Mansell e Senna. E mi colpiva il fatto che Nigel, anche con la temperatura alle stelle, che gli toglieva cavalli, era ingrado di tenere Ayrton dietro – di poco! – sul lungo rettilineo. Era probabile che le Williams fossero un po’ più tirate delle McLaren, tuttavia ricordavo Patrese che si compiaceva del miglioramento della potenza agli alti regimi rispetto alla scorsa stagione.

Una volta che venne arricchita la miscela nel motore di Nigel il problema di surriscaldamento scompariva, e nella parte finale della corsa ce la metteva tutta, girando a ritmi da qualifica, raggiungendo il suo compagno di squadra. Era Nigel al meglio, uno dei suoi momenti più positivi.

Senna era impressionante, per una volta alla guida di un mezzo inferiore, La McLaren al momento non può competere con la Williams, e Ayrton stesso sembrava sentirsi un po’ “superato”. La sua battaglia con Mansell è stata molto più blanda di quello che una volta ci saremmo aspettati.

E…DeCesaris. Alcuni dei suoi fan mi hanno attaccato, e così hanno fatto anche alcuni colleghi per le mie spietate osservazioni sui suoi eccessi del passato e non voglio oggi scusarmi per quelle. Ho sempre creduto che il portafoglio della Marlboro era ciò che lo faceva rimanere in F1 – e di conseguenza teneva fuori altri che avrebbero meritato un volante più di lui. Ma lui è rimasto, e Eddie Jordan e Ian Phillips sembrano essere riusciti a instillare un po’ di buon senso nella sua velocità la quale non gli è mai mancata. Andrea ha guidato benissimo a Montreal e lo ha fatto di nuovo domenica in Messico. Il team di Eddie sta facendo sembrare poco furba, se non sciocca, gran parte del paddock.

Ma soprattutto, è la forma di Patrese quest’anno che mi fa più piacere, perchè è sempre bello vedere le cose andare per il verso giusto a un corridore d’altri tempi. Inoltre, egli trae ovvio godimento dal proprio successo, e per noi è più agevole parteciparvi. Niente sembra poter disturbare Riccardo, il che forse spiega I suoi modi tranquilli, la sua ferma presa sulla realtà. Sottovoce [in italiano nel testo] …sembra funzionare bene per lui.

© Autosport magazine – Riproduzione autorizzata

www.riccardopatrese.com

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