|
|
Nigel Roebuck
Riflessioni
su Riccardo Patrese e sulla sua carriera da parte del grande scrittore e
giornalista da corsa.
Un uomo in
pace con se stesso
Tu sei Riccardo Patrese, e dopo 15 anni in Formula 1 sei diventato, di colpo,
una star. Tutti parlano di come sei diventato inaspettatamente velocissimo, e la
cosa ti fa sorridere. Correvi il GP di Monaco, nel 1977, mentre Ayrton Senna
emergeva nei kart e Alain Prost iniziava a correre in Formula 3. Nigel Mansell ha recentemente detto che considera la tua velocità di
quest’anno come un grande complimento a se stesso: era l’unico che ti poteva
motivare. Avessi avuto una mentalità più ristretta, avresti potuto ribattere,
dicendo che forse ti aveva motivato un po’ troppo: in fondo, l’hai battuto
in prova quattro volte su quattro fino ad ora, quest’anno. Invece hai detto: no, è la macchina. Non c’è dubbio che due piloti
veloci nello stesso team portano dei benefici, perchè inevitabilmente si spinge
ancora di più per battersi l’un l’altro. Ma Thierry Boutsen non era certo
un fermo, hai sottolineato. Ha vinto tre gare con la Williams. Ritieni che sia
un pilota sottovalutato. Alla fine comunque, niente riesce a motivare un pilota come il sentire che
può vincere, che la macchina è all’altezza. E questa macchina, la nuova
Williams Renault, èla miglior macchina che tu abbia guidato. Te ne sei accorto
durante i test invernali, il team era molto convinto, c’era uno spirito di
vero ottimismo, e hai deciso di metterti nella condizione mentale adeguata. All’inizio eri un po’ preoccupato per il cambio semi-automatico. Forse,
hai detto a Patrick Head, sarà un problema per un vecchio pilota adattarsi a
questa nuova macchina infernale. Ma ti sei lanciato subito. Dopo 10 giri
all’Estoril eri abituato a questo nuovo modo di guidare, di tenere sempre
tutte e due le mani sul volante, e ti è piaciuto. Ora capisci perchè a Gehrard
Berger mancava così tanto quando è passato dalla Ferrari alla McLaren. Ora
speri di non dover tornare più al cambio manuale. Ti piace la FW14 soprattutto perchè è veloce, tiene il passo, il primo
requisito di ogni pilota. Inoltre, è piacevole da guidare, il che non è sempre
scontato. Negli ultimi due anni hai avuto macchine talvolta molto competitive,
talvolta no, e questo era frustrante. Ora puoi prepararti a ogni gara sapendo di
poter essere davanti. È da qui che nasce la motivazione, dici. Pensi di
guidare sempre al 100%, e l’hai fatto in tutta la tua carriera, ci credi
fermamente. Ma appena ti accorgi di avere la possibilità di vincere, qualcosa
succede dentro di te. È un fatto subconscio, ma l’effetto è che di colpo
stai guidando al 105%. E pensi che, forse, quando le cose non andavano bene,
forse non stavi dando tutto. Sì, facevi tutto a regola d’arte, ma forse solo
al 95%. E sospetti che questo succeda a tutti i piloti da corsa. L’unica cosa
certa che sai, è che tutto diventa più facile con la macchina giusta. In questi giorni la tua espressione normale è un sorriso, e questo ti
differenzia dalla maggior parte dei tuoi colleghi, alcuni dei quali fanno fatica
a fare una mezza smorfia persino quando vincono. Tu pensi che forse sono un po’
troppo blasé, danno per scontato il fatto di avere una vettura
competitiva. Non è stato così per la maggior parte della tua carriera –
ripensi con un brivido ai giorni orribili dell’Euroracing a metà anni ottanta. Una buona atmosfera nel team è vitale per te, e pensi che uno dei tuoi
punti di forza è la capacità di saperla creare. Sai di essere ben voluto alla
Williams, hai l’impressione che gli importi molto di te quando vai in pista e
che soffrano con te quando qualcosa va storto. E tu partecipi alla loro gioia
quando il team ha un buon risultato. Non ti sei agitato troppo quando ti hanno detto che Mansell sarebbe tornato
alla Williams. C’era un gran casino naturalmente, perchè prima si diceva che
avrebbe lasciato la Ferrari, poi che si sarebbe ritirato, poi che tornava alla
Williams. Ha vinto molto, ed era logico che Sir Frank e gli altri guardassero a
lui come al numero uno. Nel contratto ha insistito per avere la priorità sul
muletto a ogni gara, ma neanche questo ti disturba. Williams ti ha promesso un
trattamento tecnico paritario, e quello ti basta. Personalmente, preferisci
lavorare su una sola macchina. Non ci sono stati mai problemi tra te e Nigel – In realtà una delle sue
condizioni per ritornare era che tu fossi il suo compagno di squadra. Se fosse
necessario, lo aiuteresti a vincere il mondiale? Sì, hai detto, a meno che non
si tratti di rinunciare a una vittoria. Sei divertito dalle attenzioni che ti riservano i media quest’anno. Quando
hai battuto la Ferrari di Prost per la pole position provvisoria a Imola, il
pubblico sugli spalti ha esultato, questo, in passato, non sarebbe successo. Gli
italiani iniziano ad amarmi, dici ridendo, aggiungendo cinicamente che in
Italia, ‘si diventa molto popolari quando si vince’. Ma non ti dispiace –
è sempre meglio che sentirsi dire di andare in pensione, come ti suggerivano
alcuni giornali italiani qualche anno fa. © Autosport magazine - Reproduced with permission
|
|