Bollettino
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Datato
9 Luglio, 1990 GP
di Gran Bretagna (15
Luglio, 1990) DIECI
DOMANDE PER RICCARDO PATRESE "Il
miglio regalo d’anniversario? Una vittoria a Silverstone!" E sono 200 per Riccardo Patrese! Il pilota della Williams-Renault driver che già detiene il record di presenze in F1 supererà la soglia dei 200 GP domenica prossima a Silverstone. Come regalo d’anniversario, Patrese gradirebbe la sua quarta vittoria in carriera proprio a Silverstone. Prima
di tutto, Riccardo, buon bicentenario! "Grazie
tante, ma preferirei aspettare domenica sera. Non per superstizione, ma
sono tante le cose che possono succedere facendo questo lavoro. Inoltre,
io affronterò il mio duecentesimo Gran Premio come un lavoro. Credo
certamente che il team abbia preparato qualche cosa per festeggiare
l’occasione, ma quando inizia il GP d’Inghilterra non avrò tempo per
pensare a battere dei record, sarò concentrato solo a cercare di vincere.”
Sembri
dare una grande importanzaa questo record? "No,
ti sbagli – oppure non mi sono spiegato bene. Sono orgoglioso di essere
il primo pilota nella storia della F1 a raggiungere la soglia dei 200 GP.
Se non lo fossi, sarebbe un insulto nei confronti dei grandi piloti di GP
come Fangio, Clark, Hill, Stewart, Fittipaldi, Lauda e tanti altri che non
hanno avuto la fortuna e il privilegio di partecipare a 200 Gran Premi.
Questa è la mia 14esima stagione in F1. Significa che per 14 anni
la gente ha avuto fiducia in me, e continua ad averla. Ma il record
avrebbe per me un significato diverso se stessi guidando una vettura poco
o nulla competitiva. Dopo 14 stagioni in F1 sto guidando una Williams
Renault, una delle tre migliori macchine del mondiale. Per me questa è la
cosa più importante. Se fossi a metà griglia allora forse penserei di più
al record di Gran Premi. Ma con una Williams Renault io so di poter
vincere domenica, e quindi mi gusterò il record solo dopo la gara –
specialmente nel caso io abbia vinto il GP d’Inghilterra, quello sarebbe
il regalo più bello.” Al
GP del Brasile del 1989 hai battuto il record di partecipazioni a gare di
F1 che era condiviso da Graham Hill e Jacques Laffitte. Te lo ricordi come
un giorno speciale? "Sì,
ma non per il record. Era il primo GP della Williams-Renault, il primo
motore aspirato di F1 della Renault, e io sono andato al comando della
gara! Non ero stato in testa a un GP dalla mia ultima vittoria, in
Sudafrica nel 1983. Sei anni senza stare davanti in un GP è un periodo
lungo, molto lungo. Quindi, il piacere che ho provato nel battere il
record di Graham Hill e di Jacques Laffitte era niente paragonato al
piacere di partire in prima fila con la mia Williams Renault e di stare al
comando per 17 giri." È
possibile che Riccardo Patrese raggiunga i 250 GP? "Certamente. Tutto quello che devo fare è continuare a correre fino al 1993. Ho appena compiuto 36 anni, e come pilota non mi sono mai sentito così in forma. Sia dal punto di vista fisico sia da quello mentale non sento il logorio che può colpire chi ha vinto molto. Ho aspettato sei anni del 1983 al 1989 prima di avere di nuovo in mano una macchina che potesse vincere delle corse. Ma non mi sono mai scoraggiato. Così, adesso che la Williams Renault mi permette di puntare alla vittoria, non comincerò certo a sentirmi stanco della F1...ho aspettato troppo a lungo la fortuna per non saperla apprezzare. Quando ho iniziato in F1 a 22 anni la mia ambizione era di diventare Campione del Mondo, vincere dozzine di gare, non di correre 200 o 500 Gran Premi. Non ho cambiato ambizione. Per me, 250 GP non sono un traguardo in sè. Io voglio vincere." La
stagione 1989 ha visto il rilancio di Riccardo Patrese: una pole position,
un giro più veloce, terzo nel mondiale piloti. Ma non sei riuscito a
vincere corse, sebbene tu sia stato in testa a ben tre Gran Premi. In
retrospettiva, ti sembra che la stagione sia stata in qualche modo
incompleta? "Un
po` sì. Sebbene ero soddisfatto anche solo dall’avere la possibilità
di vincere. Nel 1988 tutti parlavano di quanto sono vecchio. Nessuno ne
parla adesso. Per tutti, sono di nuovo un vincitore. Quindi, alla fine
della scorsa stagione, ero ovviamente felice di come fosse andata. Ma a
mio modo di pensare l’annata 1989 è stata solo l’inizio. In inverno
mi sono detto, se il 1990 va come il 1989, con podii ma senza vittorie, lo
considererei un fallimento. Meno male che c’è stata Imola..." Emerson
Fittipaldi ha detto cha la sua vittoria a Indianapolis l’anno scorso gli
ha dato più soddisfazione dei due Mondiali vinti in F1 negli anni 70,
perchè a 44 anni è in grado di godersi la vittoria meglio che a 27. Sei
d’accordo? "Non
credo che l’età abbia cambiato granchè in queste cose. Come me,
Emerson Fittipaldi ha passato molto tempo senza vincere. Sono passati
sette anni tra le mie ultime vittorie in F1. Questi sette anni aggiungono
sapore alla mia vittoria di Imola. Perchè Imola è stato il momento più
bello di tutta la mia carriera, ma non perchè avevo 36 anni, ma perchè
quella vittoria venne dopo una lunga attesa, perchè ho vinto un GP nel
mio paese, in Italia, e soprattutto perchè, quel giorno, sono stato il
migliore." Che
differenza c’è tra il Riccardo Patrese di oggi e quello che ha
debuttato nel 1977 a 22 anni? "Facile. A 22 anni ero un ragazzino. A 36 anni sono un uomo. Il mio talento come pilota non è cambiato, ma oggi so come gestire la macchina durante la gara, so come tenere la pressione sotto controllo. È quello che chiamano esperienza. Quest’anno tutti i piloti di alta classifica - Senna, Berger, Prost, Mansell, Boutsen e io – hanno almeno 30 anni, e non è una coincidenza." C’è
stato un momento traumatico nella tua carriera: il fatale incidente di
Ronnie Peterson nel maxi-incidente alla partenza del GP di Monza 1978. Per
un certo periodo ti hanno accusato di aver causato l’incidente, prima
che la tua innocenza fosse riconosciuta. Tutto questo ha avuto
un’influenza sulla tua carriera? "Forse – non è facile a dirsi. Senza fare nomi, alcuni tra i piloti più esperti puntarono il dito contro di me, forse perchè ero il più giovane. Sapevo di non avere nulla di cui rimproverarmi. Allora mi sono semplicemente chiuso in me stesso. Un trauma come quello ti cambia la vita, e io ho fatto l’errore di tagliare fuori tutti gli altri piloti. Ero un timido, divenni un solitario. Ci sono voluti anni per capire che quella non era la risposta giusta. Ma forse è stata quell’ordalia, per quanto dolorosa, che mi ha dato la forza di continuare a credere in me stesso in tutti questi anni, quando faticavo e lottavo in mezzo al gruppo senza alcuna speranza di vittoria. Non ho mai dubitato che sarei tornato in cima un bel giorno. " Adesso
sei il più esperto tra i piloti di F1. La gente ti rispetta e ti ascolta.
Come reagiresti se un pilota giovane stesse attraversando le stesse cose
che hai dovuto sopportare tu 12 anni fa? "Gli
tenderei la mano in amicizia, lo aiuterei a uscirne. Ma sono sicuro che
quello che ho passato io nel 1978 non potrebbe ripetersi nel 1991. Allora
c’era un fossato tra i giovani e i grandi nomi. Oggi i piloti affermati
danno il benvenuto ai nuovi, ci scambiamo idee. I tempi sono cambiatil, e
per il meglio." Domenica
sarà l’ultima volta che si corre a Silverstone prima che venga
modificato. Ti dispiace veder sparire gradualmente le piste più veloci
del campionato, come Silverstone e Zeltweg? "Sì, mi mancheranno. Girare a Silverstone a oltre 250 Km/h di media come facevamo ai tempi dei turbo è un’esperienza unica. Tuttavia non era veramente ragionevole. L’anno scorso sono uscito di pista a Silverstone a oltre 200 kn/h. La mia Williams Renault è andata oltre la sabbia e ha centrato le barriere. Le macchine sono più veloci ogni anno che passa, e la sicurezza dei piloti richiede che piste come Silverstone debbano cambiare. "
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