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Il seguente articolo è apparso nel numero di Febbraio 2000 di MotorSport

LA PEGGIORE MACCHINA CHE HO GUIDATO

Lenta e fragile

L’Alfa Romeo 185T era lenta, pesante, e non ha conquistato nemmeno un punto in F1. Non solo ha quasi distrutto la carriera di Riccardo Patrese, ha anche segnato la fine della presenza in F1 della gloriosa Alfa Romeo.

di Adam Cooper

“La peggiore macchina che ho guidato è l’Alfa Romeo 185T” ricorda con un sospiro, “non ho fatto alcun punto nel campionato e, a parte il fatto che era poco competitive e fragile, non era nemmeno bella da guidare, il turbo lag era molto fastidioso, non era piacevole…”

Dopo aver fornito motori alla Brabham per diverse stagioni, l’Alfa tornò in F1 con una propria vettura nel 1979, sotto la direzione del leggendario Carlo Chiti. Ci furono alcuni momenti buoni: Bruno Giacomelli fece la pole a Watkins Glen nel 1980, Andrea De Cesaris fece lo stesso a Long Beach nell’82 e andò al comando della corsa a Spa nell’anno successivo. Ma per la maggior parte del tempo il team non riuscì a uscire dall’ombra della Scuderia Ferrari.

Nell’83 l’Alfa fece un mezzo tentativo di contenere le perdite e passò la gestione delle corse a Paolo Pavanello, boss del blasonato team F3 Euroracing. L’anno successivo arrivò lo sponsor Benetton e Patrese e Eddie Cheever si unirono al team per completare il nuovo look.

“Dato che avevo un metodo di lavoro inglese nelle corse, mi sono sempre trovato molto meglio con i team inglesi”, dice Riccardo. “All’Euroracing c’era sempre molta pressione, perchè, naturalmente, c’era dietro l’Alfa, anche se non era direttamente coinvolta”.

“Il 1984 non è stato granchè, ma almeno sono salito sul podio a Monza e sono arrivato quarto in Sudafrica. Comunque era il primo anno, e tutti si aspettavano qualcosa di meglio l’anno successivo. In realtà tutto andò molto peggio...”

“Il padrone del Team, Pavanello, aveva sempre qualcosa da dire, e il disegnatore non aveva mano libera per poter fare quello che veramente voleva. Doveva sempre scendere a compromessi con le idee di Pavanello, e perciò la macchina non venne fuori tanto bene.”

“ Quando fai il primo ‘shake down’ alla macchina, si capisce subito se c’è il potenziale. Deve essere veloce, l’affidabilità viene dopo, e naturalmente poi la si corregge, e la macchina migliora. Ma se esci dal garage e sei lento, con un sacco di problemi, allora sei nei guai.”

“Il nuovo telaio e l’aerodinamica non erano granchè. Credo che quello che avevano fatto durante l’inverno l’avessero fatto male. Il motore beveva molto, quindi dovevamo caricare molta benzina per finire il GP, e quindi eravamo sempre molto pesanti.”

“Inoltre l’affidabilità era un disastro. Si rompevano le turbine di continuo, e non riuscivamo a fare molti chilometri. Questo è un problema serio: se non hai l’affidabilità necessaria a sviluppare la macchina, te ne stai a girare per quattro ore ai box invece di uscire e cercare una soluzione.”

La stagione iniziò male e continuò peggio. Sebbene le vetture si qualificassero a metà schieramento, poi perdevano in assetto da gara, e raramente arrivavano alla fine. Disperati, quelli del Team a luglio tornarono al telaio del 1984, aggiungendogli qualche pezzo nuovo. Inevitabilmente “l’accrocchio” non migliorò le cose.

“Di bei ricordi non ne ho. L’unica cosa che la gente si ricorda di quell’anno è il mio incidente a Monaco con Piquet. Fu molto spettacolare! A parte il fatto che la macchina non andava, le relazioni all’interno del team non erano buone. Tutti davano la colpa a qualcun’altro. Qualcuno additava gli ingegneri, gli ingegneri se la prendevano coi piloti, i piloti coi motoristi, e così via. Alla fine era un gran macello.”

Divenne gradualmente chiaro che il team non avrebbe continuato dopo l’ultima gara della stagione. Il morale della squadra non migliorò di certo quando alla penultima gara in Sudafrica Patrese e Cheever si autoeliminarono al primo giro...”

“Credo che tentai di superare Piercarlo Ghinzani all’interno, mentre Eddie ci provava all’esterno, e la mia posteriore sinistra ha toccato l’anteriore destra di Ghinzani. La macchina ha sbandato a sinistra, verso l’esterno, e Eddie era proprio lì. Pavanello non era certo contento, e la brutta atmosfera che si respirava non alleviò certo il dispiacere per l’incidente!”

“Smettemmo perchè l’Alfa non voleva più impegnarsi. Fu la mia stagione peggiore e anche per Eddie non fu positiva. Ma fu naturalmente molto peggio per la squadra, perchè dopo il ritiro ci fu la bancarotta. Il team chiuse i battenti e non avevano i soldi per pagare tutti. Qualcosa l’ho avuto alla fine, ma a un certo punto sembrava che non avrebbero pagato nulla.”

Oggi Patrese ammette che la sua carriera da record avrebbe potuto terminare con otto anni di anticipo.

“Fu una fortuna che avessi un’ottimo rapporto con Ecclestone, e mi diede la chance di tornare alla Brabham. Altrimenti, dopo un’annata come quella, rischi di smettere di correre e chiudere la carriera, perchè nessuno si fida più di te. Ma mi ha ripreso, e da quel momento, nell’86, ho potuto aprire un nuovo capitolo nella mia carriera. Ho cominciato a ottenere buoni risultati, sono andato alla Williams, e ho finito la mia carriera bene.”

© Motor Sport magazine – Riproduzione autorizzata

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