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L’articolo seguente è apparso sul numero di Marzo 2004 di MotorSport

LA VITTORIA SFUGGITA

Riccardo Patrese: GP di San Marino 1983

Una veloce distrazione

Perdere la concentrazione poche curve dopo aver preso il comando causò un passo falso che il pubblico apprezzò, il campione Italiano ne parla con Adam Cooper

Sono stato al comando in molte gare, come in Sud Africa 1978 o Monza '92, quando la macchina ha ceduto. Ma Imola ’83 è la peggiore, perchè in quel caso ho avuto un incidente che fu solo colpa mia. Stai per vincere…e invece perdi tutto, e devi reggerlo tutto sulle tue spalle. Hai fatto un errore. E’ ancora più difficile da accettare.

E’\ una storia che non amo ricordare. A parte la gara persa, il pubblico mi era ostile. Certamente ero deluso – avevo perso la gara – ma era ancora peggio perchè I tifosi edlla Ferrari erano in festa, dato che Patrick Tambay aveva vinto la gara su Ferrari.

La Brabham-BMW dell’anno precedente era molto veloce, ma se avessi mantenuto il motore aspirato avrei avuto una chance per il titolo mondiale. Quando passai dalla BT49 al turbo ero davanti a Keke Rosberg – e lui finì per vincere il titolo. Pensavamo tutti che avrebbe vinto la Ferrari; nessuno poteva immaginare quello che sarebbe successo con Villeneuve e Pironi. Così passammo al turbo pensando a renderlo affidabile per il 1983. E sia io sia Nelson Piquet avemmo molte rotture.

Per  il1983, Gordon Murray avev disegnato la BT52. La macchina era bellissima e bella da guidare, sebbene non fosse particolarmente sofisticata dal punto di vista dell’aerodinamica. E andava forte grazie al motore potente; potevamo permetterci di caricare molto le ali. E beneficiavamo anche di una buona annata delle Michelin.

A Imola mi qualificai quinto. Nelson rimase fermo in partenza e, al sesto giro, ero primo. E’ sempre una bella sensazione essere in testa a una gara, sia in Italia sia fuori. Ma all’inizio della gara, non sai se arriverai al traguardo; puoi pensare alla vittoria solo quando vedi la bandiera a scacchi.

Feci un pit stop disastroso e mi ritrovai secondo, dietro a Tambay. Andai al massimo per raggiungerlo. Ma ci riuscii rapidamente e, a cinque o sei giri dalla fine, superai la Ferrari e andai in testa.

In quel momento pensai di avere già vinto, e mi rilassai. Sfortunatamente, l’asfalto stava cedendo. Era una giornata molto calda, e l’asfalto era nuovo. C’era una sola traiettoria buona perchè c’era un mare di brecciolino. Misi l’anteriore sinistra appena un po’ larga alle Acque Minerali, e volai fuori come se fossi stato sul ghiaccio.  

Le condizioni della pista furono una concausa, ma non ho scuse, la situazione era la stessa per tutti. Ma dopo aver tirato al massimo, e aver tirato il fiato, mi ero deconcentrato. Ero in testa e tutto sembrava facile…Imparai un’amara lezione: la concentrazione deve esserci fino all’ultimo metro. Nell’esatto momento in cui credevo di aver vinto, lì è dove sbagliai.

Sapevo di aver perso una grande opportunità. Quando scesi dalla macchina ero così assorto nei miei pensieri a proposito della gara persa che non notai particolarmente quello che succedeva intorno a me. Solo alla sera, alla TV, capii che cosa avevano fatto I tifosi. Per loro c’era solo la Ferrari – sebbene, quando ho avuto risultati migliori, sono stati dalla mia parte. Un po’. Solo dopo aver vinto il Gran Premio di Imola nel 1990 mi sono rappacificato con I tifosi di Imola.  

La conseguenza immediata dell’incidente fu perdere ogni chance per il mondiale. Il team adesso supportava Nelson. L’idea era che se c’era da testare qualche cosa di nuovo per il motore, lo montavano sulla mia macchina, perchè Nelson era in lizza per il mondiale. Il team aveva sacrificato un pilota per far vincere l’altro, e mi sono dovuto ritirare in un sacco di gran premi per quel motivo.

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