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Your chance to ask Riccardo a question about his career

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Competitors & Colleagues speak about Riccardo

Patrick Head

"È sempre stato un piacere lavorare con Riccardo. Aveva una grande determinazione a dare il massimo, ma in ogni circostanza era un grande uomo squadra. È ricordato con affetto da molti alla Williams.

Il 1991 è stato probabilmente il suo anno migliore con noi, spesso andava più forte di Mansell con l’altra William. La macchina attiva del 1992 gli piaceva meno." 

Laureatosi in ingegneria meccanica, Patrick Head ha lavorato alla Lola nel 1970, poi è passato alla Trojan, progettando vetture F5000 e F1, per poi legarsi a Frank Williams. Fondarono la Williams Grand Prix engineering nel 1977 e la prima Williams progettata da Head, la FW06, apparve dopo un anno. Da allora il team ha vinto nove Campionati Costruttori e sette titoli piloti.

www.williamsf1.com

 
Ann Bradshaw

Dopo aver lavorato come giornalista e poi come segretaria per il British Racing & Sports Car Club, Ann Bradshaw è passata alla CSS Promotions nel 1985, occupandosi di public relations per JPS e Canon. Quando la JPS ha abbandonato la F1, Ann ha continuato con Canon, che era il principale sponsor della squadra Williams, di cui divenne il capo ufficio stampa. È passata alla TWR nel 1997, e lavora oggi come agente stampa free-lance.
   

I cinque anni in cui ho lavorato con Riccardo alla Williams sono stati incredibilmente felici: secondo me era un vreo gentleman e un grande pilota. Quando ha firmato con noi per rimpiazzare Piquet lo conoscevo molto poco, ma mi fu presto chiaro che era un’ottima persona, fin quando prese il volante della Williams a Adelaide per l’ultima gara del 1987, dopo che Mansell si era infortunato a Suzuka.

Riccardo era un vero uomo squadra e se mai aveva problemi di rendimento in pista non dava certo la colpa al team. È stato anche il primo pilota che io abbia mai visto invitare a cena l’intero team, e ad Adelaide divenne una tradizione che ci invitasse tutti a mangiare fuori. Non parlo solo dei meccanici che lavoravano alla sua vettura, ma l’intera squadra, compresi quelli della Renault. Sono stati bei tempi, e per me la sua vittoria a Imola nel 1990 è stata uno dei momenti più emozionanti che ho vissuto, e devo ammettere che ho pianto dalla gioia.

Sono anche orgogliosa di essere riuscita a farlo rappacificare con il giornalista di Autosport Nigel Roebuck, dopo dieci anni che non si parlavano. Non volevo sapere chi avesse torto o ragione, ma conoscendoli tutti e due molto bene ero sicura che ci fosse un equivoco. Fu a Phoenix che finalmente riuscii a farli sedere nel motorhome della Williams. Mi ricordo di aver detto: Riccardo, ti presento Nigel, Nigel, ti presento Riccardo, credo che voi due dobbiate parlare, sono sicura che andrete d’accordo.” E li ho lasciati soli. Sono felice di poter dire che hanno subito capito di avere qualcosa in comune e da allora Nigel ha scritto alcuni grandi pezzi su Riccardo nei suoi articoli.

Mi viene ancora da ridere pensando al micetto che Riccardo aveva comprato per Susi a Budapest. La bellissima bestiolina passava le sue giornate correndo ingiro per il motorhome, e le notti dormendo sopra alla testa di Riccardo. Naturalmente egli aveva bisogno di dormire, così il gatto fu trasferito nella stanza di un suo amico che passò la notte in bianco al posto di Riccardo.

Ho avuto il privilegio di visitare Riccardo a Padova, per fare un pezzo sulla sua collezione di modellini di treni, per uno sponsor. Fu bellissimo, mi fece fare un tour guidato della sua città natale, e il suo amore e entusiasmo per quella bellissima città erano evidenti e contagiosi.

I nostri cammini si incrociano ancora ogni tanto, alle gare, e apprezzo chiacchierare con lui e rivedere quel suo sorriso.
Gerhard Berger

"Mi piaceva Riccardo. Era un bel tipo, aveva carisma, ma non è sempre facile andarci d’accordo. Non posso dire che fossimo amici intimi, ma andavamo molto d’accordo. Era una brava persona. Certi giorni era velocissimo. Ma era in squadra con Piquet, e il team si concentrava su Piquet. Perciò riccardo non aveva vita facile in squadra"

La carriera di Gerhard Berger copre 14 anni e 210 gare, il che fa di lui il secondo pilota di gran premi più esperto, dietro a Riccardo Patrese. Ha guidato per ATS, Arrows, Benetton, Ferrari e McLaren, e vinto 10 GP, compreso il primo in assoluto per la Benetton nel 1986.

Dopo il suo ritiro alla fine del 1997, avendo vinto un GP con la Benetton in Germania, Gerhard è ritornato in F1 come Direttore Sportivo della BMW in occasione del loro ritorno alle corse con Williams.

www.scuderiatororosso.com

 
Siegfried Stohr

"A proposito del mio compagno di squadra Patrese mi ricordo solo che, alla mia prima corsa in F1, gli chiesi quali fossero le marce giuste per le curve di quel circuito, e lui me ne diede una sbagliata. Fu la prima e l’ultima volta che gli chiesi un consiglio. In gara fui molto felice di superarlo in frenata al primo giro, con macchine uguali e le stesse gomme slick, sul bagnato. Fu la mia prima gara di F1, forse l’ultima con una macchina decente"

Siegfried Stohr ha corso in F1 con l’Arrows nel 1981, registrando le sue prestazioni migliori a Zolder e Montecarlo. La sua carriera iniziò con 5 Anni di go-kart. Debuttò in monoposto nel 1976 e fu Campione Italiano di Formula Italia nel 1977 e Campione Italiano di Formula 3 nel 1978. Fu quarto assoluto nel Campionato Europeo di F2 nel 1980, vincendo il Gran Premio d’Eropa a Pergusa.

Siegfried, che è laureato in psicologia, abbandonò le corse nel 1982 e aprì la prima scuola di guida sicura in Italia, in collaborazione con BMW Italia.

www.guidarepilotare.com

 
Mario Andretti

"Ho gareggiato con Riccardo per diversi anni e lo ho sempre considerato un rivale agguerritissimo e un vero professionista. Egli ha certamente il mio più grande rispetto e la mia ammirazione."

Mario Andretti è da molti considerato il più grande pilota di sempre, avendo vinto a ogni livello di competizione. L’abilità e versatilità di guida di Mario ha prodotto alcuni dei risultati più leggendari della storia delle corse:

Campione del Mondo di F1 nel 1978, Quattro volte campione di Champ Car (1965, '66, '69 & '84), vincitore a Indianapolis (1969), Daytona (1967), e l’unico pilota a vincere corse in cinque decadi.

www.andretti.com

 
Mike Fairholme

Dipingere caschi da corsa è una forma d’arte e Mike Fairholme, con la sua azienda Fairholme Designs, è uno dei migliori nel ramo. Ha lavorato con diversi teams di F1, tra cui Williams e McLaren, come decoratore ufficiale per la ditta di caschi Arai, attraverso la quale ha finito per incontrare Riccardo Patrese...
 
"In realtà non so da dove viene il disegno originale del casco di Riccardo (il disegno originale fu creato dal fratello Alberto) perchè non ho collaborato a nessun disegno prima dell’88. Comunque è possibile che un decoratore di nome Doug Eyre abbia partecipato. Se ti ricordi, c’erano un sacco di disegni simili in quel periodo su magliette, anche su tute da corsa, e mi sembra di ricordare al tempo che I colori di Ford Motorsport e gli stemmi erano simili. Intendo dire il disegno a due colori arrangiati in un bello schema inverso. Bisogna veramente andare a vedere I primi caschi per vedere l’idea originale nella sua forma più pura.

Ho collaborato con Riccardo dal 1988, quando è arrivato alla Williams. All’inizio non avevo contatti diretti, in quanto la Arai mi aveva chiesto di lavorare sui caschi di Williams, perchè mi conoscevano da quando avevo lavorato sul casco di Mansell.

Mi ricordo che studiavo il casco della Bell che Riccardo indossava ad Adelaide nel 1987, e adattai il design partendo da quel casco. Poi portai un prototipo a Didcot, dove per caso Riccardo era in visita. Tutto ciò che ricordo è il suo sorriso quando lo vide! Mi spiegò che sorrideva perchè avevo azzeccato la tonalità di blu che preferiva, e che non era riuscito ad ottenerla da diversi anni.

Era stato un puro caso, poichè usare foto a colori come punto di partenza è notoriamente erroneo. Era successo che avevo decorato un modello usato in galleria del vento in scala 1 a 8 della FW11B per Williams, che la voleva esporre all’ingresso. Avevo scelto di usare lo stesso blu del casco di Riccardo, pensa che strano!

Feci il casco successivo e lo portai a Donington, dove Riccardo stava provando il primo muletto Williams a motore Judd per qualche giro. Credo che iniziò la giornata di prove indossando il suo Bell, ma non rimasi lì molto dopo che passò al casco Arai. Quei primi caschi avevano misure standard, era una media, e mi sembrava che calzasse meglio del Bell che aveva usato fino ad allora. Credo che I caschi siano diventati su misura dall’anno successivo. Se ho capito bene, la ragione del cambio di casco fu che il team era proprietario dei diritti sulla sua tuta e sul casco e, dato che Mansell aveva già un contratto con Arai, era sembrato ragionevole che tutti e due usassero gli stessi prodotti. Credo che il team avesse vantaggi economici a scegliere questa strada. Così, visto che RP non aveva interesse economico personale a scegliere il mio casco o un altro, mi fa molto piacere che ha continuato ad usarlo fino al ’94.

Il design è stato solo leggermente alterato negli anni, per fare spazio agli sponsor, e me ne occupave insieme al team manager o al manager commerciale all’inizio di ogni stagione. Credo che, se qualcosa non fosse andato bene me lo avrebbero detto…ma non ho mai avuto lamentele, quindi interpretala come vuoi.

Ho una bellissima foto di Mansell che abbraccia Patrese dopo la vittoria a Suzuka, che volevo portare con me a Padova per fargliela firmare. È appesa nel mio studio da dieci anni. Non significa molto per I giovani rampanti di oggi, ma per me sì, ed è l’unica cosa che conta!

Solo per darvi un’idea, Domenica scorsa ero a Donington, cercando di trovare Piquet. Ho chiesto a diversi fotografi e mi rispondevani: “chi?”. Anche Ben Edwards (un vecchio amico) ha chiesto a Vicki Butler, e lei gli ha risposto: “Pee Kay chi?"

Perciò credo che sia importante che voi facciate cose come questo website per un pilota fantastico di un’era automobilistica migliore."

 

www.riccardopatrese.com

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