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Autosport
da
Autosport del 28 settembre 1978
Dr Jekyll o Mr Hyde
Riccardo
Patrese rischia di essere bandito dal Gran Premio USA East. Questa azione è
giustificata? CHRIS HOCKLEY fa il punto.
Raramente un pilota è piombato nel
mondo dei Gran Premi mostrando maggior talento naturale, e di rado un giovanotto
ha causato un tale vespaio di polemiche tra i colleghi più esperti allo stesso
tempo. È difficile trovare un pilota più equilibrato di John Watson. Quindi,
quando Watson dice, “Patrese? Non mi sento molto sicuro a gareggiare con lui,”
è il caso di prendere nota. Dopo una stagione di meraviglia al
vedere la velocità di cui l’italiano è capace, unita a commenti riguardo le
sue tattiche di gara, il nome di Patrese è finito sulle prime pagine di tutto
il mondo dopo la tragedia di Monza, che è costata la vita a Ronnie Peterson.
James Hunt, in particolare, ha puntato il dito contro Patrese e l’ha accusato
di aver causato l’incidente che ha portato alla morte di Peterson. Il campione
della Arrows, da parte sua, ha vigorosamente declinato ogni responsabilità,
dicendo di essere stanco di essere accusato di provocare incidenti. Il risultato è la minaccia di una
squalifica per Patrese al Gran Premio degli Stati Uniti, una mossa istigata dai
signori Hunt, Scheckter, Fittipaldi e Lauda. Sembra ormai inevitabile che il
1978 sia ricordato come l’anno in cui Patrese ha lanciato la sua sfida per il
titolo mondiale – ed è stato etichettato come il selvaggio dei Gran Premi.
Una semplice scelta, tra Dr Jekyll e Mr Hyde. Prima di provare a districare il puzzle che
rappresenta Riccardo Patrese, è necessario sfatare un paio di dicerie
riguardanti il ventiquattrenne di Padova, città situata vicino a Venezia. Per cominciare, egli non è un pazzo senza
cervello. Parla un buon inglese, e al momento sta studiando per ottenere la
laurea in Scienze Politiche, seguendo i corsi tra una gara e l’altra. E per quanto riguarda il suo buon senso, sentite
questa: “Non avevo eroi, quando ero piccolo. Ho iniziato a correre in F1 perchè
i piloti di F1 sono uomini, non divinità. Ma l’uomo che ammiro di più del
passato recente è Jackie Stewart. Era molto professionale, molto preciso. Certe
volte non aveva la macchina migliore, ma vinceva il Campionato del Mondo
ugualmente. In secondo luogo, anche se si aggira per i box come un
galletto orgoglioso, pieno di autostima, in un certo modo è insicuro. Secondo
Jack Oliver, il manager dell’Arrows, ha rifiutato offerte dalla sua amata
Ferrari e dall’Alfa Romeo, per non parlare di Lotus e Williams, per rimanere
un altro anno con l’Arrows. Patrese dice, “credo che al momento giusto
guiderò una Ferrari o un’Alfa Romeo – è un sogno normale per un pilota
italiano. La Brabham mi ha fatto un’offerta perchè la Parmalat vuole un
pilota italiano in squadra per l’anno prossimo. Ma voglio rimanere
all’Arrows. Il team migliora ad ogni gara e l’anno prossimo, se abbiamo un
buon contratto per i pneumatici, dovremmo essere nei primi posti ad ogni gara.
Inoltre, vado molto d’accordo con Tony Southgate, Alan Rees e i miei meccanici
– Mi piace stare in un team di amici. Oliver aggiunge che, sebbene Patrese lo neghi, egli è
stato avvicinato da una interessante e lucrativa proposta dall stesso Enzo
Ferrari: “È stato inseguito da maggio a luglio da Ferrari, Williams, Lotus e
Alfa Romeo! Ferrari ha anche cercato di incontrarlo tre volte in Italia. Ma lui
è rimasto impegnato con noi. È un individuo piuttosto timido – non
estroverso nè espansivo. Si sente come noi, un pilota giovane in un team
giovane.” Sarà anche introverso e timido ma, come molti altri
piloti, riserva alla pista la sua passionalità. E dalla prima volta che si è
seduto dietro al volante di un kart, il suo talento ha illuminato il cielo
attraverso le nuvole. È stato Campione del Mondo di kart nel 1974, in squadra
con Eddie Cheever nel team italiano di karting, ed è salito per la prima volta
su una monoposto meno di quattro anni fa, finendo secondo nel campionato Formula
Italia. È passato alla F3 nel team Chevron di Pino Trivellato
l’anno successivo, e immediatamente ha iniziato a lottare con Conny Andersson
per il titolo europeo. Ma alla fine della stagione si vide il suo primo sfogo
emozionale. Dopo una gara molto tesa a Knutsdorp, dove un altro concorrente lo
aveva buttato fuori, era arrivato all’ultima gara bisognoso di una vittoria su
Andersson per vincere il titolo. La gara era a Vallelunga, e Andersson si beccava
subito un minuto per essere apparentemente partito in anticipo nella sua manche,
il che gli stroncava le possibilità di vincere il titolo. Lo svedese rispondeva
ostacolando Patrese nel tentativo di tenerlo il più in basso possibile nella
classifica. Patrese dopo la gara scoppiava in lacrime, e la storia quasi finiva
a botte. Ma sul traguardo giungeva secondo, vincendo il Titolo Europeo F3. In un attimo nel 1977 era in F2, dove immediatamente
si installava ai primi posti. Ma non aveva ancora finito di accordarsi con il
Team Chevron F2 che eccolo a Monaco, sul sedile di una Shadow F1, lasciata da
Renzo Zorzi. Portava la vettura al traguardo con un brillante nono posto, e
consolidava il suo nuovo status con tranquillità nel resto della stagione,
nulla faceva prevedere il furore dell’anno successivo. “Ho guidato bene all’inizio e alla fine della
stagione,” dice Patrese. “Nella fase centrale forse stavo pensando che
arrivare in F1 era facile, e ho fatto errori guidando troppo deciso. Ci vuole
esperienza per tenere in gara la macchina in F1. La differenza tra la F2 e la F1
è più psicologica che altro. Non ho avuto problemi a gestire la potenza di una
vettura di F1, ma ho fatto fatica ad adattarmi al modo di pensare. In F2 e F3 si
va al massimo, dalla partenza al traguardo. In F1 devi tenere d’occhio le
gomme, il motore, i freni, tutto. Non è facile. Patrese se ne è rimasto tranquillo durante
l’inverno mentre si svolgeva l’aspra battaglia per il controllo della
Shadow. Dalla mischia ne usciva il nuovo Team Arrows – e il giovane italiano
si trovava al centro della scena nel momento in cui fu chiaro che la malattia di
Gunnar Nilsson non gli avrebbe permesso di correre. “Credo che mi abbia fatto bene avere questa
responsabilità,” dice. “È importante imparare in fretta e, se sei la prima
guida, devi essere molto professionale. Tutti si aspettano di sapere da te come
intervenire sulla macchina.” Dire che ha imparato in fretta è dire poco. Già alla
seconda uscita della Arrows, al GP del Sudafrica, ecco Patrese, davanti a tutti
e in fuga, per quella che sembrava una vittoria semplicemente sensazionale. Ma
il suo motore ha ceduto. Patrese non si schermisce rispetto alla sua
prestazione di Kyalami: “Ho guidato in maniera perfetta. Ho aspettato il
momento giusto e ho superato Lauda, Scheckter, Andretti, e me ne sono andato.
Era una gran gara. Ho risparmiato il motore quando ero in testa, ma poi sono
stato sfortunato, una cosa stupida. Hanno ceduto le bronzine.” Da allora è sempre stato nelle prime posizioni e ci
sono stati diversi e brillanti acuti, specialmente in Svezia, dove è arrivato
secondo dietro a Lauda con il “ventilatore”. Ma è proprio ad Anderstorp che
le cose hanno iniziato a andare per il verso sbagliato. Forse cominciava a
sentire la pressione, forse era in ansia per un altro Sudafrica. Comunque, quale
che fosse la ragione, gli spettatori dei GP hanno per la prima volta annusato
che qualcosa si stava preparando intorno a Patrese. Coincidenza vuole che fosse proprio Ronnie Peterson a
prendersela con lui dopo la gara, accusando il pilota della Arrows di averlo
ostacolato pericolosamente. Patrese nega seccamente: “non è vero,” ha detto.
“Io cambiavo le mie traiettorie per rendergli la vita difficile, ma non ho mai
zigzagato.” Tuttavia altri piloti hanno detto che la Arrows è
eccessivamente difficile da sorpassare. Uno di essi è John Watson, al quale ho
chiesto un giudizio su Patrese, dato che John non è uomo da parlare senza avere
prima pensato. “Mettiamola così,” dice l’irlandese. “In
Olanda io e Emerson Fittipaldi abbiamo duellato per 45 giri...e io mi fidavo di
lui. Sapevo che non avrebbe fatto niente di stupido – è intelligente e maturo.
Ma non mi sentirei nello stesso modo se avessi Patrese davanti o dietro di me.
Non sono a mio agio a gareggiare con lui, e non dico altro. Preferisco lasciare
che sia la sua lista di incidenti e collisioni a parlare e lascerò che la gente
giudichi da quella. Quindi eccola, la lista delle gare di Patrese prima di
Monza: Brasile: ruotate con Watson. Due pit stop, finisce
decimo. Sudafrica: incidente in prova: domina la corsa con
grande distacco sul secondo quando il motore cede. Rientra ai box in lacrime. Long Beach: arriva sesto. Tocca un muretto, ma non fa
altri errori. Monaco: due incidenti in prova. Dice che uno è
causato dai freni, l’altro da un suo errore. Gara tenace e sesto posto dopo un
lunghissimo duello con Pironi. Belgio: collisione in partenza con Hunt, che finisce contro un muro e si
ritira. Patrese è quarto, quando la sospensione posteriore cede. Spagna: si ritira quando è in quinta posizione per
cedimento del motore. Dichiara che se lo aspettava, avendo avuto le pressioni e
le temperature sul rosso per diverso tempo. Svezia: Watson esce di pista e si ritira – dice che
Patrese ha mancato una marcia proprio davanti a lui e ha avuto un “problema”
nel tentare di superarlo. Si tocca con Jones, che finisce nella sabbia nello
stesso punto di Watson. Finisce secondo, di un niente davanti a Peterson, che lo
accusa di zigzagare. Francia: guida bene finendo ottavo con una vettura
male assettata. Gran Bretagna: È secondo quando patisce una foratura
al pneumatico posteriore. Guida così velocemente nel rientrare ai box che la
sospensione posteriore cede. Germania: fa un testacoda in gara, e diversi piloti
dichiarano che hanno fatto fatica a superarlo. Finisce nono. Austria: prima uscita con la nuova A1. Un’uscita
sotto l’acquazzone che determina la sospensione della gara. Nella “seconda
manche” Watson si pianta in partenza e nella confusione Patrese si tocca con
Ertl e finisce fuori. Olanda: al primo giro finisce contro la Tyrrell di
Pironi che stava uscendo di pista. E arriviamo dunque al tragico GP d’Italia. Non c’è
dubbio che diversi fattori hanno contribuito all’incidente: il caos della
griglia di partenza, la pista che si stringe, e altro. Ma James Hunt ha
immediatamente accusato Patrese di essergli andato contro, causando una
disastrosa reazione a catena. Il giorno dopo la gara Patrese si è difeso sui
giornali italiani. Diceva che la sua coscienza era pulita, e che non accettava
il ruolo di capro espiatorio. Diceva che ogni volta che c’era un incidente si
cercava di dare la colpa a lui, e che era stanco di tutto ciò. Per quanto
riguarda Hunt, diceva di essere già davanti alla McLaren prima che succedesse
il disastro. E, in precedenza, durante la stagione, quando gli era
stato chiesto qualcosa sul proprio temperamento, aveva detto: “Forse non sono
italiano al 100%, perchè io penso di essere una persona calma. Se faccio un
errore, ci penso e cerco di trovare il modo di risolverlo.” E ha aggiunto,
“Io non mi deprimo facilmente. Ero arrabbiato quando la macchina ha ceduto in
Sudafrica, ma dopo un’oora ero ok.” Il disastro di Monza ha portato a galla la rabbia di
alcuni altri piloti nei confronti di Patrese. Ma, sebbene egli non abbia molti
amici negli altri teams, il suo è tutto dalla sua parte. Jack Oliver dice che
“le battute sul “selvaggio” hanno qualche fondamento, ma solo in minima
parte”. E ha continuato: “Le critiche indirizzate a Riccardo
assomigliano molto a quelle ricevute da altri giovani piloti nel passato, i
quali sono oggi maturati e diventati top drivers – gente come Jody o James.
Sono diventati presto dei vincitori grazie alla loro abilità e perchè erano
nel team giusto, ed erano sempre in mezzo a qualche polemica. Riccardo è un po’
testardo ma, in termini di abilità, è di classe superiore. E quando un pilota
giovane va forte subito, non piace mai ai veterani. Sono imbarazzati, o sentono
la pressione, e fanno presto a criticare. “Per esempio se James e Emerson si scontrano in una
curva, non diranno niente n pubblico, perchè appartengono alla stessa casta.
Ma, naturalmente, se ci fosse Riccardo di mezzo, Hunt parlerebbe di sicuro.” Si dice che Patrese sia stato scagionato da ogni colpa
per la morte di Peterson da un tribunale italiano. I dettagli sull’inchiesta,
portata avanti pochi giorni dopo il GP, sono pochi. Quello che si sa è che gli
investigatori hanno poco su cui lavorare perchè molti dei piloti che volevano
interrogare avevano già lasciato il paese. Ma Oliver ha detto: “Inizialmente le prove erano
solo quelle documentate dalla televisione, prese da dietro alle vetture, oltre a
quello che James ha detto di Riccardo. Ma una televisione olandese ha ripreso la
scena di fronte alle macchine, e mostra Riccardo che passa davanti a James con
un margine di qualche metro. Non ha assolutamente toccato James.” A quanto
dice il designer della Arrows Tony Southgate, le gomme di Patrese dopo il
disastro erano pulite e non mostravano alcun segno di contatto. Se questa brutta storia avrà mai una fine, Oliver è
convinto che il suo giovane pilota batterà tutti i critici e diventerà
Campione del Mondo nel prossimo futuro. “Per essere un ventiquattrenne in F1,
egli è certamente più maturo di quanto lo fossi io alla sua età,” dice.
“Ha dimostrato di poter essere una prima guida in un team di F1, e ha fatto un
grande lavoro per noi. “Mi piace la sua dedizione. Mi piace come passi il
suo tempo ai box dopo le prove, senza voler a tutti i costi andarsene. Coi
problemi che abbiamo avuto, siamo fortunati ad avere questo giovane eccezionale,
e dobbiamo essere pronti per stare tra i primi l’anno prossimo.” Patrese il pensatore ha messo le proprie ambizioni in
una chiara prospettiva per le prossime stagioni. “Prima di tutto voglio
vincere un Gran Premio”, dice. “Poi forse penserò a fare molti punti e
forse un giorno diventare Campione del Mondo. Ma per ora queste cose sono
lontane.” Se gli viene permesso di continuare a correre,
potrebbe capitare in un futruro non così lontano quanto crede. Ma la domanda è,
se poi ci arriva, sarà osannato come un degno monarca, o sarà un re senza
corona? Santo o peccatore...Dr Jekyll o Mr Hyde?
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