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Autosportda Autosport 18 Novembre 1976
La
Stagione 1976 di Formula 3 : di Chris Witty
Senza
dubbio la scoperta dell’anno è stato Riccardo Patrese, il ventiduenne
italiano ex Campione del Mondo di kart che si presentava alla sua seconda
stagione di gare e, come Giacomelli, la prima in F3. Patrese
guidava una Chevron B34 ufficiale per l’importatore italiano Pino Trivellato.
La sua prima apparizione era al Nurgburgring, dove spaventava Andersson
mantenendo il suo ritmo su questa difficilissima pista tedesca. Quando iniziò a
piovere tutti si aspettavano che l’italiano perdesse il controllo (come fanno
quasi tutti), ma il giovane Ric si limitava a rallentare un poco e a consolidare
il suo terzo posto. Era la sua prima esperienza di guida con gomme slick sul
bagnato. Da quel momento in avanti il seme era piantato. Concentrato
com’era sul Titolo Europeo di F3, il talento naturale di Patrese iniziava a
mostrarsi in pieno, e con esso arrivavano i risultati. Il suo successo era una
manna per la ditta di Bolton, che improvvisamente era inondata di ordinativi da
oltremanica, al punto che non poterono più assistere il loro team ufficiale, il
che, in retrospettiva, era un peccato per Geoff Lees, che avrebbe dovuto esserne
il pilota. Ma
mentre la stagione proseguiva e la tensione aumentava, la calma e la tranquillità
di Patrese iniziavano a cambiare. Cominciava a lasciarsi prendere dalle sue
emozioni e, dopo un incidente al penultimo giro del Campionato Europeo, nel
quale un altro concorrente l’aveva buttato fuori, la stampa italiana iniziava
a fare campagna contro Andersson che, per qualche oscura ragione, era ritenuto
la causa prima dell’incidente. Con Patrese che attizzava il fuoco ad ogni
occasione, l’ultima gara si trasformò in una specie di circo, con
l’italiano che scoppiava in lacrime per la rabbia dovuta al comportamento in
gara di Andersson. Ma alla fine, ne usciva Campione Italiano ed Europeo! Se
saprà controllare le proprie emozioni, il suo stile concentrato e preciso lo
vedrà senza dubbio proseguire nella crescita – se si sa controllare, e se gli
italiani si decidono a trattarlo come un mortale e non un secondo Messia.
La
stagione 1977 di Formula 2: di Jeff Hutchinson
da
Autosport 24 Novembre 1977
Patrese,
considerando i numeri che ha saputo mostrare in F1 con la shadow, può solo
essere descritto come una delusione in questa stagione di F2. Era sempre tra i
primi, con la sua Chevron-BMW, considerata da Chevron come la macchina ufficiale
per lo sviluppo, ma non è mai riuscito a vincere (eccetto la gara di Suzuka,
non valida per la classifica, alla fine della stagione). Era spesso coinvolto in
incidenti, in particolare a Misano, quando ha buttato fuori Arturo Merzario con
la Chevron e Sandro Pesenti-Rossi con la March. Una pole position con
l’incredibile tempo di 7’15”3 al Nurburgring era rovinata da un incidente
in prova e un altro in gara. Cedimenti meccanici l’hanno visto ritirarsi in
altre quattro gare, altrimenti è andato a punti ogni volta che è arrivato,
inclusi quattro secondi posti, ma la vittoria gli è sfuggita. Si aveva la
sensazione che, ottenuto un vero contratto in F1, abbia puntato molto più su
quello che sulla stagione F2, specialmente verso la fine della stagione, quando
il titolo era ormai fuori dalla sua portata.
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