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Alan Rees intervistato
da Michael Day allo stabilimento Arrows di Milton Keynes
17 gennaio 1992
MD: Quando e dove hai sentito parlare di Riccardo
Patrese per la prima volta?
AR:
Nel 1976 in F3.
Stava facendo buoni risultati, dava l’impressione di essere molto veloce e
solido.
MD: Come successe
che egli rimpiazzò Renzo Zorzi?
AR:
Alan Jones
rimpiazzò Tom Pryce e Zorzi lasciò la squadra nello stesso periodo, e quindi
prendemmo Riccardo.
MD: Lo sponsor
Ambrosio ebbe una parte nella decisione?
AR:
Veramente no,
eccetto che, essendo italiani, erano interessati. Penso che volessero
rimpiazzare Zorzi, e Patrese era il pilota che volevo io.
MD: Avevate
puntato anche su altri piloti?
AR:
No, solo Patrese.
MD: Salì sulla
macchina al GP di Monaco "a freddo" o aveva fatto qualche test?
AR:
Aveva girato al
Ricard un paio di giorni prima, era il suo primo contatto con la macchina. Penso
che fosse la prima F1 che guidava, si fece un giorno di prove al Ricard e poi
dritto a Monaco.
MD: Che posto per
debuttare in F1!
AR:
Credo che
conoscesse il circuito, doveva averci corso in F3.
MD: C’è stata
una gara in cui Merzario lo rimpiazzò. Ti ricordi per quale motivo?
AR:
Credo ci fosse
una disputa tra il team e Ambrosio. Una questione di soldi, così dicemmo a
Patrese che non poteva guidare; volevamo dei soldi per quella gara. E arrivò
Merzario.
MD: Quanto era
avanzato il progetto Arrows a quel punto?
AR:
Era piuttosto
avanti nella tarda estate del ’77.
MD:
Pensavate di portarvi dietro Patrese?
AR: Sì, io ero
interessato in particolare. Al tempo mostrava un maggior potenziale rispetto a
Jones, questo era il motivo, ma Jones poi è venuto fuori molto bene.
MD: Alan Jones ha
vinto un GP per la Shadow.
AR:
È vero. 1977.
Non sembrava gran chè in prova, sembrava sempre partire troppo indietro, e
quella gara la vinse partendo 14esimo. Piuttosto insolito. Quando andò alla
Williams trovò una gran macchina e fece molto bene.
MD: Patrese
interessava altri teams? Si parla sempre della Ferrari...
AR: Per qualche
motivo, che io non ho mai scoperto, Riccardo non guiderà mai una Ferrari. Lo
capii dall’inizio che non aveva nessuna chance con la Ferrari. Però non
saprei dire perchè. Non penso siano in molti a saperlo.
MD: Si è detto
potesse rimpiazzare Prost...
AR: Vero, ma io ho
ripensato ai vecchi tempi e ho pensato subito che non era possibile...a meno di
un grosso cambiamento.
MD: La Ferrari non
ha avuto un pilota italiano per molto tempo prima di Alboreto.
AR:
No. Penso che
fosse la Marlboro, per qualche motivo la Marlboro non gli avrebbe mai permesso
di andarci. Non so perchè. Penso che fosse la Marlboro.
MD: Alla fine del
1977 era la vostra prima scelta per la Arrows?
AR:
Aveva più
potenziale di Jones a quel tempo. Jones è migliorato solo dopo.
MD: E Gunnar
Nilsson?
AR:
I piloti dovevano
essere lui e Patrese.
MD: La squadra
aveva solo una macchina in Brasile.
AR:
Avevamo fatto in
tempo a finirne solo una. Gunnar era già malato a quel punto, e avevamo solo
una macchina. Avemmo due macchine la gara successiva.
MD: Pensi che sia
stato un grosso rischio avere Patrese come primo pilota?
AR:
Io penso che se
scegli l’uomo giusto quello impara in fretta. Guarda cosa ha fatto Schumacher
lo scorso anno. Se trovi il pilota che ha l’abilità e il talento per arrivare,
arrivano in fretta. Infatti...Riccardo era in testa al GP del Sudafrica. Avrebbe
certamente vinto, aveva un vantaggio di 14 secondi. Entro un anno dal debutto
era già in grado di vincere un GP.
MD: Mi ricordo che
riportarono un suo commento, disse che gli era sembrato facile.
AR:
Arrivò secondo
in Svezia nello stesso anno, quindi c’era. Nella sua prima stagione intera
sembrava pronto, o quasi.
MD: Deve essere
stata una bella spinta al morale per un nuovo team avere un pilota così?
AR:
Vero.
MD: Quando avete
capito che ci sarebbero stati problemi con la Shadow?
AR:
Non ce lo
aspettavamo, fino a quando la cosa è successa.
MD: La disputa era
a proposito del design della macchina?
AR:
Proprio così. Il
designer era venuto con noi all’Arrows, e era inevitabile che disegnasse la
stessa macchina che stava preparando per loro. Quello fu il problema.
MD: Che impatto
ebbe sull’Arrows? Dover progettare e costruire una nuova macchina vi fece
perdere molto tempo?
AR:
Non molto tempo.
Dovemmo costruire un’altra macchina e lo facemmo.
MD: Ve la cavaste
con qualche modifica alla FA1?
AR: No, era del tutto
nuova. Poi la migliorammo, ma non venne più bene come l’originale. Non era
male, ma non era al livello della FA1.
MD: Patrese dice
che forse in qualche occasione ha
esagerato, dopo essersi abituato a essere competitivo con la prima Arrows. Il
suo stile di guida fu molto criticato.
AR:
E sì. Il Patrese
che vedi oggi...è sempre stato molto professionale, ma agli inizi esagerava un
po’. In particolare nel 1978, esagerava. Aveva le sue idee su quello che
doveva fare e su come guidare, e non le mandava a dire.
MD: C’è una
linea sottile tra duellare con qualcuno e ostacolarlo. Lui era
oltre quella linea?
AR:
Ma sai, sono
tutti...sì...ma più fai esperienza e meno si nota. Senna lo fa abbastanza
deliberatamente, ma si può essere più accorti. Puoi prendere la traiettoria
che vuoi, e capita proprio che sia quella che avrebbe scelto chi ti insegue.
Riccardo è sempre stato professionale in queste cose, ma forse allora non era
molto accorto. È molto più furbo adesso.
MD: L’incidente
di Monza è stato cruciale nella sua carriera. Come l’hai visto? Credi che
quello che è successo in seguito fosse giustificato?
AR:
No.
MD: Fu
squalificato per una gara.
AR:
A quel punto
Riccardo aveva già una specie di reputazione e poi venne l’incidente e allora
gli fecero un vero agguato.
MD: Era mai
successo prima che i piloti cacciassero un altro pilota?
AR: No, ma in quel
momento c’erano certi piloti in F1 che erano politicamente forti, e si
coalizzarono contro di lui prechè era nuovo e usava tattiche da duro,
apertamente.
MD: Si era visto
in Svezia quando aveva difeso il secondo posto da Ronnie Peterson.
AR:
È vero. Monza è
stata una cosa sfortunatissima. Molto spesso gli incidenti non accadono perchè
una singola cosa va storta, di solito è una catena di eventi e credo che sia
proprio ciò che è successo. Penso che ci fossero due o tre macchine che si
lottavano la posizione, se una si muove l’altra deve muoversi a sua volta, e
così la terza, e alla fine Ronnie non aveva più dove andare. Penso che questo
è ciò che è accaduto Ma decisero di dare la colpa a Riccardo.
MD: In parte perchè
egli uscì all’esterno della linea bianca e poi rientrò.
AR:
Il problema era
che era più veloce di quelli davanti e sapeva di poterli passare, ecco perchè
andò oltre la linea bianca, ma poi dovette tornare dentro perchè la pista si
stringe a imbuto, infatti parte del problema era proprio la pista. Ma tutte
queste cose insieme causarono l’incidente. Non penso che qualcuno fosse
direttamente responsabile, le corcostanze sono state la causa.
MD: Come pensi che
Riccardo l’abbia vissuta? Lui ha sempre detto di sentirsi la coscienza pulita
perchè sapeva di non avere colpa.
AR:
Secondo me
ha ragione. Nessuno in particolare fu responsabile. Hunt è quello che andò
addosso a Ronnie, credo perchè anche lui non aveva più spazio. Riccardo era
uscito di lato per superarlo, rientrò e Hunt era imbottigliato, anche perchè
c’era un’altra macchina a bloccarli a sinistra. Alla fine era una cosa
inevitabile. Ronnie era incastrato e successe l’incidente, ma una parte della
colpa è del circuito, e anche la stessa macchina di Ronnie giocò un ruolo e
quindi ci furono moltissimi fattori. Tutta l’attenzione si incentrò su
Riccardo, ma era la macchina che non andava bene, e il circuito non andava bene...e
credo che non fosse colpa di Hunt, perchè anche lui non aveva più spazio. Può
essere stato lui a innescare l’incidente ma non gli darei la colpa. Puoi
suddividerla tra Riccardo per essere uscito dalla linea bianca, un po` al
circuito, un po` alla Lotus di Ronnie e un po` a quelli davanti. Non era colpa
loro ma erano lì e la loro presenza causò l’incidente.
MD:
Riccardo è finito in tribunale proprio perchè indicato come responsabile
dai suoi colleghi?
AR:
No, non credo
fosse per quello. Funziona così in Italia. Successe lo stesso con Clark e
Chapman nel 1961, quando Von Trips rimase ucciso. Aprono automaticamente
un’indagine se qualcuno viene ucciso.
MD: Diventò
un’accusa di omicidio colposo.
AR:
Esatto. Proprio
come per Clark e Chapman.
MD: Come reagì il
team ai fatti di Monza? Essere un nuovo team, il divorzio dalla Shadow, la
perdita dei fondi FOCA per le spese?
AR:
Perdemmo un anno
di benefits dela FOCA. Patrese però continuava a andare forte. Credo che fosse
sicuro di sè stesso. Era un tipico incidente da corsa e non credo che ebbe un
effetto sulla sua guida, non ho mai notato nulla. Non credo che nemmeno il team
subì contraccolpi.
MD: La
“squalifica” chiesta dalla GPDA fu una decisione dettata dell’emozione del
momento?
AR:
Penso che
credessero di fare la cosa giusta, lasciarlo fuori per una gara e dargli una
lezione, perchè lo credevano responsabile di Monza e di un altro paio di
incidenti. Erano sicuri che fosse giusto. Lauda era determinatissimo.
MD: A farlo
squalificare?
AR:
Lauda era il
leader dei piloti a quel tempo.
MD: Ho letto che
Andretti prese le parti di Patrese.
AR:
Mario era un
animale da gara, non si lasciava influenzare da cose così. Era un vero duro e
aveva fatto i suoi incidenti. Era un lottatore, capiva Patrese. Naturalmente
Lauda era amico di Peterson, e Hunt era amico di Lauda e Lauda era il capo, il
capo di tutti i piloti. Credo che le sue motivazioni fossero oneste, pensava che
Patrese meritasse una lezione. Lo incolpò, probabilmente con
l’incoraggiamento di Hunt, perchè Hunt era arrabbiato perchè...insomma lui
era quello che aveva fisicamente urtato Peterson.
MD: I commenti di
James Hunt in TV sono spesso critici nei confronti di Patrese.
AR:
Nasce tutto da
quell’incidente, ma lui, comunque, è un tipo così. Hunt è un tipo polemico,
e se pensa una cosa la dice. Non c’è niente di male. Non credo dica cose in
malafede, ma ha opinioni ben radicate e penso che non abbia mai dimenticato
quell’incidente. Forse Riccardo e Thierry Boutsen, l’altro che lui critica
sempre, non sono mai arrivati proprio al top, non sono al livello di Senna e
Prost, e quindi li critica. Non conosce compromessi.
MD: E in
televisione funziona.
AR:
Sì in un certo
senso. Senna e Prost non sbagliano mai secondo lui, ma Patrese e Boutsen non
sono riusciti ad arrivare proprio al top, sebbene siano dei gran bei piloti.
MD: Thierry
Boutsen era molto promettente ma...
AR:
Credo che
assomigli a Riccardo per molti versi.
MD: Mi ha sorpreso
che abbia perso il posto in Williams.
AR: Sì. Dovevano
mandare via qualcuno perchè volevano Mansell. Ma Riccardo, negli anni, era
diventato un altro agli occhi di tutti. Voglio dire, adesso è il favorito di
tutti. Davvero incredibile...ora è molto popolare. È sempre stato un tipo
tranquillo, molto poco italiano. Ha tutto il “fuoco” degli italiani, ma come
persona non ha il tipico temperamento degli italiani.
MD: Riccardo
avrebbe detto che quando fu bandito dalla GPDA il team non gestì la situazione
nel migliore dei modi. Significa che non lo supportaste fino in fondo? È giusto?
AR:
Alla fine cedemmo,
pensavamo che non avesse senso perchè era tutto stabilito. Lui voleva
partecipare, non avevano modo di fermarlo. Avevamo gli avvocati, le ingiunzioni
e tutto quanto e loro dissero che allora non correvano. I piloti non avrebbero
corso. Potevamo piantarci lì e dire “sono affari vostri, statevene a casa se
volete”, ma non avrebbe avuto senso. Pensammo fosse meglio...avevamo
dimostrato che non potevano fermarlo, e che loro avevano torto. Ma i piloti
erano determinati a non partecipare. Allora sentii che non aveva senso, la gara
sarebbe stata persa e avrebbe perso lo sport, così dicemmo loro che avevamo
ragione noi, e poi ci ritirammo per quella gara.
MD: Erano gli
organizzatori a non accettare la sua iscrizione o i piloti che non avrebbero
gareggiato con lui?
AR:
I piloti
convinsero gli organizzatori a non accettare la sua iscrizione, e noi
dimostrammo che non potevano farlo, ottenemmo un’ingiunzione che non lo
permetteva, ma quando vedemmo che non c’era spazio di trattativa, cedemmo. Per
Riccardo la questione era più importante.
MD: Essere
accusato di una cosa e poi ricevere anche la squalifica sembra un’ammissione
di colpevolezza.
AR:
È vero. Non era
uno che scendeva a compromessi e non avrebbe certo ceduto, così lo facemmo noi.
MD: Fu suggerito
che il team stesso si ritirasse?
AR:
No, non il team.
Ritirammo Riccardo per salvare la situazione, per salvare la gara.
MD: Com’era la
situazione alla fine della stagione? Quei fatti avevano sollevato dei dubbi
sulla sua permanenza alla Arrows?
AR:
No. Volevamo
assolutamente tenerlo. Non mi ricordo se avesse il contratto in scadenza o no,
ma certamente volevamo tenerlo, non ci fu alcun dubbio.
MD: Quanto
importante fu Jochen Mass. Rese Patrese più tranquillo?
AR:
No, non direi.
Prendemmo Mass perchè lo sponsor era tedesco e Stommellen non era andato bene.
Mass era un bel pilota allora, un gran bel pilota, e era tedesco, quindi andava
bene allo sponsor.
MD: Direi che
facevano una bella squadra?
AR:
Persona
fantastica Mass, super, uno dei migliori che ho conosciuto tra i piloti, senza
dubbio. Andava d’accordo con tutti. Non credo che ci fosse nessuno...beh
l’unico con cui non andava d’accordo era proprio James Hunt, ma tutti gli
altri...era molto popolare, molto piacevole.
MD: Come fece il
team a convincero a rimanere anche nel 1980?
AR: Era una questione
di persuasione, alla fine dei conti. Era indeciso tra noi e la March. Si
persuase che noi fossimo la scommessa migliore.
MD: Siegfried
Stohr fu imposto dali sponsors?
AR:
No, gli sponsors
li portava lui. Ragno era molto interessata a Patrese. Quando firmò loro
arrivarono e poi Stohr portò i suoi sponsors. Era un buon pilota ma poco
costante, non aveva un vero talento naturale.
MD: Cosa successe
alla macchina a Long Beach? Con Riccardo in pole e poi ritiratosi mentre era al
comando...
AR:
Sbagliammo noi,
preparammo male la macchina. Quancosa finì nel serbatoio. Un puro errore di
preparazione.
MD: Credi che
fosse inevitabile che se ne andasse alla fine del 1981?
AR:
Sì. Noi non
eravamo granchè e lui era molto bravo e stava ancora migliorando, stava andando
in su.
MD: Presumibilmente
voi volevate tenerlo?
AR:
Sì, volevamo tenerlo. Sempre cerchiamo di tenerci i piloti buoni perchè nella
nostra posizione i piloti li prendiamo dal niente, dalla F3, come Boutsen.
L’unico modo di ottenere buoni piloti è di farli crescere, ecco perchè
volevamo tenerlo. I nostri risultati non erano abbastanza buoni per attirare
piloti di livello. Se te ne trovi per le mani uno cerchi di tenertelo.
MD: James Hunt ha
detto “se Patrese è così in gamba nel 1991, perchè ha dormito così a lungo?”
È un commento valido?
AR: Ha passato così
tanto tempo cercando di migliorare le macchine che guidava, sistemando assetti,
forse ha perso molto in quel modo, forse per questo non era veloce come avrebbe
potuto essere. Quando ha avuto una macchina molto buona come la Williams noon ha
più dovuto spendere così tante energie a sistemarla.
MD: Solo da quando
è in Williams ha potuto mostrare il suo potenziale?
AR:
Ha fatto delle
belle corse con la Brabham.
MD: Era spesso
nell’ombra di Piquet.
AR:
Piquet allora era
al top della forma, veramente un top driver, era dura misurarsi con lui.
MD: Era il team di
Piquet.
AR:
Decisamente. Ha
avuto delle buone annate alla Brabham. Non aveva mai potuto tirare fuori tutto
dalle macchine che ha guidato prima, mentre con una gran macchina alla Williams
è già lì davanti.
MD: Maurice
Hamilton ha scritto di Patrese: "è in grado di perdere il controllo in
qualsiasi momento."
AR:
Non credo che sia
vero. Non ha fatto un gran numero di incidenti. Un paio forse. Una volta è
uscito a San Marino, ma non ne ha avuti molti. Non è un pazzo furioso, non lo
è mai stato. La stampa certe volte dice cose veramente sbagliate.
MD: Perchè andò
all’Alfa Romeo?
AR:
Non credo avesse
altre opzioni.
MD: Come fece a
recuperare dopo quelle due brutte annate?
AR:
Aveva nonostante
tutto una buona reputazione e andava d’accordo con Bernie Ecclestone, nello
stesso modo in cui va d’accordo in Williams. I teams per cui ha guidato...credo
che tutti si siano trovati bene con lui. Perlomeno è certamente andato
d’accordo con noi. È molto onesto, molto pulito. Se esce di strada lo ammette.
Se fa un errore ammette di aver fatto un errore. Da quel punto di vista ha
un’ottima reputazione, i team apprezzano queste cose. Io comunque l’ho
sempre considerato una gran bella persona, era tranquillo e gentile una volta
che lo si conoscesse, e penso che tutti abbiano avuto un’esperienza simile
alla mia.
MD: Come lo valuti
in quanto pilota?
AR:
Ce ne sono sempre uno o due al top. Considero Riccardo immediatamente dietro a
loro. Riccardo non diventerà campione del mondo. Non ha mai acceso
l’immaginazione delle folle. Tutto l’effetto che imprime è all’interno
del team. © Intervista di Michael J Day
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