Home

Early Career

Formula 1

Race Results

Race Reports

Multimedia

Articles

Links

News & Updates

Contact

Credits

Search

 

Your chance to ask Riccardo a question about his career

Click here to visit the Website Online Shop

Associazione Mondiale Piloti per la Solidarietà

 

Grand Prix International

Issue #62 (San Marino GP 1983)

Una gradevole chiacchierata, il giorno dopo il Gran Premio di Francia, ci fa conoscere un po' meglio il bravo pilota italiano a cui la fortuna non ha regalato mai nulla. Un Riccardo Patrese sorridente e gentile ci parla della sua carriera, delle sue aspirazioni e della storia di un contratto con la Ferrari che...

di Franco Lini

L’appuntamento è al Café de Paris, di fianco al Casinò di Monte Carlo. Seduto ad un tavolino esterno li vedo arrivare, mano nella mano, lei carica di pacchetti e pacchettini variopinti, segno inconfondibile  di recentissimo shopping. Sembrano  due turisti, sposini in viaggio di piacere, l’andatura rilassata, l’aria un poco svagata di che non ha pensieri e tanto tempo a disposizione.

Riccardo Patrese e Susy, residenti monegaschi, erano usciti per far spese, come una tranquilla coppia borghese. Mi raggiungono ed entro subito, scherzosamente, in argomento dicendo a Susy: “Sei andata a spendere quel che Riccardo ha guadagnato ieri al Paul Ricard.”  Ed è Riccardo che interviene prontamente: “non parliamo di cose tristi, per favore. Anche quella di ieri è stata una giornata no, col motore che mi ha piantato in asso...”

Un’altra giornata no, che si aggiunge a molte altre, nella carriera di Riccardo Patrese. Il pilota padovano non ha ancora trent’anni ma è in Formula 1 da tanti  anni, dal 1977. Ha avuto delle vetture medie, ed i pochi momenti favorevoli sono stati subito sopraffatti da periodi di povertà tecnica o di difficoltà finanziaria della sue squadre:

“Ho cominciato a Monte Carlo con la Shadow, che era un po’ in crisi. Aveva appena perduto Tom Pryce che era il pilota di punta, non si trovavano troppo bene con Zorzi ed era appena arrivato Alan Jones, che non era ancora un gran pilota. La macchina non andava un gran che...E’ stata una stagione mediocre, che io ho fatto in contemporanea a quella di Formula 2.

“Poi c’ è stata la scissione in seno alla Shadow e la creazione della Arrows. Io sono andato con la Arrows che ha avuto subito una macchina più competitiva ma e metà stagione abbiamo dovuto cambiarla per il problema del copyright, rispetto al quale la Shadow ha avuto partita vinta. Ci è toccato, quindi, mettere insieme una nuova macchina in un mese e ne è venuto fuori un vero e proprio sgorbio...”

Un periodo di “pane nero”, dunque, finito con il passaggio alla Brabham, una squadra di primo piano. Ma nel bilancio di sei anni di Formula 1 c’ è stata, per Riccardo, solo la vittoria di Monte Carlo dell’anno scorso. Patrese ha forse la sensazione di essere stato defraudato di qualcosa?

“Prendi quest’anno,” dice Riccardo con una nota  di amarezza nelle voce, “dovrebbe essere un anno di grandi soddisfazioni ma l’inizio è statto davvero catastrofico. Tre gare e tre risultati davvero alla portata, sfumati per delle stupidaggini. A Rio potevo essere primo o secondo, a Long Beach se il motore avesse tenuto fino in fondo, avrei potuto anche vincere ed invece, a trenta giri dalla fine, ha cominciato a calare di tono e poi mi ha piantato leri, al Paul Ricard si è volatilizzata l’acqua del motore. Tutte cose irritanti, di cui non ho colpa ma che capitano sempre a me...”

“No, non credo proprio di essere in credito con la fortuna. Tutto sommato è già tanto essere arrivato dove sono arrivato. Diciamo che ho perduto tante occasioni per cause tecniche. L’anno scorso, qui a Monte Carlo, ho fatto tutta la corsa in seconda posizione, poi ho vinto nel modo che sapete ma non è stata una vittoria  che devo alla fortuna. Prost era superiore e senza la pioggia nel finale sarebbe stato lui a vincere. Ma è andato fuori, io ho fatto un testacoda e poi sono accadute le cose strane del finale. Alla peggio sarei  arrivato secondo, non vi pare?”

Patrese ha cominciato coi kart, quindi è passato in Formula 3 e sono stati anni, quelli, in cui tutto è andato bene. I risultati non si sono fatti aspettare...

“Nei kart ho corso dieci anni, di cui cinque nelle gare internazionale ed alla fine sono diventato campione del mondo. In Formula 3 il titolo è arrivato all’ultima giornata. Non crediate che sia stato facile, ho dovuto soffrire per avere risultati. La mia vita è stata tutta una lotta per arrivare ai traguardi che volevo, però ci sono riuscito.”

Va bene, è stata dura ma almeno ci sono stati i risultati, mentre in Formula 1...

“Beh, non sono tra gli ultimi. Ho vinto un Gran Premio, sono arrivato quattro volte secondo, ho avuto una pole position e sono spesso partito nelle prime file, ho fatto dei giri veloci. E’ il genere di risultati che fa piacere, che ogni pilota vorrebbe ottenere. Certo mi piacerebbe vincere altri Gran Premi e soprattutto un campionatodel mondo. Però come bagaglio morale ed anche statistico non sono messo male. Mi mancano le «stelle» di qualche altra vittoria, ma non dimentichiamo che Rosberg é diventato campione del mondo con una sola vittoria.”

Insomma, kart e F.3 sono stati periodi duri ma con risultati scritti sugli albi d’ oro, mentre la F.1 finora é stata molto in salita...

“E’ stata in salita ripida finché non sono arrivato alla Brabham. Adesso con la Brabham spero di affermarmi definitivamente. Ci sono ancora tredici Gran Premi e spero di vincerne qualcuno, e poi non é detto che non possa sperare nel campionato mondiale. Anche se un inizio di stagione come questo non é certo confortante. Con un compagno competitivo come Nelson, trovarmi staccato di 15 punti non é certo allegro. Non escludo la possibilità di un recupero ma é un handicap notevole. E se dovessimo arrivare a metà stagione con Nelson più avanti di me é evidente e naturale che lavorerei per aiutarlo, come lui farebbe per me.”

Già, a proposito, come mai Piquet ottiene più risultati di te?

Patrese sgrana gli occhi meravigliato: “Non é vero. L’anno scorso io ho finito il campionato davanti a lui. E negli schieramenti di partenza Patrese é stato spesso davanti a Piquet...”

Lo vogliamo provocare con “quindi non hai nessun complesso nei confronti del tuo compagno...”

“Perché dovrei? I risultati sono li, chiari. Nel 1982 io ho finito con 21 punti, Piquet con 20. Abbiamo vinto un Gran Premio ciascuno; dal punto di vista della “velocità”  la bilancia pende a mio favore. Ciò significa che in squadra c’é una situazione di parità tecnica che mi permette di dimostrare di essere alla pari con Nelson, che é stato campione del mondo con merito. Nelson gode di prestigio proprio per il titolo conquistato . Io spero di arrvarci, Quindi nessun complesso, anche perché con Nelson ci sono dei rapporti perfetti, siamo amici oltre che compagni di squadra. Come ho già detto, se sarà il caso io sono pronto ad aiutarlo, e lui é pronto ad aiutare me se – come spero – riuscirò a portarmi in buona posizione nel campionato mondiale.”

Sarà il relax dello shopping, sarà l’aria tranquilla di Monte Carlo, ma il Patrese che ci parla é diverso da quello che molta gente ha etichettato in tanti modi. L’hanno definito scostante, scontroso, rude, altezzoso. Certo non é un espansivo, ma noi l’abbiamo visto molto diverso in altre occasioni, ad esempio quando corre con la Lancia-Maritni nelle gare di durata, come poche settimane fa a Monza, dove era allegro, disteso, sereno. Come spiegarlo? E’ un timido che diffida di tutto, o é l’ambiente della  Formula 1 che lo rende nervoso, chiuso?

“Hai detto bene: io sono un timido. Quando sono arrivato alla Formula 1 hanno scambiato la mia timidezza per superbia, e da questo equivoco sono nati molti problemi, soprattutto dopo i fatti di Monza. Dai fatti di Monza e soprattutto dai mondo giornalistico ho ricevuto impatti spiacevoli e negativi. Mi sono stati fatti troppi torti. E come conseguenza ne é seguito un periodo di chiusura totale in me stesso, per le incomprensioni e le troppe bastonature che ho subita, senza ragione, non giustificate dai fatti. Da un paio d’anni però lo cose sono cambiate.”

“Non sono scontroso o taciturno. Sono uno che nell’ambiante di lavaro , mentre sta lavorando, non vuol perdere la concentrazione. Però quando non ho più l’assillo della macchina, dei preparativi, sono disponibile. E’ comunque nel mio carattere sono riservato, soprattutto con la gente che non conosco, mentre con chi ho rapporti umani più concreti sono più aperto.”

“Il problema é che mi é stata messa addosso una etichetta che ora é difficile togliere, é stato costruito un certo personaggio Patrese che resiste.”

E’ forse per questo che molti hanno l’impressione che Patrese sia un diffidente, un sospettoso?

“E’ probabile. Diffidente lo sono diventato per forza, con tutto quel che ho subito. Aggiungi la mia timidezza naturale  e puoi capire come talvolta qualcuno che non mi conosce possa avere, come prima impressione, la convinzione che io sia uno scontroso presuntuoso.”

Tutto questo é detto semplicemente, pacatamente, quasi con distacco, da un Patrese molto differente da come la immagina tanta gente, ed anche da come era realmente fino a poco tempo fa. La maturità, la responsabilità della famiglia, anche la sicurezza in se stesso, con una visione delle cose piùlarga e serena, permettono a Riccardo Patrese di parlare con tranquillità anche di qualcosa che per molto tempo ha appassionato e diviso gli italiani. Di come siano andate davvervo le cose tra lui e la Ferrari, un paio d’anni fa, quando Patrese pareva essere il candidato a fare in modo che alla Ferrari tornasse un pilota italiano. L’ultimo era stato Merzario, appena prima che alla Ferrari arrivasse Lauda.

Di Patrese alla Ferrari si era parlato molto. A qualche giornalista, Ferrari aveva detto che “se la Ferrari dovesse riavere un pilota italiano questo sarà Patrese”; qualche mese fa lo stesso Ferrari, ai gionalisti, faceva capire che Patrese non era andato alla Ferrari “perché il nostro bilancio non poteva permettersi quando Patrese chiedeva.”

Il discorso Ferrari é quindi da considerarsi chiuso, per Patrese?

“Perché chiuso? L’ultima volta che ho parlato con qualcuno della Ferrari é stato parecchio tempo fa. Il direttore commerciale mi ha fatto capire che per il momento io non interessavo la Ferrari. Io non ho risentimenti contro la Ferrari, né credo che la Ferrari abbia delle preclusioni verso di me. Ci sono state delle polemiche, ma da fonti estranee. Se la Ferrari mi facesse delle proposte le discuterei volentieri, perché la Ferrari resta una delle grandi squadre, sia per l’organizzazione sia per la professionalità. Ed io adesso sono un pilota con una notevole esperienza.”

“Perciò allo stesso modo che farei con la McLaren o la Williams, con le squadre di punta, potrei considerare seriamente delle proposte Ferrari. Diciamo che adesso sono cambiate certe cose, che non c’ é più la molla del sentimentalismo, che all’inizio della mia carriera era la magior motivazione per aspirare a correre su una Ferrari.”

Come accade a tutti i giovani piloti italiani, aggiungiamo noi, perché la Ferrari conserva questa attrattiva un poco mistica...

“Sono stato un poco deluso sotto l’aspetto umano, per le dicerie sulle mie richieste finanziare. Sentir dire che io ho chiesto troppi soldi alla Ferrari fa sorridere, perché in realtà io non ho chiesto nulla, volevo che mi facessero delle proposte ed alle fineho soltano chiesto quel che in quel momento mi pagava Arrows. E non era molto, credete!”

“Questa é la realtà. Tra l’altro c’era un documento, diciamo cosi, di intenti, poi annullato. Onestamente io so di non aver fatto nulla per suscitare irritazione, o creare motivi che impedissero alla Ferrari di dar seguito a quel documento. Per me continua ad essere incomprensibile, il perché io non sia andato alla Ferrari. Posso dire di aver firmato una lettera di intenti, nel 1978, dopo la corsa del Sud Africa, che prevedeva che io dovessi andare alla Ferrari nel 1980. Poi mi é stato detto di aspettare perché senza dubbio avrei guidato una Ferrari nel 1981. Poi nel 1981, al momento di definire l’accordo, mi é stato chiesto quanto volevo. Ho chiarito che l’aspetto finanziario era la cosa meno importante, chiedendo che mi facessero loro delle offerte. Evidentemente io non rientravo più nei loro programmi, e non si è concretizzato nulla.”

“Mi fa però sorridere il fatto che si possa far credere che io sia un venale. Finora non ho mai parlato con nessuno di questi fatti, ma adesso posso farlo, almedo per chiarire che io di richieste esagerate non ne ho avanzate. Comunque questi sono fatti marginali, poco importanti. Se la Ferrari dovesse di nuovo farmi delle proposte in questo senso io sarei felice di esaminarle, e di accettarle se sarà il caso. Come farei, ripeto, con altre grandi squadri; come farebbe qualunque altro buon professionista.”

Professionista completo Riccardo Patrese lo é davvero, con impegno totale e serio. Con anche un calendario molto carico, perché alla Formula 1 aggiunge le corsi di Endurance con la Lancia-Martini, anche se non ama molto quelle veramente lunghe, come le 24 Ore. Gare di Endurance che per lui sono rilassanti, mentre quelle di Formula 1 causano uno stato continuo di tensione acuta, vuoi perché il pilota é meno coinvolto, in prima persona, vuoi perché la gente é diversa, forse un tantino più umana. E soprattutto Patrese vi si ritrova in famiglia, tra italiani e con mentalità italiana. E’ meno impregnativo, psicologicamente, che il doversi adattare alla mentalità ed ai metodi inglesi. E forse, sotto sotto, anche perché queste corse hanno ammorbidito anche i suoi rapporti col pubblico italiano che comincia ora ad apprezzarlo e adottarlo. Lui non lo dice, ma questo é stato il suo cruccio, per tanto tempo.

www.riccardopatrese.com

© 2000- The Riccardo Patrese Website