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For A Few Points More...
Edizione Speciale No 2 di Grand
Prix International - Dicembre 1982
Di
Franco Lini
Riccardo
Patrese e Michele Alboreto hanno ambedue sfiorato il Titolo Mondiale Piloti
Endurance nel 1982. Ma nessuno dei due è riuscito a portare in Italia un titolo
che avrebbe mitigato la delusione della Ferrari in F1. Potrebbero avere
un’altra chance l’anno prossimo con la Lancia-Ferrari-Martini, ma, nel
frattempo, Patrese e Alboreto, due personalità molto diverse, rivivono il
campionato passato.
I tifosi italiani di automobilismo hanno buone ragioni per
essere contenti: hanno un numero altissimo di piloti per cui tifare ai massimi
livelli delle corse automobilistiche. Inoltre, alla quantità si aggiunge la
qualità. Gli italiani non si lamentano, sebbene una rappresentanza di questo
livello sarebbe un sogno per qualche ambizioso capo di stato di un altro paese.
Comunque, Fabrizio Serena, presidente della CSAI, non si lascia impressionare
dalla situazione.
Nel 1981 c’erano nove piloti italiani in F1, nell’82 ne
rimanerano sette, dopo l’abbandono di Eddie Cheever e la morte di Riccardo
Paletti. Ma lo status degli italiani era cresciuto, grazie a Elio de Angelis,
Riccardo Patrese e Michele Alboreto, che avevano vinto i loro primi Gran Premi.
E gli ultimi due erano anche quasi riusciti a vincere un altro campionato, per
la Lancia: il Titolo Mondiale Endurance Piloti.
Lancia aveva deciso di rischiare all’inizio della
stagione: costruire una sport car Gruppo 6 e prendere i piloti migliori, così
che uno di essi, almeno, vincesse il titolo piloti. Le Lancia non potevano
ottenere punti nella classifica costruttori, ma 4 vittorie assolute avrebbero
dovuto portare il titolo piloti a uno dei loro. Alla fine non ha funzionato, ma
nessuno dei due era scontento della sua stagione endurance. È stato molto bello
che piloti di F1 partecipassero alle gare di durata, una scelta fatta
autonomamente dai piloti e non per ragioni contrattuali, sebbene il loro sport
preferito resti la F1.
A 26 anni, Michele Alboreto è stato la scoperta del 1982.
Un pilota preciso e riflessivo, certamente all’inizio di una grande carriera
nell’automobilismo. Egli è la prova che la maturità non è necessariamente
legata all’età. La sua capacità di analisi, la chiarezza con cui vede i
propri obiettivi e la sua onestà hanno ricordato a molti Gilles Villeneuve.
Certamente molti lo vedono come un possibile futuro Ferrarista, ma Michele tiene
i piedi ben piantati a terra: “non ci crederò finchè non avrò firmato un
contratto”.
Correre in Endurance non è un problema per Michele,
sebbene egli ammetta di aver avuto una stagione molto più fitta della maggior
parte dei suoi colleghi. “Ho guidato in endurance e in monoposto per tre
anni ormai, quindi sono abituato a stagioni frenetiche. Mi piace la competizione
e credo che migliori l’esperienza di un pilota. Non credo nello specializzarsi
in una sola categoria”.
Si può essere d’accordo, ma cosa farebbe se la Lancia
gli chiedesse di provare i rally? “Perchè no? Mi piacerebbe fare un rally,
sebbene non saprei dire quale sarebbe il risultato. Veramente, mi piacerebbe
molto. Vi ricordate Carlos Reuteman nel rally Codasur? Ha stupito molta gente!”
Michele, trovi stancante gareggiare sia nell’Endurance
sia in F1? “Sì, le gare di endurance sono dure perchè, per definizione,
sono più lunghe. Te ne accorgi se hai un GP il weekend successivo. Per questo
motivo cerco di non guidare troppo in notturna. Non che non mi piaccia, ma perchè
ci vuole più tempo a recuperare. La vicinanza dei GP ti obbliga a recuperare in
fretta. Perciò guido il più possibile di giorno, e poco la notte. Ma, come ho
detto, non è una questione di gusti, ma di necessità..”
Le gare di F1 sono per loro natura delle gare sprint,
mentre una gara endurance richiede un passo più regolare. Michele, fai fatica
ad adattarti a un ritmo più lento di quello di cui saresti capace? “In
certi casi sì. Ma, come dice Cesare Fiorio, è più facile far camminare una
lepre che far correre una tartaruga. Ma le gare quest’anno sono state così
competitive che non mi ricordo di aver mai alzato il piede.”
Alboreto è molto sensibile all’atmosfera delle gare
Endurance, specialmente quella che vige intorno a lui e a chi lo circonda. “È
tutto molto più rilassato che in F1, più sano. Le gare sono lunghe e
richiedono regolarità, ma c’è meno tensione. Si può chiacchierare e
divertirsi un po’.” In generale, Michele, ammetti che sia una serie più
piacevole e umana? “Esattamente. In F1 c’è molta più tensione, e
bisogna lavorare più duro e in fretta. È più calmo nell’endurance, è più
uno sport di squadra.” La F1 è troppo influenzata da fattori economici? “No.
Non nel mio caso!” risponde michele con una risata. Chiaramente egli non
beneficia ancora di un ingaggio da superstar.
Significa che ti senti limitato nelle gare endurance? "No,
non proprio, particolarmente quest’anno mi sembra che le gare siano diventate
come dei Gran Premi, solo su 1000km invece di 300. E su quella distanza ci sono
molti più fattori: il compagno di squadra, le soste per rifornimento, tutte
queste cose. In un GP sei tu e la macchina, fine della storia. Certo, il team e
il modo con cui si collabora ha una certa importanza prima della gara, ma quando
si accende il semaforo sei da solo. Non mi sento limitato o frustrato
nell’endurance, solo che preferisco i Gran Premi e se dovessi scegliere,
sceglierei la F1.”
Il povero Patrese ha perso il Titolo Mondiale negli ultimi
giri dell’ultima gara. La guida di Ickx nella pioggia nebbiosa di Brands
Hatch, la disperata resistenza di Teo Fabi, sono ancora troppo fresche nella
memoria. “È una soddisfazione enorme essere campione del mondo, e perdere
il titolo per pochi secondi è qualcosa di difficile da dimenticare. Ma ora è
passato. Queste sono le corse, anche se è dura da mandare giù. Se si è perso
con onore, bisogna mostrare la propria dignità nella sconfitta. Siamo arrivati
secondi, ma l’anno prossimo faremo tutto il possibile per vincere.”
Ma Patrese ha acquisito una considerevole esperienza grazie
all’endurance. “Persino un veterano con più di 300 GP alle spalle
avrebbe qualche cosa da imparare. Penso che guidare nel Mondiale Endurance sia
stato positivo”.
L team Lancia ha avuto di certo i suoi alti e bassi durante
l’annata, con picchi di prestazione e momenti negativi: "Penso di aver
provato la soddisfazione maggiore al Nurburgring. Ho avuto un grosso incidente
in prova (si è ribaltato, NDT) e poi ho vinto la corsa. La gara peggiore? Credo
il Mugello. Ero in testa al mondiale e avevamo tutto quello che ci voleva per
vincere la gara. Potevo scegliere tra tre macchine. Potevo aumentare il mio
vantaggio in classifica. Ma, di tre macchine, si è rotta proprio la mia. Penso
di aver perso il campionato in quel momento. Potremmo forse
dire che l’ho perso al Fuji, ma lì ho fatto un errore di guida, non è
stata sfortuna”.
E a Brands Hatch? "Quella era una gara che ci
preoccupava. Sai bene cos’è successo. Ci hanno accusato di avere sbagliatole
gomme, scegliendo le intermedie a metà gara, il che ci ha fatto perdere la
corsa. Ma in quel momento dava pioggia, e abbiamo scommesso sulla pioggia.
Poteva andarci bene, invece la pista si è asciugata e la nostra scelta si è
rivelata un errore. Poteva andare in tutti i modi: poteva sbagliare la Porsche.
Ci siamo fermati per primi e abbiamo perso, ma potevasuccedere l‘esatto
contrario. No, credimi, ho perso il mondiale al Mugello.”
A Le Mans nè Alboreto nè Patrese hanno guidato molto di
notte. Abbiamo sentito Alboreto, ecco cosa ne pensa Patrese: “Non c’è
molto da dire a parte il fatto che non farò Le Mans nel 1983. Non mi piace
quella gara, per diversi motivi. Non mi piace il circuito, non credo che sia
sicuro, e non mi pioacciono gli organizzatori. Per quanto mi riguarda con Le
Mans ho chiuso.”
Riccardo è chiaramente anti-Le Mans, ma è anche contro le
24ore in generale. “Una 24 ore è troppo pericolosa e stancante, specialmente
per coloro che non sono abituati a guidare competitivamente di notte. È anche
troppo lunga. E non è una vera gara di velocità, si fanno giri su giri
crecando di arrivare alla fine, in che sembra essere il principale obiettivo,
non ha importanza se andando piano o forte.”
C’è un altro aspetto delle 24 ore che a Riccardo non
piace: il mix di piloti con varii livelli di esperienza. “È veramente un
fattore negativo che mette a rischio la sicurezza. E, parlando di sicurezza, il
regolamento non impedisce che qualcuno costruisca macchine semplicemente
pericolose. Grazie al cielo alla Lancia ci tengono alla nostra salute, come
vedrete anche sulla nuova macchina. Ma alcune delle vetture sono veramente dei
pericoli, sebbene siano conformi al regolamento. I piloti si sono battuti per la
sicurezza in F1 e hanno avuto successo. Sfortunatamente non ci sono abbastanza
piloti di F1 in endurance, e i più partecipano solo occasionalmente, così sono
in pochi a capire il problema. Però chi fa le regole non dovrebbe aspettare che
siamo noi a lamentarci prima di fare macchine più sicure.”
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