|

Early Career
Formula 1
Race Results
Race Reports
Multimedia
Articles
Links
News & Updates
Contact
Credits
Search



| |
Formula 1
Dopo
aver vinto i campionati di Kart e Formula 3 Riccardo Patrese passò alla Formula
1 nel maggio 1977 a Monaco con la Shadow Grand Prix.
Debuttò grazie al fatto
che la Shadow dovette cambiare i propri piloti dopo la morte di Tom Pryce al GP
del Sudafrica nel marzo ’77. Il Team prese Alan Jones per affiancarlo a Renzo
Zorzi, che poi lasciò dopo il GP di Spagna. Patrese provò per la prima volta
una Formula 1 al Paul Ricard pochi giorni prima di Montecarlo dove impressionò
tutti con un bel nono posto finale. Sebbene dovette poi perdere un paio di gare,
Riccardo terminò la stagione con un superbo sesto posto e con il suo primo
punto mondiale al GP del Giappone.
Alcuni
membri del Team Shadow, tra cui Alan Rees e Jackie Oliver, si separarono da Don
Nichols per formare il nuovo team Arrows all’inizio del 1978 e Patrese firmò
con loro per affiancare Gunnar Nilsson. Tristemente, Nilsson non potè
gareggiare, in quanto gli era stato diagnosticato un cancro e morì
nell’ottobre del 1978.
L’Arrows
debuttò in Brasile, avendo lanciato la loro nuova vettura, la Arrows FA1, pochi
giorni prima a Silverstone, nella neve. Il decimo posto finale fu abbastanza
significativo, ma al Gran Premio successivo in Sudafrica, Patrese e la Arrows
stupirono il mondo della F1, andando in testa e dominando per 36 giri. Un
cedimento del propulsore fermò Riccardo a 14 giri dalla fine, ma il pilota e la
vettura avevano lasciato il segno.
Un
secondo posto in Svezia mostrò quanto fossero competitivi, sebbene ci fosse
qualche critica alla guida aggressiva di Patrese. Ronnie Peterson in particolare
criticò l’aggressiva difesa del secondo posto in Svezia. A quel punto la
crescita della Arrows fu bruscamente interrotta da un tribunale, quando Don
Nichols chiese e ottenne la proprietà del disegno della FA1. Il Team dovette
disegnare e costruire una nuova macchina in poco tempo. LA A1 debuttò in
Austria ma era meno competitiva della FA1.Un
secondo posto in Svezia mostrò quanto fossero competitivi, sebbene ci fosse
qualche critica alla guida aggressiva di Patrese. Ronnie Peterson in particolare
criticò l’aggressiva difesa del secondo posto in Svezia. A quel punto la
crescita della Arrows fu bruscamente interrotta da un tribunale, quando Don
Nichols chiese e ottenne la proprietà del disegno della FA1. Il Team dovette
disegnare e costruire una nuova macchina in poco tempo. LA A1 debuttò in
Austria ma era meno competitiva della FA1.
Poi
arrivò il GP di Monza e l’incidente che costò la vita a Ronnie Peterson.
Riccardo Patrese fu accusato dai suoi colleghi di aver causato l’incidente e
la GPDA, guidata da James Hunt e Niki Lauda, in pratica obbligò gli
organizzatori della gara successiva a Watkins Glen a rifiutare la sua iscrizione.
Riccardo e lo starter della gara Gianni Restelli furono anche accusati di
omicidio colposo nel febbraio dell’81. Sia la corte che la GPDA indicarono che
Patrese era completamente innocente, sebbene il processo continuò fino al
novembre ’81, e la ricostruzione della sua reputazione si dimostrò un compito
lungo e arduo.
Altri
tre anni alla Arrows portarono pochi risultati, sebbene nell’ultimo anno
Riccardo ottenne la sua prima Pole Position e per metà gara a Long Beach fu di
nuovo in testa a una corsa.
Nel
1982 firmò per la Brabham, in coppia con Nelson Piquet che aveva vinto il
Mondiale l’anno precedente. Bernie Ecclestone si era unito alla BMW ma
l’alleanza fu difficile all’inizio e i risultati ne soffrirono. Comunque il
picco della stagione di Riccardo fu la sua prima vittoria, in circostanze
particolarissime, a Monaco. Il suo secondo anno alla Brabham vide il compagno di
squadra vincere di nuovo il titolo mondiale, ma l’italiano soffrì di scarsa
affidabilità della macchina. Alla fine, il primo biennio di Riccardo alla
Brabham terminò con una seconda vittoria, in Sudafrica, ma questa fu l’ultima
volta che saliva sul gradino più alto del podio fino al 1990.
C’erano
grandi speranze alla Benetton Euroracing Alfa-Romeo il team di Riccardo
nell’84 e nell’85 in coppia con Eddie Cheever, ma i risultati furono
disastrosi, e ritornò alla Brabham senza grosse prospettive per il futuro.
Sebbene il secondo biennio alla Brabham non portò risultati significativi, con
l’aiuto di Bernie Ecclestone aprì la porta per un posto alla Williams Honda
per l’ultima gara dell’87. Cominciò così la rinascita di Patrese.
In
coppia con Nigel Mansell Riccardo trovò un’ambiente che lo sosteneva per
ricostruire la propria carriera. La FW12 era abbastanza veloce ma inaffidabile e
alla fine dell’anno Mansell lasciò per ansdare alla Ferrari. Nel 1989 Frank
Williams ottenne i nuovi motori Renault e il nuovo compagno di squadra Thierry
Boutsen ottenne una doppietta con Riccardo in Canada. Fu l’inizio di un
periodo di grandi successi. Riccardo salì nuovamente sul gradino più alto del
podio al GP di San Marino 1990. Una vittoria in casa carica di emozioni, sulla
pista su cui aveva perso il GP del 1983 mentre era al comando.
Nel
1991 Nigel Mansell tornò alla Williams e il team era pronto per puntare di
nuovo al titolo. Inaspettatamente era Riccardo che dominava, battendo
regolarmente il suo illustre compagno in prova e vincendo il GP del Messico.
Alla fine comunque Mansell si riprese il ruolo di n1 e vinse il mondiale 1992,
con Riccardo vicecampione del mondo. Avendo saputo da Williams che la scelta
della squadra per il 1993 era Prost e Mansell, Riccardo firmò con Benetton alla
fined ella stagione. Poi Mansell lasciò per andare a correre in America,
lasciando aperta la porta che diede la grande occasione a Damon Hill. Così fu
che Riccardo Patrese terminò la propria carriera come compagno di squadra di
Michael Schumacher. I risultati furono deludenti fino a metà stagione, e
Riccardo a quel punto vide il suo contratto sciolto da Flavio Briatore.
|