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AutoSprint
PATRESE SI PRESENTA
di Daniele Buzzonetti Tornato sulla Brabham dopo due stagioni, Riccardo ha subito abbassato il recente e prestigioso primato di Senna sul “piccolo” del Paul Ricard.
Il figliol prodigo Nell’ansia di voler dimenticare le ultime stagioni sfortunate, il padovano si è tuffato con entusiasmo nel lavorodi collaudo e il team lo ha ripagato LE CASTELLET – E’ in F.1 da nove stagioni, ha vissuto giornate bellissime ma, soprattutto nelle ultime due stagioni con l’Alfa, ha attraversato periodi molto amari. Ma in quanto a classe, desiderio di vittoria e forza di volontà, Riccardo Patrese è più che mai quello di sempre. In quattro giorni di test al Paul Ricard ha confermato di potersi inserire tranquillamente tra i top-drivers del “Circus” iridato ed ha smentito anche quelli che lo vogliono per tradizione fin troppo serio e riservato. Dopo aver battuto e ribattuto il fresco record di Senna era anzi il ritratto della felicità. “Sì, si respira davvero un’altra aria “stando in alto”, soprattutto dopo due stagioni tanto sfortunate. Ma quelle le voglio dimenticare; sono tanto concentrato in vista del 1986 che questo mio ritorno alla Brabham mi sembra in pratica la continuazione del periodo ’82-83, ho ritrovato dei veri amici con i quali avevo già instaurato un ottimo rapporto”. Rispetto a quel periodo sembra però che tu sia stato riscoperto da Bernie Ecclestone che non perde occasione per lodare la tua bravura…
“Ma io con Ecclestone ho sempre avuto
un rapporto di reciproca stima; solo che un team non viene fatto solo da
Ecclestone: sono tante le componenti che contano. In quelle stagioni credo di
aver sempre guidato piuttosto bene ma alla fine Piquet è diventato campione del
mondo ed io ho raccolto poco. Ma è anche vero che tra Piquet e il team c’era un
rapporto particolare, non che mi trattassero male, per carità, ma Nelson era in
squadra da tanti anni e in pratica poteva vantare una priorità su tutto. Sono
cose che magari dall’esterno non si captano ma che sono molto importanti e
d’altronde la macchina la “fanno” i tecnici e i meccanici. Io non mi sono mai
lamentato del materiale che mi veniva dato e credo di essere stato messo sullo
stesso piano di Piquet ma quel tanto di cura in più che veniva messo nella
preparazione della macchina di Nelson, contava per la vittoria mentre io
arrivavo di rado al traguardo”. Comunque il tuo ritorno alla Brabham è estremamente positivo… “Certo, anche perché con loro mi ero lasciato benissimo e non ho avuto problemi a tornare. Con Elio De Angelis l’accordo dovrebbe esserci in pieno perché il team Brabham vale di certo due numeri uno, senza necessità di priorità. Anche lo sviluppo della macchina nuova verrà fatto da entrambi e non è escluso che fin dai primi test di Rio saremo presenti con due macchine. Il vantaggio di essere in un team di prima grandezza è questo: i piloti devono raggiungere i risultati a tutti i costi e il materiale per loro deve essere il migliore possibile; se c’è un particolare nuovo quasi sempre viene dato ad entrambi: prima di tutto perché il tecnico si ritrova con una doppia informazione e inoltre il pilota non accusa frustrazione o cose simili. In gara poi ognuno fa quello che può”. Attualmente ti senti più caricato o pensi di non avere mai perso la grinta ? “Anche con l’Alfa ho sempre dato il massimo, soprattutto nell’ultimo periodo, allo scopo di strappare quel famoso punticino che ci è mancato. Ma forse quando il pilota vede vanificare di continuo i propri sforzi, soprattutto in un clima difficile e pieno di polemiche, può darsi che abbia la sensazione di andare al massimo ma renda in realtà meno del possibile. In un top-team invece so di poter dare di sicuro il 110 per cento”.
“In fatto di tenuta laterale e motricità la macchina è migliore rispetto a quella che guidavo io ma credo che dipenda molto proprio dalle gomme. Grazie alla collaborazione con la Brabham e sfruttando le indicazioni di Gordon Murray che in questo è eccezionale, la Pirelli ha fatto passi da gigante. La macchina comunque è anche migliorata nell’aerodinamica, ha un carico maggiore. Direi anzi che ora la macchina non è difficile da guidare; è più arduo cercare di dosare la potenza del motore, la coppia è enorme e il BMW è piuttosto sgraziato. Rispetto alla mia precedente esperienza, la potenza è anche molto maggiore e la “botta” si sente, eccome”.
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