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Autocar & Motor
da Autocar & Motor 31 Luglio 1991
Resurrezione
di una Superstar
Alla sua
15esima stagione in F1, Riccardo Patrese guida meglio che mai e si gode le luci
della ribalta con un sorriso stampato sulle labbra. Shaun Campbell
prova a scoprire cosa c’è dietro la sua stupefacente forma e perchè egli
trovi la vita tanto divertente.
Ma mi avevano avvertito su cosa mi dovevo aspettare. Come il tizio della
pubblicità dell’American Airlines, Riccardo Patrese è una bella
persona, una gran bella persona. Tutti lo amano in F1 perchè sorride
molto e mai, mai, parla male del suo team o della sua macchina, lavora
sodo nelle prove e guida al massimo in gara. La cosa più simile a un
attacco isterico che si può ottenere da Patrese è una larga, espansiva,
scrollata di spalle, che risulta anche più chiara del suo inglese da F1
dal forte accento italiano, una scrollata che significa che il mondo
continuerà a girare anche se il suo cambio si rompe o se il suo GP di
Inghilterra finisce alla fine del rettilineo del primo giro. È il peggio che possa capitare a un giornalista alla
caccia di una battuta polemica. Certamente ci sarà qualcosa che possa
trapanare la sua modestia, le sue buone maniere e la ferrea lealtà, per
tirare fuori l’enfant terrible della F1 del 1978. Proviamo con:
Gerhard Berger ha detto che sei un idiota perchè hai fatto da tappo a
Prost a Magny-Cours quando lui e Mansell erano in lizza per la vittoria e
ti stavano doppiando. Che ne pensi? Scrolla leggermente il capo, sorpreso (“ha detto
una cosa del genere?”) e poi le spalle. A questo punto, Frank
Williams, seduto lì vicino, si intromette: “stava eseguendo gli
ordini del box.” Ma Riccardo ha la sua versione. “Non c’è
molto da dire. Quando si è in fase di doppiaggio, a Magny-Cours, si
possono perdere anche 8 secondi in due giri. È una caratteristica del
circuito. Nigel mi ha raggiunto per primo, mi ha passato, e Prost mi ha
passato nello stesso punto, il giro successivo. Non penso di averlo
ostacolato. Veramente, non ho nemmeno fatto niente di speciale per Nigel.
Ma tu hai visto cosa è successo, avrai certamente una tua opinione.”
Mansell avrebbe fatto lo stesso per te? Questa volta scrolla le spalle
invece di sorridere. “Non so” e lo sguardo negli occhi
verdi-marrone suggerisce che dovrei andare da Mansell per avere una
risposta. Non essendo riuscito ad alzare la temperatura con questo tipo di domanda, ne
provo un’altra. Sei partito tre volte dalla Pole Position e ogni volta
non sei riuscito a passare la prima curva in testa. Hai un problema con le
partenze? "Posso trovare una scusa per tutte e tre. A Montreal
ero preoccupato per il mio stato fisico
[un
grosso incidente in prova l’aveva lasciato così ammaccato che si
dubitava ce la facesse a finire la gara]. In Messico, credo a causa
delle temperature molto alte, il motore ha esitato. E a Magny-Cours non è
entrata la seconda marcia, e sono rimasto qualche istante in folle. Ho
provato due o tre volte a mettere un’altra marcia, e alla fine è
entrata la terza, ma mi sono mosso molto lentamente.” "Quindi, posso trovare delle scuse, ma in realtà
sono deluso di non partire primo. È un po’ stupido passare due giorni a
guadagnarsi una buona posizione in griglia e poi buttare via tutto alla
partenza. Forse devo curare di più le mie partenze, sebbene, devo dire,
sono partito bene a Imola. Ma è un fatto; tre pole, e tre brutte partenze.”
Altro tentativo. Sei stato compagno di Mansell alla Williams nel 1988 e non
eri quasi mai veloce come lui. Come spieghi la tua forma di quest’anno?
"Quest’anno ho il mio posto all’interno del team.
Mi conoscono bene, si fidano di me e io mi fido di loro. L’unica
differenza tra me e Nigel è che lui ha la priorità sul muletto. Ma non
ci sono numeri uno e due. Io posso vincere, lui può vincere. So che la
Williams mi dà lo stesso materiale che dà a Nigel. All’inizio della
stagione sapevo di poter essere competitivo. Non ero sicuro di poter
essere veloce quanto Nigel...”
grossa scrollata di spalle, “ma ci provo.” Prima del Gran Premio d’Inghilterra, Patrese ha battuto Mansell in prova
in sette gare su sette, e l’ha battuto nel loro testa a testa in Messico,
e in generale, ha dato il ritmo al team Williams. Questo ha fatto nascere
molti pettegolezzi nel paddock a proposito della differenza di salario dei
due perchè a seconda di chi parla, Mansell è pagato da 5 a 10 volte più
di Patrese. Pensi di aver ottenuto un contratto giusto? "L’anno prossimo, grazie ai risultati di
quest’anno, spero di guadagnare di più. Ma i soldi sono una cosa che
eccita i media. Se penso di essere pagato il giusto, non vado a lamentarmi.
Sono soddisfatto, non mi importa quello che dicono gli altri. E, in questo
momento, non ho niente di cui lamentarmi.” Quindi, chi pagherà lo stipendio a Patrese l’anno prossimo? Non è un
segreto che egli sia in cima alla lista della spesa di molti teams, più
di ogni altro anno nelle sue 15 stagioni in F1. Sa già per chi guiderà
nel 1992? "Non ancora",
e lo dice con la sicurezza di un uomo che non si aspetta di aver problemi
a trovare un buon volante. "Per me andrebbe bene stare un altro
anno alla Williams, o anche di più. Ho un bellissimo rapporto con tutti e
mi piacerebbe restare. Ma con questa nuova onda che mi spinge, forse ci
sono opportunità migliori da altre parti.”
"Mi fa un po’ ridere, lo sai, perchè certe volte
la gente ti critica o ti ignora. Anche se stai facendo un buon lavoro, ma
non hai il mezzo migliore, è difficile mostrare che sei bravo. Adesso che
ne ho la possibilità, con questa fantastica organizzazione dietro le
spalle, ho il mio posto al sole. E allora tutti vengono a parlarti,
vogliono intervistarti, e si mostrano gentili. Mi fa ridere perchè io
sono sempre le stesso di tre o quattro anni fa, ma allora non interessavo
a nessuno.” Il messaggio è chiaro e imbarazzante. La stampa è un mocchio di ragazzini
che riconoscono il successo ma non il talento, nello stesso modo in cui le
medaglie si danno per i risultati ottenuti e non per il coraggio. La cosa
curiosa è che tutto questo lo fa ridere davvero. Essere una superstar all’improvviso non è facile per un giovane pilota.
Chiedete a Jean Alesi. È successo a Patrese nel 1977-78, e le conseguenze
l’hanno quasi stroncato. Ora è di nuovo al vertice, sicuro, tranquillo,
e capace di ridere delle critiche e delle delusioni.
"Ma questo cos’è, uno scherzo?”
E, dannazione, ride di nuovo. "Quella macchina era perfettamente
regolare. Sono arrivato secondo in Svezia ed ero terzo a Brands Hatch fino
a che non hanno ceduto le bronzine (la sua memoria per ogni corsa è
fotografica).Credo che avrei vinto anche quella gara. Era una gran
macchina. Allora tutti parlavano di me come la nuova star della F1.” Sorride,
scrolla le spalle. "Ma poi non è stato così facile.”
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