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1990 San Marino GP
di
Innes Ireland
Questo
articolo è apparso nel numero di agosto 1990 della rivista Road &
Track Negli
anni passati il risultato del Gran Premio di San Marino era spesso
un’indicazione piuttosto accurata di come sarebbero andate le cose in F1
nel resto dell’annata. Quest’anno, con sette lunghe settimane di sosta
tra il GP del Brasile e quello di San Marino, i team avevano a
disposizione un periodo insolitamente lungo per preparare la stagione
europea. Le squadre hanno fatto molti test, prima tra tutti la McLaren
Honda. Dato che Senna aveva vinto qui nell’88 e nell’89, e cercava la
tripletta, sembrava che una sua vittoria avesse i favori del pronostico. Nelle
prove ufficiali Gerhard Berger ha dato il ritmo, con Senna che riusciva a
batterlo solo verso la fine, segnando la 44esima pole della sua carriera
con 1’23”200. Le Mc Laren erano in prima fila. Ma il risultato finale
di questo GP di San Marino non fu di certo il replay degli anni passati,
dimostrando che la McLaren Honda non avrà una annata facile e dovrà
sudarsi ogni punto. La
nuova Tyrrell 019, con il suo strano muso e l’alettone anteriore che la
fa assomigliare al Concorde, andava veramente bene in mano a Jean Alesi.
Considerato che Imola è un circuito su cui il motore è decisivo e la
Tyrrell paga circa 80 cavalli, Alesi ha fatto un gran lavoro a ottenere il
settimo posto in griglia, una frazione di secondo più lento di Alain
Prost. Per un team dalle risorse infinitamente più limitate era di grande
conforto, e la prova che l’aerodinamica anteriore funziona veramente. Di
recente ero agli stabilimenti Williams e stavo parlando con il loro
esperto della galleria del vento, che disse che alla fine lo dovranno
provare anche loro, per vedere se funziona. La
Benetton Ford continua a fare progressi, anche se è ovvio che il V8 non
ha ancora la potenza per competere con i V10 e i V12. Per
la prima volta dai tempi di Sir Jack, c’era un Brabham sulla Brabham. Il
più giovane dei tre figli di Jack, David, che, secondo Jack, è anche il
più veloce. Tuttavia aveva una macchina nuovissima, con tutti i problemi
relativi. Non è riuscito a qualificarsi per 26 centesimi. Pierluigi
Martini èstato molto
fortunato a cavarsela venerdi, quando ha avuto un incidente con la Minardi.
Le gomme che fanno da protezione a Imola sono grosse ruote da camion, e in
qualche modo il muso della Minardi si è infilato in una di esse.
L’impatto ha troncato il muso di netto, giusto davanti al cruscotto,
lasciando le gambe di Martini a penzolare di fuori. Miracolosamente
l’unica conseguenza era la frattura della caviglia, ma dovrebbe
recuperare in tempo per il Canada. C’è
sempre un’eccitazione particolare a Imola e, con il sole alto nel cielo,
ogni metro quadrato della zona pubblico era pieno, sebbene le amate
Ferrari partissero dalla terza fila. Alla
partenza, Berger, troppo nervoso, si muoveva prima del semaforo verde, e
credo che tutti gli altri lo abbiano seguito. All’uscita del Tamburello,
Nigel Mansell è andato sull’erba e ha sollevato un gran polverone che
ha causato il caos nelle retrovie. Accecato dalla polvere, Ivan Capelli è
finito sopra a Satoru Nakajima, che all’improvviso si è trovato
sull’erba e poi contro il muro. Anche Capelli era fuori, mentre Roberto
Moreno si è trovato gli aspiratori pieni di terra e si è dovuto fermare
alla fine del giro. Alla
frenata della Tosa, la curva secca a sinistra dopo il rettilineo, c’era
un vero e proprio ingorgo. Senna ha preso la linea interna e rubato la
traiettoria a Berger, passando al comando. Thierry Boutsen era subito
dietro, appena davanti a Patrese, e seguito dalle due Ferrari appaiate. Jean
Alesi, con la sua Tyrrell dal muso strano, è arrivato a bomba
all’interno, sollevando polvere, mostrando la sua solita mancanza di
rispetto per gli anziani, e forse una overdose di esuberanza giovanile. Ed
era chiaro che aveva intenzione di passarli tutti e due, anche se non
c’era spazio. Affiancatosi a Mansell gli ha dato una bella ruotata e,
spostatosi Mansell, anche Prost dovette lasciare strada. E Alesi passò,
la sua Tyrrell bianca e blu dietro alle Williams all’uscita della curva,
con Prost costretto nell’erba, su cui ha sporcato le gomme e aspirato
terra negli scivoli. Alla
fine del primo giro Senna aveva accumulato un po’ di vantaggio su
Boutsen, che aveva passato Berger, poi c’erano Patrese, Alesi, Mansell,
Prost e le due Benetton Ford di Nelson Piquet e Alessandro Nannini. Prost
ha perso poi terreno nei seguenti due giri mentre le gomme si ripulivano,
perdendo una posizione a vantaggio di Piquet. Nello stesso periodo, Senna
parcheggiava la macchina con una foratura alla posteriore destra;
nell’entusiasmo generale la McLaren si fermava nella sabbia. Berger
non riusciva a impensierire Boutsen, ora al comando con la Williams
Renault, che sembrava allungare agevolmente. Ma non sarebbe durata,
Boutsen aveva problemi con la terza marcia. A un certo punto gli entrò la
prima, che causò un fuorigiri catastrofico, dopo due giri entrava ai box
perdendo olio, era il ritiro. Con
Mansell e Prost terzo e quarto la gara stava prendendo contorni precisi.
Sebbene si vedesse del fumo uscire dall’auto di Mansell in uscita di
curva già dal settimo giro, non sembrava peggiorare, e a un terzo di gara
raggiungeva Patrese. Questo dava nuovo fiato ai tifosi ferraristi, mentre
egli iniziava a rincorrere Berger. Berger sarà anche stato ferrarista lo
scorso anno, ma ora la folla non se ne ricordava, mentre guidava una
McLaren. Mansell
sembrava spinto dalla folla festante, e si avvicinava a Berger fino a
diminuire il distacco al di sotto dei tre secondi. Giunse il momento di
doppiare DeCesaris, che avrebbe dovuto vedere Mansell che si avvicinava
rapidamente sul rettilineo, se avesse guardato negli specchietti.
Ovviamente non lo fece, poichè alla frenata della Tosa Andrea chiuse la
traiettoria, forzando Mansell a passare sul prato, quasi in testacoda.
Mansell tornò in pista dopo aver perso secondi preziosi. Altre
emozioni vennero quando Mansell entrò al Tamburello, la curva dopo i box.
Mansell si spostò a sinistra, e così fece Berger che lo precedeva. Per
evitare la collisione Mansell finì di nuovo sull’erba, iniziando una
serie di testacoda folli, per poi tornare in pista, riprendere il
controllo e continuare. Mansell
era furioso, perchè anche se da Berger non me lo aspetteri proprio, la
manovra sembrava volontaria. Berger ha poi spiegato che prima del
Tamburello aveva visto Mansell avvicinarsi rapidamente e aveva capito che
l’avrebbe superato sul rettilineo successivo. Quindi aveva curato la
curva veloce per stringere le propria traiettoria e lasciare alla Ferrari
lo spazio a destra. Poi a un certo punto si trovò con Mansell alla sua
sinistra nell’erba, una spiegazione francamente credibile. Al
giro successivo Mansell aveva 6 secondi di distacco da Berger e sebbene si
potesse prevedere che le sue gomme fossero in cattivo stato dopo quelle
piroette ad alta velocità, in realtà stava di nuovo recuperando. Ma al
38esimo giro una densa nuvola di fumo blu eruttò dal posteriore della
Ferrari. D’inerzia Mansell entrò direttamente nei box, deluso ed
arrabbiato. Al
41esimo giro, venti dalla fine, Berger aveva solo 4 secondi di vantaggio
su Patrese e 8 su Nannini, terzo, com Prost quarto a 11 secondi, e in
avvicinamento alla Benetton Ford. Piquet stava andando come un pazzo ed
aveva 9 secondi da Prost. Alesi sesto ma distaccato. A
questo punto era Patrese a procurare le emozioni, recuperando lo
svantaggio su Berger fino a raggiungerlo. Perdeva poi leggermente terreno
quando Berger cercava di alzare il ritmo a sua volta, ma era uno sforzo
vano, in quanto Patrese era in forma irresistibile e con una macchina
perfetta. Sul rettilineo principale, all’inizio del 51esimo giro,
Patrese prendeva il comando. Anni
fa, alla guida di una Brabham, Patrese si portò in testa al Gran Premio
di San Marino nelle fasi finali della corsa. Allora, nei suoi giorni folli,
perse immediatamente la concentrazione ed ebbe un incidente. Oggi, al suo
195esimo Gran Premio, non avrebbe fatto lo stesso errore e portava al
traguardo la macchina per una ben meritata vittoria, ottenuta a casa
propria. E, sebbene una Ferrari non avesse vinto, almeno i tifosi locali
avevano un compatriota da applaudire. È
stata una gara incredibilmente emozionante con le prime quattro vetture in
soli 6.843 secondi, tutte di team diversi e con motori diversi. Piquet va
congratulato per il quinto posto con la Benetton, e Alesi, sesto e
doppiato con la Tyrrell che montava le nuove Pirelli, mostrava che il gap
si va chiudendo. Molti
i punti di riflessione a questo punto, e poche le indicazioni precise per
il resto del campionato.
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