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Associazione Mondiale Piloti per la Solidarietà

 

South Africa 1983

Prestazione dominante

Piquet vince il titolo, finendo terzo dopo una gara tattica – Prost si ferma per cedimento del turbo – Arnoux mai in gara – Patrese finalmente vince – Il miglio risultato di DeCesaris – Lauda con la McLaren Porsche – Tambay in pole, il suo canto del cigno con la Ferrari— di: NIGEL ROEBUCK

‘Certe volte devi lasciare qualcosa che vorresti, per essere sicuro di ottenere qualcos’altro’ ha detto Nelson Piquet Sabato pomerigigo scorso. ‘Certo è stata dura non vincere una gara che so che avrei potuto vincere facilmente – ma se questo voleva dire assicurarsi il campionato, cosa conta vincere una gara?’ Il nuovo campione del mondo ha semplicemente schiacciato tutti nel Gran Premio del Sudafrica. Secondo in prova, ha dato vita a una partenza bruciante con la sua Brabham alleggerita di carburante, ha mantenuto il vantaggio fino al pit stop a un terzo di gara, rallentando solo quando ormai anche arrivando quarto avrebbe conquistato il titolo. A quel punto si è arreso al compagno di squadra Riccardo Patrese, ma ciò non gli ha causato problemi. Chiunque, tranne Alain Prost, serebbe stato lasciato passare in quelle circostanze, e il francese, con il turbo rotto, era già ai box, guardando il suo sogno che svaporava ancora una volta. E l’altro rivale di Nelson, Renè Arnoux, era uscito all’inizio della gara, senza mai essere riuscito a preoccuparlo. Arrivare alla fine, quindi, era l’unica cosa che importava, e al brasiliano importava poco che Andrea DeCesaris con l’Alfa Romeo gli strappasse il secondo posto a due giri dalla fine. Quattro punti bastavano. Alla fine era stato tutto calcolato molto bene. Sarebbe stato bello vedere un Campione del Mondo raggiungere il titolo con un avittoria, ma la performance iniziale di Piquet aveva già lasciato il segno. Quindi, titolo a Nelson, vittoria a Riccardo. L’italiano ha corso una perfetta gara di supporto, e tutti gli avrebbero augurato questa vittoria dopo una stagione incredibilmente sfortunata. Anche DeCesaris ha guidato splendidamente, con una macchina chiaramente non da secondo posto. Derek Warwick è nuovamente arrivato bene, quarto con la Toleman, e un felicissimo quinto era il campione uscente Keke Rosberg, che ha avuto I suoi problemi con una Williams Honda che comunque ha ben impressionato come ultimo turbo a debuttare in F1. Verso la fine della gara Keke ha vinto una battaglia con Eddie Cheever, la cui Renault ha perso un po’ di motore ma comunque è arrivata sesta. La pole position era stata di Patrick Tambay, su una Ferrari per l’ultima volta, ma una volta in gara il francese non è mai stato protagonista. Era un pomeriggio da Michelin, e le Goodyear di Tambay non potevano competere con i pneumatici radiali. Inoltre, già dalla partenza aveva delle perdite di potenza, e veniva sorpassato da Alfa, Renault…e McLaren Porsche. Il titolo a Piquet e la delusione di Prost erano le notizie del giorno, ma un’altra importante era la grande performance di Niki Lauda, che ha fatto segnare il miglior tempo nel warm up e ha poi fatto una gran gara. Dodicesimo in griglia, ha cominciato a recuperare, superando Tambay, DeCesaris e Prost, e sfidando Patrese per il secondo posto. Un pit stop pasticciato lo ha obbligato a fermarsi a lungo, ma Niki ha recuperato fino ad arrivare a 4 secondi dalla leadership a sette giri dalla fine. A quel punto, purtropo, un turbo ha ceduto, ma attenzione: Lauda sarà ancora più veloce nel 1984. Per Piquet l’anno prossimo non è un problema urgente. Per Prost, Arnoux e gli altri, il 1984 non arriverà mai troppo presto.

QUALIFICHE Eccoci alla fine a Kyalami, per il 15esimo round. Per il terzo anno consecutivo il mondiale si decide all’ultima gara – e questa volta su un circuito degno di tale evento. Il contrasto tra l’evento finale di questa stagione e quello degli ultimi due anni non potrebbe essere più evidente. Invece dell’incubo al neon di Las Vegas e il suo stupido parcheggio, abbiamo l’antiquata atmosfera dei sobborghi di Johannesburgh e le bellissime curve di Kyalami.

Abbiamo tre piloti il lizza per il titolo, uno di essi già campione del mondo, gli altri due determinati a portare il titolo in Francia per la prima volta. Qui abbiamo tre caratteri completamente differenti: il Brasiliano che vive solo di corse, la cui faccia cambia da un muso lungo alla Reutemann a un sorriso a 32 denti in un secondo, il francese con mezza industria di stato dietro le spalle, il cui umore è stato rovinato qualche settimana fa, ma ora, quando conta, si mostra rilassato e sereno; e l’altro francese, l’outsider – per molti versi, al di là della semplice questione del titolo mondiale – che si è dato da fare con la sua vettura più di ogni altro – e ora ha la macchina per farcela. Tutti e tre arrivano a Kyalami sapendo che questa non sarà una gara a punti. Sì, le tattiche avranno la loro importanza, ma il succo è che tutti e tre devono cercare di vincerla. Prost, per esempio, sa che arrivare secondo dietro a Piquet – come a Brands Hutch – non basterebbe. Tre punti separano primo e secondo, ma tra Alain e Nelson ce ne sono solo due. E il pilota della Brabham sa che solo la vittoria potrebbe garantirgli il titolo. Finire secondo, con Prost terzo, li metterebbe a pari punti, ma Prost avrebbe la meglio nel conto delle vittorie, quattro a tre.. Per Arnoux la cosa è ancora più semplice, andare a tutta come sempre. Gli servono i nove punti, visto che ne ha otto di distacco da Prost. Può solo pregare per il ritiro dei suoi avversari. Fino a Brands Hutch, tre settimane fa, c’era anche un quarto candidato al titolo, ma le aspirazioni di Patrick Tambay finirono là. Ventiquattr’ore dopo finì anche il suo contratto con la Ferrari. Certe volte gli italiani eccellono nel colpire un uomo quando è in crisi, come il derby Inter-Milan spesso dimostra, ma Tambay è arrivato in Sudafrica molto determinato. È in cerca di un lavoro, e una buona gara alla fine della stagione non gli farebbe male; e vuole anche mostrare al Commendatore che è stato male informato da certa gente. Probabilmente Marco Piccinini aveva le sue ragioni per allontanare Patrick dalla Ferrari, ma durante il weekend è risultato chiaramente, addirittura in maniera imbarazzante, che nessuno nella squadra corse è d’accordo con questa scelta.

Tuttavia Tambay almeno adesso sa quale è la sua situazione, e affronta il weekend a cuor leggero. Se la Ferrari ha deciso di fare a meno di un test driver per l’84, pazienza. Dal momento in cui è salito sulla 126C3 all’inizio delle prove, Patrick è stato il più veloce a Kyalami. Le squadre non venivano qui da 18 mesi, così sono stati concessi due interi giorni di test all’inizio della settimana, e Tambay ha fatto il miglior tempo in tutti e due i giorni. Alla sera del martedi aveva fatto segnare 1’06”86 (solo mzzo secondo più lento della pole di Arnoux nell’82, con la Renault a effetto suolo) e lasciando il secondo miglior tempo di DeAngelis con la Lotus Renault a 1’07”51. Dopo l’italiano c’era Arnoux, Laffitte (comparso dal nulla nella sua prima apparizione con la Williams-Honda turbo), Prost, Mansell, Piquet, Lauda, Patrese, de Cesaris, Rosberg, Warwick e Cheever. Al giovedi, il primo giorno di qualifiche, Tambay manteneva la pole con 1’07”631 e poi con 1’06”841 con il secondo treno da qualifica. Sembrava la pole di giornata finchè Piquet, ancora una volta autore della velocità di punta più alta, ha fatto segnare 1’06”729…ai box Ferrari i meccanici di Tambay svolgevano la solita routine, che a un osservatore distratto sembrava una rappresentazione di follia latina. Rimesse le gomme alla macchina di Patrick, scambiando esterne con interne, I ragazzi hanno iniziato a bagnarle e a ventilare i radiatori con un gigantesco phon. Poi, a ormai pochi minuti dalla fine delle prove, attaccavano il compressore, e un tranquillissimo Tambay usciva di nuovo. Quelle gomme potavano fare ancora solo un giro, ma il tempismo era perfetto. Patrick si trovava pista libera e il risultato era un incredibile 1’06”554. I suoi meccanici erano impazziti, e i suoi rivali tentavano, inutilmente, di batter il suo tempo. Mentre accadeva tutto ciò il compagno di squadra di Tambay era un uomo molto scontento. Non solo non riusciva a avvicinarsi al tempo di Patrick; adesso si trovava con un problema che poteva anche impedirgli di partire, nella gara più importante della sua vita. Arnoux aveva segnato un tempo alto col primo set di gomme, ma la sua macchina si era spenta durante il giro di riscaldamento nella seconda uscita. Era un problema elettrico, niente di serio, ma, comprensibilmente, Renè era furioso, bloccato a metà del circuito in un momento così importante. La macchina era in un punto pericoloso, ma Arnoux si dovette dare molto da fare per convincere i commissari a spostarla. Quelli iniziarono la manovra senza avvertirlo, e gli passarono sopra a un piede con una ruota posteriore della C3. Renè tornava ai box zoppicando, tuffando immediatamente il piede destro in un secchio d’acqua fredda. Tuttavia il piede cominciava rapidamente a gonfiare, e Arnoux cominciava a sentire un forte dolore. Nessuna frattura, ma una seria contusione, e i dottori ritenevano che un nervo fosse stato leso. Mentre il primo giorno di prove ufficiali terminava non c’era nessuna certezza che il pilota Ferrari in lizza per il titolo sarebbe riuscito a gareggiare.

‘Domani ci provo, vedo come mi sento’ diceva Renè. 1Forse mi faranno una puntura di novocaina per diminuire il dolore, ma vorrei evitarlo perchè mi toglierebbe sensibilità al piede – e mi serve per l’acceleratore e il freno…’ bisogna ammirare il coraggio mostrato da Arnoux al venerdi. Il piede faceva ancora male, e zoppicava decisamente, ma alla fine riusciva a infilarsi gli stivaletti da corsa. Al mattino infilava una serie di giri veloci, dicendo che non gli faceva poi così male. E nel pomeriggio arrivava a un decimo dal suo miglior tempo, La sua posizione in griglia, quarto, non cambiava, ma psicologicamente era molto importante. Il giorno della corsa, diceva, i dottori si aspettano che non avrò quasi più dolore.

L’atmosfera ai box Ferrari era piuttosto strana durante tutte le prove. Arnoux era il loro candidato al titolo, il pilota che sarebbe rimasto l’anno successivo, ma era chiarissimo che ai box era più importante che Tambay vincesse questa gara, la sua ultima con la squadra. Nessuno, a parte Piccinini, faceva alcuno sforzo per nascondere la propria solidarietà con Patrick. Puoi trascinare un cane fino all’acqua, Marco, ma non puoi obbligarlo a bere...

‘La macchina è favolosa’ diceva l’uomo in pole position, standosene seduto in macchina per tutta la seconda mezz’ora delle prove, gomme da qualifica pronte nel caso qualcuno battesse il suo tempo. ‘Non c’era motivo di uscire tanto per, rischiando il motore. Mi spiace molto lasciare la Ferrari. Mi piacerebbe, domani, stare in testa tutta la gara, ma se fa molto caldo avremo problemi con le gomme…’ Aiuterai Arnoux? ‘No’ è la risposta secca. ‘Penso di aver fatto abbastanza sacrifici per questa squadra, o no?’ I 3.000 dollari di premio per la pole Patrick li ha distribuiti tra i suoi meccanici. Quindi primo e quarto e sentimenti contrastanti alla Ferrari. In mezzo le due Brabham BMW, con Piquet davanti a Patrese. Come a Brands Hutch le vetture bianco-blu presentano larghi alettoni simili a quelli della Ferrari, e per questa gara cruciale è stato anche modificato il sistema di raffreddamento dell’olio. Tutto il resto è immutato nelle vetture, la gara finale del mondiale non si presta a sperimentazioni.

Le prove erano iniziate malissimo per il team, I due piloti avevano rotto il motore il venerdi mattina. Ma le vetture erano molto veloci, Nelson era l’unico che sembrava poter minacciare la pole di Tambay. Al venerdi pomeriggio (molto più caldo del giorno prima) il brasiliano ha cominciato ad andare forte. Passava sulla linea del traguardo a 185 mph, arrivando a quasi 200 prima della frenata alla Crowthorne, più veloce di chiunque altro in quel punto. Ma il suo giro più veloce alla fine era di tre centesimi più lento del tempo di giovedi. 

‘Sono abbastanza contento’ ha detto dopo. ‘Di certo Tambay va forte qui, ma se durante la gara fa caldo credo che le Michelin saranno meglio delle Goodyear. Lo spero, comunque…’ Per Piquet il titolo mondiale era chiaramente motivo di minore tensione che per i suoi rivali. Sì, sarebbe bello vincerlo di nuovo, ma d’altra parte vorrebbe dire un sacco di interviste, impegni extra-sportivi, un sacco di cose noiose.

Patrese era indemoniato nell’ultima sessione di prove. Il suo posto sulla seconda Brabham potrebbe non essere confermato, così aveva qualche cosa da dimostrare. Il giovedi aveva rotto il turbo uscendo dall’ultima curva nel suo giro veloce, finendo la giornata col 12esimo tempo. Nell’ultima ora a disposizione era disperato. Non una volta, ma due, è uscito dalla difficile discesa destrorsa del Barbecue con tutte e quattro le ruote sull’erba. La via di fuga in quel punto è minima (Peter Revson ha perso la vita proprio in quel punto, nove anni fa) e le notizie sulle acrobazie di Riccardo hanno impressionato persino Keke Rosberg: ‘Quello è un punto mooolto pericoloso per fare una cosa del genere…’

Il più lento in prova degli aspiranti al titolo era Prost, m questa non era una sorpresa, nemmeno per lui. Il V6 della Renault semplicemente non regge grosse pressioni al boost come invece fanno Ferrari e BMW in qualifica, e con un rettilineo lungo come quello di Kyalami Alain dubitava di poter essere veramente competitivo in prova.

‘Vedi,’ diceva venerdi pomeriggio, ‘se guardi la nostra stagione, ti accorgi che siamo sempre stati quarti o sesti in griglia, una cosa così, mentre l’anno scorso eravamo sempre in prima fila. In gara però, siamo sempre stati più competitivi, e più affidabili dello scorso anno.’ Prost ha passato un sacco di tempo su tutte e due le proprie vetture, ed era contento di ambedue alla fine delle prove. ‘L’assetto e la manovrabilità sono perfette, come in Austria…’ e naturalmente sappiamo ttti come è andata a finire là. Alain è quinto in griglia, e sarebbe stato anche più avanti se non avesse sbagliato gomme nell’ultima sessione di prove ufficiali. Non importa, dice, ha un buon feeling per la gara e ama questo circuito. Invece Eddie Cheever era molto meno soddisfatto, avendo ottenuto solo il 14esimo tempo in quella che è la sua ultima gara con la Renault. Senza cavalli la mattina, ha dovuto cambiare un turbo prima delle prove ufficiali, ma gli mancavano sempre circa 400 giri. ‘Oltra al motore, non riesco a regolare l’assetto. Giù dalla Barbecue, per esempio, il muso mi scappa via ad ogni giro. Tutte le volte penso che dovrò alzare il piede, poi stringo i denti e ce la faccio per un pelo. Sono nei guai, questo è certo. Il mio assetto èpraticamente uguale a quello di Alain, ma la sua macchina sta in strada molto meglio’.

Da ogni punto di vista la Williams Honda si è fatta ben notare alla sua prima uscita, con Rosberg sesto e Laffitte decimo. Keke era abbastanza poco interessato in realtà, ma era chiaramente contento di essere nuovamente competitivo. ‘Non sono sorpreso che siamo così avanti perchè è quello che mi aspetto dal team Williams, ma la cosa che mi ha più impressionato è che abbiamo sempre utilizzato il boost a regimi da gara.’ Il motore Honda non regge ancora alte pressioni del boost, ma l’anno prossimo sarà a posto. ‘In realtà è un po’ frustrante in prova, perchè il motore non sembra andare bene al primo giro veloce, poi al secondo va molto bene, ma a quel punto le gomme da qualifica sono andate…’

Durante la sessione finale di prove Rosberg è stato coinvolto in un incidente con Manfred Winkelhock, con il pilota dell’ATS che ha deliberatamente preso a ruotate Keke mentre procedevano lenti alla curva Sunset. ‘Gli stavo in mezzo ai piedi, credo, e quindi era arrabbiato con me…insomma, è stata una lunga stagione, vedi, era la mia ultima chance di rendergli pan per focaccia!’

Rosberg ha perso del tempo durante la mattinata a causa di un persistente problema di accensione, poi risolta cambiando una valvola Westgate difettosa. Nel pomeriggio aveva deciso di usare prima delle gomme da gara, passando poi a quelle da qualifica dopo che il sottosterzo l’aveva fatto uscire di pista, senza conseguenze, alla curva Sunset. La FW09 è una di quelle macchine che sembrano “giuste” fin dall’inizio, e la prima uscita con il turbo è stata fino ad ora abbastanza indolore. Infatti Jacques Laffitte sembrava molto eccitato durante le prove: ‘Non l’avevo mai guidata prima, e mi sono subito trovato a mio agio. Non mi ha sorpreso la potenza in sè, ma la velocità in curva che questa potenza permette. Questa è stata l’impressione principale. Sembrava di essere ancora su una di quelle vetture a effetto suolo’. Laffitte ha sempre preferito un po’ di sottosterzo, e ha trovato che esso è una delle caratteristiche della FW09, fino a venerdi, quando la macchina ha iniziato a sovrasterzare un po’ troppo per i suoi gusti, facendolo scendere in griglia dal settimo al decimo posto.

Il salto in avanti maggiore il venerdi l’ha fatto Mansell, che ha portato la Lotus Renault 94T dal 17esimo al settimo posto, quasi due secondi più veloce del giorno prima. ‘Giovedì è stato un disastro.’ Dice Nigel. ‘Ho perso il boost al primo giro di qualifica, e ho dovuto usare quello di scorta per il secondo, e il motoro tendeva a spegnersi. I meccanici mi hanno cambiato il motore durante la notte, ma stamattina non avevo potenza sopra ai 10200 giri. Crediamo sia un problema con l’intercooler…’

Nell’ultima sessione tutto è andato per il verso giusto, Mansell ha scelto le Pirelli giuste ed è saltato dalla ottava alla Quarta fila. Elio DeAngelis, al contrario, ha scelto pneumatici diversi ed è scivolato dall’ottavo all’11esimo posto. L’italiano era stato tra i migliori nelle libere, secondo solo alla Ferrari di Tambay, ma non è riuscito a ripetere il proprio tempo nelle prove ufficiali. ‘Certe volte questo lavoro non lo capisco . Stiamo usando più boost che nelle libere, e andiamo più piano…’ Parte del problema era legato a un intercooler rotto, identificato giovedi notte, e la mattina dopo Elio era contento del quarto posto nelle libere. Ma quello rimase il so tempo migliore; nel pomeriggio, quando contava, ha sbagliato gomme.

‘Non so dove sarò l’anno prossimo,’ ha detto Manfred Winkelhock alla conferenza stampa pre-gara, ‘ma di certo posso trovare un posto mogliore di questo – e mi porterò dietro un motore BMW…’ il rapporto tra Manfred a Gunther Schmid non è mai stato idilliaco, ma sembrava contento dell’ATS nelle prove, ottavo e tra i più veloci alla speed trap. ‘Neanche un cedimento di un turbo’ diceva sorridendo, ‘un record, eh?’.

Andrea DeCesaris metteva paura durante le prove, persino per i suoi standard. Normalmente metteva due ruote sull’erba all’uscita della Barbecue, e la sua Alfa sembrava spesso sul punto di uscire in maniera catastrofica, saltando un po’ dappertutto. Ha impressionato anche gli altri piloti. ‘Ti dirò, a un certo punto gli ero dietro’ ha fatto notare Cheever, ‘e alla fine ho deciso di lasciarlo andare. Non volevo essere coinvolto in un incidente’. E Warwick ha suggerito che, in un paio di punti, l’anatomia di Andrea sia particolarmente ben sviluppata: ‘Lui è il tipo che, non appena sale in macchina, è già al 110%…’

In realtà l’Alfa faceva molta fatica a Kyalami, e la performance di DeCesaris nell’ultima sessione ha dell’incredibile, migliorandosi di un secondo in una giornata in cui la pista era più lenta. ‘Avrei fatto meglio nella prima sessione,’ ha commentato Andrea, ‘ma mi è partito un turbo e ho dovuto usare il muletto – che non mi piaceva. Non abbiamo delle gran velocità in qualifica, ma la macchina va bene col pieno. Ptrebbe essere una buona gara…’

Mauro Baldi era quasi spettacolare quanto DeCesaris su questa pista, ma non è riuscito a eguagliarne la performance. Un secondo più lento del compagno di squadra, è partito 17esimo, ultimo dei sovralimentati.

A parte la brillante prestazione di John Watson nei primi giri del GP di Monza, la McLaren Porsche ha abbastanza deluso fino ad ora, ma le prove di Kyalami hanno mostrato che la bellissima vettura forse sta cominciando a funzionare. E se si pensa che il sistema di gestione elettronica del motore Bosch Motronic costa appena meno dell’intero motore Hart Turbo, queste sono buone notizie per quelli che staccano gli assegni per la McLaren…

La macchina di Niki Lauda aveva un intercooler modificato a Kyalami, che gli permetteva di lavorare con 30 gradi in meno di Watson. Nelle libere Lauda ha avuto la pole per un po’, ma poi in qualifica Ferrari, BMW, Honda e Renault andavano più forte. ‘Non è male’ ha detto l’austriaco, ‘ma non è molto eccitante in prova. Meglio con le gomme dure e il pieno’.

Watson ha avuto molti problemi in prova, lamentando scarsa progressione dal suo motore “caldo”. Stessi tempi di Lauda il primo giorno, si è trovato dietro alla rissa tha Rosberg e Winkelhock nel primo giro veloce. Comprensibilmente, non ha apprezzato il lato umoristico della faccenda, dopodichè il suo secondo giro veloce è stato rovinato da uno spegnimento, causato da un tubo dell’acqua che si è rotto. È quindi rimasto al 15esimo posto, tre posizioni dietro a Niki.

La settimana non era iniziata bene per la Toleman. Durante i test tutti e due i piloti avevano avuto esperienze allarmanti, Bruno Giacomelli era uscito senza conseguenze da un incidente causato dalla perdita di un tirante della sospensione, e Derek Warwick era uscito di pista alla curva Clubhouse. ‘Non siamo sicuri di quello che è successo’, ha spiegato, ‘sembra che le pinze dei freni posteriori si siano bloccate da sole mentre entravo in curva. Potrebbe essere evaporato l’olio dei freni, creando pressione nelle linee, che sono scoppiate bloccando le pinze. Ci era successo a Silverstone. Questa volta credo di essere andato in panico quando si sono bloccate, ho schiacciato il freno e si sono bloccate anche le ruote davanti’.

Appena prima di colpire le barriere, mi ricordo che ho pensato ‘qui mi faccio male’.

Dopo le prove Warwick era piuttosto seccato. ‘Sulla mia macchina abbiamo installato l’ultima versione del motore – e perdo sette decimi da Bruno lungo il rettilineo. Abbiamo tolto un po’ di deportanza per migliorare la velocità, ma la macchina di Bruno è sempre più veloce della mia agli alti regimi, dal traguardo fino a Crowthorne…’ insomma Derek era scontento del 13esimo posto in griglia, con Giacomelli tre piazze indietro. Comunque, alla velocissima curva Jukskei le Toleman erano tra le vetture più stabili.

Come cambiano i tempi. A Kyalami c’erano solo nove motori aspirati, e si iniziava a far caso all’urlo acuto del cosworth e dell’Alfa 12 cilindri, mentre prima si ascoltava con curiosità il rombo basso del turbo. Due Tyrrell, due Arrows, due Ligier, due Osella e una RAM March. Con solo 26 concorrenti tutti avevano la quasi certezza di partire, ma in realtà le vetture italiane si sono “qualificate” solo grazie alla cavalleria degli avversari. Corrado Fabi e Piercarlo Ghinzani sarebbero dovuti rimanere fuori per la regola del 110%, ma gli altri team managers hanno firmato una liberatoria che consentiva loro di partire.

Il più veloce dei non-turbo, come da pronostico, era Michele Alboreto, meno di tre decimi più veloce dal suo volonteroso compagno Danny Sullivan, dal quale si è anche fatto prestare la vettura, dato che la sua aveva cali di potenza. Le Tyrrell partivano 18esima e 19esima. Durante una pausa delle prove un fotografo italiano ha chiesto a Marco Piccinini il permesso di riprendere Alboreto seduto nella Ferrari numero 27. “Robespierre” (questo è il soprannome affibbiato dai giornalisti italiani al team manager della Ferrari!) era d’accordo, ma i suoi meccanici non ne hanno voluto sapere… Dietro alle Tyrrell c’era Boutsen, e poi gli altri, Jarier su Ligier, Surer su Arrows e Boesel sull’altra Ligier. Kenny Acheson, con un motore Cosworth prestatogli dalla Williams, era 24esimo con la RAM March, nettamente più veloce delle due Osella, e tutti erano contenti di vedere questa gradevole persona partecipare con una vettura di John McDonald.

LA GARA Durante la settimana a Kyalami, il tempo ha sempre seguito un certo schema: sole caldo e brezza per la maggior parte del giorno, poi nuvoloso e qualche volta pioggia verso sera. Ma sempre, al risveglio, il cielo era sereno di nuovo, e cosi fu anche il giorno della gara. Lasciammo Johannesburg presto, per evitare il traffico, dato che si prevedeva una grande affluenza di pubblico. Il Sudafrica, in fondo, non aveva avuto alcuna gara automobilistica di alto livello per quasi due anni, inoltre la gara era decisiva per il titolo. In realtà il traffico era contenuto, e il pubblico abbondante ma non straripante.

Nel Paddock tutti scommettevano su Piquet. Pochissimi parlavano della gara in sè. La cosa importante era il titolo, e, sentendo le opinioni in giro, era chiaro che c’era una generale ostilità, soprattutto verso la Renault, che risale ancora alla guerra FISA-FOCA dell’80-81.  Nessuno si dimentica dove ha sotterrato l’ascia di guerra.

‘Non credo che nessuno cel’abbia con Alain,’ ha commentato Rosberg, ‘ma la Renault ha fatto un sacco di manovre politiche. Inoltre, se non ce la fanno quest’anno, non ci riusciranno più, l’anno prossimo il turbo l’avranno tutti…’

Come le ore passavano, cominciava a delinearsi sempre più uno scontro a due tra Piquet e Prost per il Mondiale 1983. Il caldo era ancora maggiore di venerdi e ciò suggeriva una gara “Michelin”, brutte notizie quindi per Arnoux, che in più doveva fare i conti con la sua ferita al piede. Il grande amico di Renè Didier Pironi passava tutto il tempo ai box Ferrari, consigliandolo e incoraggiandolo, ma l’atmosfera era pesante. ‘Questo caldo proprio non ci voleva’ digrignava tra i denti Tambay. ‘Giovedi era perfetto per noi, ma ieri ho fatto una decina di giri veloci con Nelson. Avevamo lo stesso ritmo, ma alla fine avevo le gomme segnate, e oggi mi sa che dovremo scegliere una mescola più dura. Oggi è più caldo che mai.’ Durante il warm up c’è stata una serie di incidenti, in pista e fuori. Il povero Watson l’ha passato tutto seduto nei box, col motore che non voleva saperne di avviarsi, a Rosberg il motore si è rotto, ed è la prima volta che capita, alla Williams Honda. Alla Crowthorne Winkelhock si è preso un bello spavento quando la sospensione posteriore sinistra dell’ATS ha ceduto. Se l’atmosfera generale di Kyalami ricorda Oultone Park negli anni cinquanta, l’ambiente ai box è del tutto diverso. La pitlane è molto stretta per gli standards odierni, e inadeguata ai rifornimenti e cambio gomme da fare in nove secondi. Perciò c’era un po’ di apprensione riguardo alla possibilità di un incidente; la pit lane veniva quindi chiusa al personale non essenziale – piloti, team managers, meccanici e, se cen’era qualcuna in giro, rockstars.

È un po’ che le cose funzionano in questo modo e non abbiamo nulla da obiettare. Certe volte vedi tipi strani con un pass della FOCA, ma pazienza. Bernie Ecclestone è molto attento a chi entra nella zona box, e sabato mattina ha tolto il pass a un tizio, che ha cercato a sua volta di rimuovere la testa di Bernie. E c’erano notizie di simili spiacevoli inconvenienti avvenuti in diversi box. ‘È un bellissimo circuito’, diceva un esperto di F1, ‘Ma tutto per il resto sembra Hicksville.’.  Comunque, in questo incrociarsi di tensioni ne è uscita una lista di tempi, e in cima c’era il nome di Niki Lauda, cautamente contento della sua macchina. Patrese era subito dietro, poi i candidati al titolo Piquet e Prost, con DeCesaris e Tambay dietro di loro. 

La bandiera a scacchi veniva esposta e la pit lane si riempiva di macchine. Le risse finivano e i meccanici si mettevano al lavoro. Una pace car della BMW si infilava in pista in senso contrario…

Crowthorne sembrava il punto cruciale della pista, e fu presto chiaro che le preoccupazioni per la sicurezza così sentite nella zona box, non avevano raggiunto altre parti del circuito. Appena fuori dalle recinzioni c’erano diversi bambini (tutti dotati di pass naturalmente) e mi chiedevo quante chances avesse un pilota di essere estratto dalla sua vettura in fiamme da commissari che vestivano calzoncini corti e sandali. Proprio in quel punto, dieci anni fa, Mike Hailwood aveva salvato Clay Regazzoni da una fine simile.

La pitlane così stretta aveva spinto i team managers a accordarsi sulla lista dei pit stop, per evitare rifornimenti in contemporanea. Sono riuscito a ottenere una copia della lista, e ho visto che la Brabham aveva prenotato uno stop al 27esimo giro, un terzo della distanza. Quale delle due? La risposta non si fece attendere. Al semaforo verde Piquet e Patrese hanno scavalcato facilmente Tambay, infilandosi alla Crowthorne davanti all’autore della pole, e quando sono riapparse sul rettilineo, alla fine del primo giro…un urlo della folla salutava Nelson, che aveva già due secondi di vantaggio, poi un altro mezzo secondo al giro dopo, e il distacco continuava ad aumentare 4.1,4.8, 5.8, 6.9...

Poca benzina o no, i primi giri di Piquet sono stati incredibili. Il sesto l’ha fatto in meno di 60 secondi, e sarebbe stato poi il giro più veloce di tutta la gara. ‘Avevamo deciso che sarei andato al massimo all’inizio’ ha detto dopo, ‘per cercare di costruire un vantaggio che mi permettesse di fare il pit stop e restare primo.’ E mentre continuava a guadagnare un secondo al giro la strategia dava l’idea di essere vincente. A parte tutto il resto, la vista della macchina bianca e blu che spariva in lontananza deve avere demoralizzato molto Alain Prost, che non riusciva a sorpassare l’ostico DeCesaris. All’ottavo giro finalmente passò, ma ormai Piquet era fuori dalla sua portata. Mentre le Brabham giravano tranquillamente più veloci di tutti, dietro di loro accadevano molte cose. All’inizio del secondo giro, per esempio, la prima gara col turbo di Laffitte si concludeva in anticipo quando la sua Williams Honda usciva di pista alla Crowthorne, infilandosi nelle barriere. Jacques era illeso, ma arrabbiatissimo. ‘Stavo sulla sinistra della pista, con a fianco Cheever. Le sue ruote davanti le avevo vicino alla fiancata e, lentamente, mi spingeva a sinistra. Non potevo frenare, perchè mi sarebbe salito sulle ruote e avremmo avuto un incidente terribile, così ho finito per mettere due ruote sullo sporco e…mi sono girato, e la corsa è finita’. Alla fine dell’ottavo giro la Ferrari di Arnoux è rientrata lentamente ai box, e a questo punto la gara per il titolo era ormai un duello. Sin dalla partenza Renè non era riuscito a salire oltre la settima posizione: ‘La mia anteriore sinistra ha iniziato a sgonfiarsi dopo due giri, e sapevo che avrei dovuto fermarmi presto. Ma poi il motore ha perso tutta l’acqua…’. Al suo compagno di squadra le cose non andavano molto meglio. Alla fine del primo giro Tambay era stato passato in velocità sul rettilineo da Decesaris e Prost. ‘Sembrava di essere di nuovo a Monza – poca velocità in rettilineo’ spiegava Tambay. ‘A causa del caldo abbiamo messo gomme B davanti e A dietro. Era probabilmente il miglior compromesso, ma avere gomme dure dietro significava poca trazione all’uscita dalla Leeukop e poi lungo il rettilineo – quindi poca velocità di punta. Inoltre avevamo molta ala per compensare le gomme dure! E la pressione del boost era bassa fin dall’inizio…’. A parte Piquet, era la rimonta di Lauda il fatto più importante dell’inizio gara, che confermava la performance del warm-up. Partendo 12esimo, Niki era sesto dopo sei giri, e al nono giro superava Tambay per la Quinta piazza. Per la prima volta la McLaren Porsche sembrava davvero competitiva. Al decimo giro: Piquet – 11 secondi – Patrese – tre secondi – Prost – DeCesaris – Lauda – Tambay – Rosberg – Cheever – Warwick – Mansell.

Dopo una brutta partenza, la Lotus di Nigel era ormai l’unica rimasta in gara, perchè De Angelis aveva già fatto il primo dei tre pit stop per cercare di risolvere problemi di alimentazione che lo costringevano poi al ritiro prima di metà gara. Mentre Piquet continuava ad allungare senza fatica, Prost cercava almeno di stare attaccato a Patrese, guadagnando un decimo qui e là. Era chiaro, tuttavia, che il Renault non riusciva a competere con la Brabham BMW. In realtà il terzo posto della gialla non sarebbe durato a lungo, Lauda si era liberato di De Cesaris ed ora puntava alla terza piazza. Niki stava guidando con un’aggressività che non mostrava da tempo, nello stesso tempo mantenendo una guida pulitissima. Al diciassettesimo giro passava Prost alla Crowthorne, e iniziava a rimontare su Patrese! Per Watson non era una gran giornata. Subito prima della partenza iniziò di nuovo ad avere problemi di motore, e John dovette saltare di corsa sul muletto. Ma alla fine del giro di ricognizione la McLaren numero 7, invece di accodarsi, si infilò inaspettatamente nella sua posizione di partenza originale. Bandiera nera (come era successo a Winkelhock a Zandvoort) e fine di un weekend frustrante per John. Mentre il decisivo 27esimo giro si avvicinava, si capiva che il vantaggio di Piquet era sufficiente. A meno di problemi al cambio gomme, la Brabham numero 5 sarebbe ripartita ancora in testa. Il giro 27 passò e Nelson entrò ai box al 28esimo giro. Il lavoro fu fatto benissimo, niente ruote incastrate, niente perdite di carburante, neinte compressori difettosi (come invece successe a Brands Hutch). In 11”90 il Brasiliano aveva finito e entrava alla Crowthorne con ancora 4 secondi di vantaggio su Patrese. Il muretto della Renault a questo punto sapeva per certo che non c’era più nulla da fare per il loro uomo. A meno di seri problemi per Piquet, Prost non l’avrebbe mai raggiunto, e la superiorità di Nelson era tale che poteva anche prendersela comoda. Inoltre Prost continuava a perdere terreno anche da Lauda, chiaramente c’era qualche problema. Il rombo regolare del Renault V6 era disturbato, la pressione del boost diminuiva.

Al 33esimo giro si fermavano Lauda (terzo) e Rosberg (settimo), e la sosta di ambedue durava più del previsto. La posteriore destra della McLaren non voleva saperne, e lo sfortunato austriaco stette fermo per 25 secondi prima di poter ripartire. Adesso gli toccava ricominciare la rimonta dal settimo posto. Quelli della Williams sapevano che il pit stop non sarebbe stato molto rapido. ‘Il fatto è’ diceva Patrick Head, ‘che non avevo disegnato la macchina pensando al rifornimento, poichè non ci aspettavamo di metterla in pista quest’anno. Perderemo tempo al pit stop…’ Rosberg era partito con gomme A su tutte le ruote, e si era presto reso conto di essere stato troppo prudente. Al cambio gomme gli montarono tre C e una A e la Williams fu molto più competitiva nel resto della gara. ‘ Per un po’. Dopo lo stop, era incredibile,’ ha detto Keke, ‘ho iniziato a recuperare rapidamente su Warwick. Ma poi l’intercooler si è sporcato, e ho cominciato a avere problemi con l’alimentazione. Ho diminuito i giri a 10200 e poi a 9000. Così Cheever mi ha superato, ma poi la macchina ha funzionato bene e prima della fine l’ho ripreso.’ Al termine del 35esimo giro Prost rientrava ai box. Ho guardato la mia lista, era in anticipo di sette giri. I meccanici si misero a cambiare le gomme, ma, cosa succede? Con la macchina ancora sui cric, Alain si slaccia le cinture, si alza in piedi ed esce!. ‘Ha ceduto il turbo’ ha detto tristemente. ‘Eddie doveva fare il suo pit stop e non c’era niente da fare per la mia macchina. E poi’ ha aggiunto, ‘non sarebbe servito a nulla. Non sarei nemmeno andato a punti…’. Tutto quello che Prost poteva fare a questo punto era sedersi ai box e ascoltare il BMW di Piquet quando passata, per vedere se cambiava di tono. E il tono a un certo punto cambiava, , ma non per un motivo favorevole alla Renault. Nelson, sapeva che il suo unico rivale per il titolo si era fermato e, con 42 giri ancora da percorrere, aveva abbassato il boost. DeCesaris era sceso al quinto posto dopo il cambio gomme al 41esimo giro, e dopo lo stop di Tambay, ricominciarono la loro battaglia. Ma durò poco: I problemi della Ferrari aumentavano; ‘Dopo la sosta l’acceleratore ha iniziato a ritardare’ ha detto Tambay, ‘E la pressione del boost scendeva, credo che si sia bloccato il by-pass. Ecco fatto, finita la corsa.’ L’ultima gara di Tambay con la Ferrari è finita sul lato della pista alla Clubhouse al 56esimo giro. Nei 20 giri dopo il ritiro di Prost, Piquet aveva rallentato vistosamente l’andatura, in particolare se paragonata al ritmo pazzesco che la vettura bianca e blu aveva tenuto nella prima parte di gara. Ed ora, ormai quasi al 60esimo giro, Patrese aveva raggiunto il leader della corsa. Alla fine del 60esimo giro, infatti, la macchina numero 6 passava prima sul traguardo. Era stato fatto di proposito? Piquet stava cedendo la vittoria nel Gran Premio? Era difficile credere in tanta disciplina, ma questo era chiaramente il caso, perchè quando Lauda, in gran forma raggiunse il brasiliano, la Brabham BMW è ripartita di gran carriera, mantenendo il vantaggio sulla McLAren. ‘Certo che ho rallentato,’ sorrideva Piquet dopo la corsa, ‘E credo di aver un po’ esagerato. A un certo punto ho lasciato passare Niki – sapevo che anche il quarto posto poteva andare bene. Poi DeCesaris mi ha preso, e ho cominciato a preoccuparmi per il distacco su Warwick. Ma poi i box mi hanno informato che il distacco era molto grande…il mio problema non era di vincere la corsa, l’unica cosa che avevo in mente era in Campionato.’ Quindi al 68esimo giro la folla esultava per il sorpasso di Lauda che portava la sua McLaren Porsche al secondo posto. Era possibile che l’austriaco ottenesse la vittoria all’ultimo momento? Il distacco da Patrese era di poco più di quattro secondi, ma a quel punto la Brabham cominciò ad allungare leggermente. All’inizio del 72esimo giro la macchina di Niki cominciò a emettere fumo, ed apparì mentre parcheggiava alla Clubhouse con un turbo rotto.Molto scontento, se ne andò immediatamente al Kyalamy Ranch. Due giri alla fine. Patrese, con le dita incrociate per una gara finalmente portata al traguardo, passò, con DeCesaris, secondo, a 10 secondi, ma Piquet era sempre là, frenando, cambiando, accelerando con esagerata prudenza. ‘Quello’ disse poi Rosberg ‘è il modo in cui si vincono i mondiali…’ e così è finita. Un esultante Patrese passava primo sotto la bandiera a scacchi dopo una corsa perfetta. È solo la seconda volta che arriva al traguardo quest’anno. All’inizio della gara era certo del secondo posto dietro a Piquet, pronto a proteggee il compagno da attacchi che poi non sono mai arrivati. Il team era già d’accordo che, se i due fossero stati in testa a fine gara, con il titolo di Nelson al sicuro, non ci sarebbero state obiezioni a lasciar vincere Riccardo. E tutto ha funzionato alla perfezione. Quando la numero 5 è uscita dall’ultima curva, mentre Piquet si avvicinava al traguardo, tutta la squadra si è buttata in pista. Nelson è passato attraverso lo spazio che rimaneva, sventolando felicissimo il pugno. Avrà anche detto che il campionato non era importante, ma la sua gioia era adesso evidente. Tra le due Brabham, naturalmente, c’era Andrea, autore probabilmente della miglior gara della sua vita, al massimo già dalla partenza, controllando sempre un’Alfa che scappava da tutte le parti. E Warkick è andato a punti per la quarta gara di fila, con una Toleman non certo all’altezza degli avversari ma che lo ha portato ancora una volta al traguardo. La vettura di Giacomelli, invece, si è fermata negli ultimi giri, a causa dell’esplosione di un turbo. A parte la Brabham, la gente più felice in giro erano quelli della Williams. Keke è arrivato quinto con la Williams-Honda al debutto, e quando è mai successo che un turbo al debutto ha finito la gara? ‘È stata una gran giornata per la Williams Honda’ ha detto Frank sorridendo, ‘Non potete immaginare quanto ci è stato utile questo weekend, e adesso abbiamo davanti tutto l’inverno per lavorare. Se non avessimo portato la nuova macchina qui, avremmo perso cinque mesi di esperienza, aspettando Rio…’ 

Cheever ha ottenuto un punto nella sua ultima gara con la Renault, e Eddie ha detto che èstata una giornata frustrante, con il motore che stava sempre un migliaio di giri più basso. Appena fuori dai punti c’era Sullivan, che aveva guidato furiosamente per tutta la gara. Il teammate Alboreto era stato il primo dei Cosworth per quasi tutto il tempo, ma la sua ultima gara con la Tyrrell è terminata anzitempo, con il motore rotto. Ottavo e nono, regolari come sempre, erano Surer e Boutsen con le Arrows, il motore di Thierry tuttavia faceva veramente un brutto rumore verso la fine della gara. E vorremmo spendere una parola su Acheson, l’ultimo classificato. Certo, doppiato di sei giri, ma era il suo primo Gran Premio, un lungo caldo pomeriggio con un solo set di Pirelli per tutta la corsa, ha ben figurato. Negli ultimi giri il più veloce in pista era Mansell con la Lotus. A un certo punto della gara aveva fatto un lungo stop per riparare un giunto al cambio, e si è dovuto fermare due volte per le gomme. Tuttavia ha guidato al massimo, facendo il terzo miglior giro della gara al 60esimo giro, dietro solo a Piquet e Lauda. Quando tutto era finito, nel paddock la gioia e il dispiacere per una lunga stagione vinta o perduta erano dappertutto. I meccanici della Brabham sorridevano di gioia alla vittoria del loro pilota, e si caricavano di nuovo entusiasmo. Quanti altri teams sono così affezionati al loro pilota da creare un suo fan club? E dall’altra parte del paddock, Prost e Larrousse affrontavano giornalisti francesi immusoniti. Sembrava un interrogatorio, niente di meno. Come aveva fatto la Renault a fallire di nuovo il bersaglio? Alain era stato intesta al mondiale da aprile, aveva vinto più gare di tutti, eppure alla fine aveva perso il mondiale. Erano stati troppo sicuri? Forse la Renault era troppo ingombrante, macchinosa, troppo organizzata per battere l’inventiva di un team come la Brabham? Gordon Murray è sempre alla caccia di quello che Mark Donohue chiamava “un vantaggio ingiusto” e molto spesso gli altri lo seguono. La BT52 non è sempre stata il miglior telaio durante la stagione. Il 4 cilindri BMW è stato spesso battuto per potenza. Ma, quando contava, alla fine della stagione, Paul Rosche ha trovato più cavalli e quello ha cambiato tutto. La macchian bianca e blu è stata la più veloce di tutte nelle ultime quattro gare dell’anno, e Piquet l’ha sfruttata al massimo. Con il traguardo in vista, la Renault ha tremato, la Brabham no. Tutto qui.

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RISULTATO FINALE
Pos. Pilota Partenza Team Giri Tempo/Distacco
1 Riccardo Patrese 3 Brabham-BMW 77 1hr 33m 25.708s
2 Andrea de Cesaris 9 Alfa Romeo 77 -9.319s
3 Nelson Piquet 2 Brabham-BMW 77 -21.969s
4 Derek Warwick 13 Toleman-Hart 76 -1 giro
5 Keke Rosberg 6 Williams-Honda 76 -1 giro
6 Eddie Cheever 14 Renault 76 -1 giro
7 Danny Sullivan 19 Tyrrell-Ford 75 -2 giri
8 Marc Surer 22 Arrows-Ford 75 -2 giri
9 Thierry Boutsen 20 Arrows-Ford 74 -3 giri
10 Jean Pierre Jarier 21 Ligier-Ford 73 -4 giri
11 Niki Lauda 12 McLaren-TAG 71 Alimentazione
12 Kenny Acheson 24 RAM-Ford 71 -6 giri
  Nigel Mansell 7 Lotus-Renault 68 Non classifato
  Raul Boesel 23 Ligier-Ford 66 Non classifato
  Michele Alboreto 18 Tyrrell-Ford 60 Motore
  Patrick Tambay 1 Ferrari 56 Turbo
  Bruno Giacomelli 16 Toleman-Hart 56 Turbo
  Alain Prost 5 Renault 35 Turbo
  Corrado Fabi 25 Osella-Alfa Romeo 28 Motore
  Elio de Angelis 11 Lotus-Renault 20 Motore
  John Watson 15 McLaren-TAG 18 Squalificato
  Rene Arnoux 4 Ferrari 9 Motore
  Mauro Baldi 17 Alfa Romeo 5 Motore
  Manfred Winkelhock 8 ATS-BMW 1 Motore
  Jacques Laffite 10 Williams-Honda 1 Uscita di pista
  Piercarlo Ghinzani 26 Osella-Alfa Romeo 1 Motore
Giro più veloce
Nelson Piquet - 1m 09.948s (Giro 6)

Il Commento di Riccardo

“La macchina è stata perfetta; telaio, motore, gomme. Eravamo d’accordo che Nelson sarebbe partito leggero per scappare via subito. Il mio lavoro era di curargli le spalle e rendere le cose difficili a chi cercasse di inseguirlo.”

“Nella prima metà gara tutto è andato secondo i piani. Nelson è riuscito a staccare Prost proprio di quanto aveva bisogno. Dopo i cambi gomme mi dissero di valutare la situazione. Se Nelson era tranquillamente sul podio potevo correre per me.”

“Quando Nelson ha iniziato a rallentare gli prendevo due secondi al giro. Mi sono affiancato a lui all’inizio del rettilineo e gli ho fatto un segnale. Lui mi ha fatto segno di andare, e così ho fatto. Ho anche potuto ridurre il boost, come anche Nelson aveva fatto, ma ho tenuto sempre sott’occhio i segnali dai box. Se Nelson fosse sceso sotto la Quarta piazza ero pronto a fermarmi in modo da fargli fare i punti che aveva bisogno.”. 

“Non ero molto preoccupato [riguardo al rimanere con la Brabham l’anno venturo] prima della corsa. Adesso che ho vinto, me ne preoccupo ancora meno.”

Copertine dei giornali e programma della gara

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