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South Africa 1983
Prestazione dominantePiquet
vince il titolo, finendo terzo dopo una gara tattica – Prost si ferma per
cedimento del turbo – Arnoux mai in gara – Patrese finalmente vince – Il
miglio risultato di DeCesaris – Lauda con la McLaren Porsche – Tambay in
pole, il suo canto del cigno con la Ferrari— di: NIGEL ROEBUCK
QUALIFICHE
Eccoci alla fine a Kyalami, per il 15esimo round. Per il terzo anno consecutivo
il mondiale si decide all’ultima gara – e questa volta su un circuito degno
di tale evento. Il contrasto tra l’evento finale di questa stagione e quello
degli ultimi due anni non potrebbe essere più evidente. Invece dell’incubo al
neon di Las Vegas e il suo stupido parcheggio, abbiamo l’antiquata atmosfera
dei sobborghi di Johannesburgh e le bellissime curve di Kyalami. Abbiamo
tre piloti il lizza per il titolo, uno di essi già campione del mondo, gli
altri due determinati a portare il titolo in Francia per la prima volta. Qui
abbiamo tre caratteri completamente differenti: il Brasiliano che vive solo di
corse, la cui faccia cambia da un muso lungo alla Reutemann a un sorriso a 32
denti in un secondo, il francese con mezza industria di stato dietro le spalle,
il cui umore è stato rovinato qualche settimana fa, ma ora, quando conta, si
mostra rilassato e sereno; e l’altro francese, l’outsider – per molti
versi, al di là della semplice questione del titolo mondiale – che si è dato
da fare con la sua vettura più di ogni altro – e ora ha la macchina per
farcela. Tutti e tre arrivano a Kyalami sapendo che questa non sarà una gara a
punti. Sì, le tattiche avranno la loro importanza, ma il succo è che tutti e
tre devono cercare di vincerla. Prost, per esempio, sa che arrivare secondo
dietro a Piquet – come a Brands Hutch – non basterebbe. Tre punti separano
primo e secondo, ma tra Alain e Nelson ce ne sono solo due. E il pilota della
Brabham sa che solo la vittoria potrebbe garantirgli il titolo. Finire secondo,
con Prost terzo, li metterebbe a pari punti, ma Prost avrebbe la meglio nel
conto delle vittorie, quattro a tre.. Per Arnoux la cosa è ancora più semplice,
andare a tutta come sempre. Gli servono i nove punti, visto che ne ha otto di
distacco da Prost. Può solo pregare per il ritiro dei suoi avversari. Fino a
Brands Hutch, tre settimane fa, c’era anche un quarto candidato al titolo, ma
le aspirazioni di Patrick Tambay finirono là. Ventiquattr’ore dopo finì
anche il suo contratto con la Ferrari. Certe volte gli italiani eccellono nel
colpire un uomo quando è in crisi, come il derby Inter-Milan spesso dimostra,
ma Tambay è arrivato in Sudafrica molto determinato. È in cerca di un lavoro,
e una buona gara alla fine della stagione non gli farebbe male; e vuole anche
mostrare al Commendatore che è stato male informato da certa gente.
Probabilmente Marco Piccinini aveva le sue ragioni per allontanare Patrick dalla
Ferrari, ma durante il weekend è risultato chiaramente, addirittura in maniera
imbarazzante, che nessuno nella squadra corse è d’accordo con questa scelta. Tuttavia
Tambay almeno adesso sa quale è la sua situazione, e affronta il weekend a cuor
leggero. Se la Ferrari ha deciso di fare a meno di un test driver per l’84,
pazienza. Dal momento in cui è salito sulla 126C3 all’inizio delle prove,
Patrick è stato il più veloce a Kyalami. Le squadre non venivano qui da 18
mesi, così sono stati concessi due interi giorni di test all’inizio della
settimana, e Tambay ha fatto il miglior tempo in tutti e due i giorni. Alla sera
del martedi aveva fatto segnare 1’06”86 (solo mzzo secondo più lento della
pole di Arnoux nell’82, con la Renault a effetto suolo) e lasciando il secondo
miglior tempo di DeAngelis con la Lotus Renault a 1’07”51. Dopo l’italiano
c’era Arnoux, Laffitte (comparso dal nulla nella sua prima apparizione con la
Williams-Honda turbo), Prost, Mansell, Piquet, Lauda, Patrese, de Cesaris,
Rosberg, Warwick e Cheever. Al giovedi, il primo giorno di qualifiche, Tambay
manteneva la pole con 1’07”631 e poi con 1’06”841 con il secondo treno
da qualifica. Sembrava la pole di giornata finchè Piquet, ancora una volta
autore della velocità di punta più alta, ha fatto segnare 1’06”729…ai
box Ferrari i meccanici di Tambay svolgevano la solita routine, che a un
osservatore distratto sembrava una rappresentazione di follia latina. Rimesse le
gomme alla macchina di Patrick, scambiando esterne con interne, I ragazzi hanno
iniziato a bagnarle e a ventilare i radiatori con un gigantesco phon. Poi, a
ormai pochi minuti dalla fine delle prove, attaccavano il compressore, e un
tranquillissimo Tambay usciva di nuovo. Quelle gomme potavano fare ancora solo
un giro, ma il tempismo era perfetto. Patrick si trovava pista libera e il
risultato era un incredibile 1’06”554. I suoi meccanici erano impazziti, e i
suoi rivali tentavano, inutilmente, di batter il suo tempo. Mentre accadeva
tutto ciò il compagno di squadra di Tambay era un uomo molto scontento. Non
solo non riusciva a avvicinarsi al tempo di Patrick; adesso si trovava con un
problema che poteva anche impedirgli di partire, nella gara più importante
della sua vita. Arnoux aveva segnato un tempo alto col primo set di gomme, ma la
sua macchina si era spenta durante il giro di riscaldamento nella seconda uscita.
Era un problema elettrico, niente di serio, ma, comprensibilmente, Renè era
furioso, bloccato a metà del circuito in un momento così importante. La
macchina era in un punto pericoloso, ma Arnoux si dovette dare molto da fare per
convincere i commissari a spostarla. Quelli iniziarono la manovra senza
avvertirlo, e gli passarono sopra a un piede con una ruota posteriore della C3.
Renè tornava ai box zoppicando, tuffando immediatamente il piede destro in un
secchio d’acqua fredda. Tuttavia il piede cominciava rapidamente a gonfiare, e
Arnoux cominciava a sentire un forte dolore. Nessuna frattura, ma una seria
contusione, e i dottori ritenevano che un nervo fosse stato leso. Mentre il
primo giorno di prove ufficiali terminava non c’era nessuna certezza che il
pilota Ferrari in lizza per il titolo sarebbe riuscito a gareggiare. ‘Domani
ci provo, vedo come mi sento’ diceva Renè. 1Forse mi faranno una puntura di
novocaina per diminuire il dolore, ma vorrei evitarlo perchè mi toglierebbe
sensibilità al piede – e mi serve per l’acceleratore e il freno…’
bisogna ammirare il coraggio mostrato da Arnoux al venerdi. Il piede faceva
ancora male, e zoppicava decisamente, ma alla fine riusciva a infilarsi gli
stivaletti da corsa. Al mattino infilava una serie di giri veloci, dicendo che
non gli faceva poi così male. E nel pomeriggio arrivava a un decimo dal suo
miglior tempo, La sua posizione in griglia, quarto, non cambiava, ma
psicologicamente era molto importante. Il giorno della corsa, diceva, i dottori
si aspettano che non avrò quasi più dolore. L’atmosfera ai box Ferrari era piuttosto strana durante tutte le prove. Arnoux era il loro candidato al titolo, il pilota che sarebbe rimasto l’anno successivo, ma era chiarissimo che ai box era più importante che Tambay vincesse questa gara, la sua ultima con la squadra. Nessuno, a parte Piccinini, faceva alcuno sforzo per nascondere la propria solidarietà con Patrick. Puoi trascinare un cane fino all’acqua, Marco, ma non puoi obbligarlo a bere... ‘La
macchina è favolosa’ diceva l’uomo in pole position, standosene seduto in
macchina per tutta la seconda mezz’ora delle prove, gomme da qualifica pronte
nel caso qualcuno battesse il suo tempo. ‘Non c’era motivo di uscire tanto
per, rischiando il motore. Mi spiace molto lasciare la Ferrari. Mi piacerebbe,
domani, stare in testa tutta la gara, ma se fa molto caldo avremo problemi con
le gomme…’ Aiuterai Arnoux? ‘No’ è la risposta secca. ‘Penso di aver
fatto abbastanza sacrifici per questa squadra, o no?’ I 3.000 dollari di
premio per la pole Patrick li ha distribuiti tra i suoi meccanici. Quindi primo
e quarto e sentimenti contrastanti alla Ferrari. In mezzo le due Brabham BMW,
con Piquet davanti a Patrese. Come a Brands Hutch le vetture bianco-blu
presentano larghi alettoni simili a quelli della Ferrari, e per questa gara
cruciale è stato anche modificato il sistema di raffreddamento dell’olio.
Tutto il resto è immutato nelle vetture, la gara finale del mondiale non si
presta a sperimentazioni. Le
prove erano iniziate malissimo per il team, I due piloti avevano rotto il motore
il venerdi mattina. Ma le vetture erano molto veloci, Nelson era l’unico che
sembrava poter minacciare la pole di Tambay. Al venerdi pomeriggio (molto più
caldo del giorno prima) il brasiliano ha cominciato ad andare forte. Passava
sulla linea del traguardo a 185 mph, arrivando a quasi 200 prima della frenata
alla Crowthorne, più veloce di chiunque altro in quel punto. Ma il suo giro più
veloce alla fine era di tre centesimi più lento del tempo di giovedi. ‘Sono
abbastanza contento’ ha detto dopo. ‘Di certo Tambay va forte qui, ma se
durante la gara fa caldo credo che le Michelin saranno meglio delle Goodyear. Lo
spero, comunque…’ Per Piquet il titolo mondiale era chiaramente motivo di
minore tensione che per i suoi rivali. Sì, sarebbe bello vincerlo di nuovo, ma
d’altra parte vorrebbe dire un sacco di interviste, impegni extra-sportivi, un
sacco di cose noiose. Patrese
era indemoniato nell’ultima sessione di prove. Il suo posto sulla seconda
Brabham potrebbe non essere confermato, così aveva qualche cosa da dimostrare.
Il giovedi aveva rotto il turbo uscendo dall’ultima curva nel suo giro veloce,
finendo la giornata col 12esimo tempo. Nell’ultima ora a disposizione era
disperato. Non una volta, ma due, è uscito dalla difficile discesa destrorsa
del Barbecue con tutte e quattro le ruote sull’erba. La via di fuga in quel
punto è minima (Peter Revson ha perso la vita proprio in quel punto, nove anni
fa) e le notizie sulle acrobazie di Riccardo hanno impressionato persino Keke
Rosberg: ‘Quello è un punto mooolto pericoloso per fare una cosa del genere…’ Il
più lento in prova degli aspiranti al titolo era Prost, m questa non era una
sorpresa, nemmeno per lui. Il V6 della Renault semplicemente non regge grosse
pressioni al boost come invece fanno Ferrari e BMW in qualifica, e con un
rettilineo lungo come quello di Kyalami Alain dubitava di poter essere veramente
competitivo in prova. ‘Vedi,’
diceva venerdi pomeriggio, ‘se guardi la nostra stagione, ti accorgi che siamo
sempre stati quarti o sesti in griglia, una cosa così, mentre l’anno scorso
eravamo sempre in prima fila. In gara però, siamo sempre stati più competitivi,
e più affidabili dello scorso anno.’ Prost ha passato un sacco di tempo su
tutte e due le proprie vetture, ed era contento di ambedue alla fine delle
prove. ‘L’assetto e la manovrabilità sono perfette, come in Austria…’ e
naturalmente sappiamo ttti come è andata a finire là. Alain è quinto in
griglia, e sarebbe stato anche più avanti se non avesse sbagliato gomme
nell’ultima sessione di prove ufficiali. Non importa, dice, ha un buon feeling
per la gara e ama questo circuito. Invece Eddie Cheever era molto meno
soddisfatto, avendo ottenuto solo il 14esimo tempo in quella che è la sua
ultima gara con la Renault. Senza cavalli la mattina, ha dovuto cambiare un
turbo prima delle prove ufficiali, ma gli mancavano sempre circa 400 giri.
‘Oltra al motore, non riesco a regolare l’assetto. Giù dalla Barbecue, per
esempio, il muso mi scappa via ad ogni giro. Tutte le volte penso che dovrò
alzare il piede, poi stringo i denti e ce la faccio per un pelo. Sono nei guai,
questo è certo. Il mio assetto èpraticamente uguale a quello di Alain, ma la
sua macchina sta in strada molto meglio’. Da
ogni punto di vista la Williams Honda si è fatta ben notare alla sua prima
uscita, con Rosberg sesto e Laffitte decimo. Keke era abbastanza poco
interessato in realtà, ma era chiaramente contento di essere nuovamente
competitivo. ‘Non sono sorpreso che siamo così avanti perchè è quello che
mi aspetto dal team Williams, ma la cosa che mi ha più impressionato è che
abbiamo sempre utilizzato il boost a regimi da gara.’ Il motore Honda non
regge ancora alte pressioni del boost, ma l’anno prossimo sarà a posto. ‘In
realtà è un po’ frustrante in prova, perchè il motore non sembra andare
bene al primo giro veloce, poi al secondo va molto bene, ma a quel punto le
gomme da qualifica sono andate…’ Durante
la sessione finale di prove Rosberg è stato coinvolto in un incidente con
Manfred Winkelhock, con il pilota dell’ATS che ha deliberatamente preso a
ruotate Keke mentre procedevano lenti alla curva Sunset. ‘Gli stavo in mezzo
ai piedi, credo, e quindi era arrabbiato con me…insomma, è stata una lunga
stagione, vedi, era la mia ultima chance di rendergli pan per focaccia!’ Rosberg
ha perso del tempo durante la mattinata a causa di un persistente problema di
accensione, poi risolta cambiando una valvola Westgate difettosa. Nel pomeriggio
aveva deciso di usare prima delle gomme da gara, passando poi a quelle da
qualifica dopo che il sottosterzo l’aveva fatto uscire di pista, senza
conseguenze, alla curva Sunset. La FW09 è una di quelle macchine che sembrano
“giuste” fin dall’inizio, e la prima uscita con il turbo è stata fino ad
ora abbastanza indolore. Infatti Jacques Laffitte sembrava molto eccitato
durante le prove: ‘Non l’avevo mai guidata prima, e mi sono subito trovato a
mio agio. Non mi ha sorpreso la potenza in sè, ma la velocità in curva che
questa potenza permette. Questa è stata l’impressione principale. Sembrava di
essere ancora su una di quelle vetture a effetto suolo’. Laffitte ha sempre
preferito un po’ di sottosterzo, e ha trovato che esso è una delle
caratteristiche della FW09, fino a venerdi, quando la macchina ha iniziato a
sovrasterzare un po’ troppo per i suoi gusti, facendolo scendere in griglia
dal settimo al decimo posto. Il
salto in avanti maggiore il venerdi l’ha fatto Mansell, che ha portato la
Lotus Renault 94T dal 17esimo al settimo posto, quasi due secondi più veloce
del giorno prima. ‘Giovedì è stato un disastro.’ Dice Nigel. ‘Ho perso
il boost al primo giro di qualifica, e ho dovuto usare quello di scorta per il
secondo, e il motoro tendeva a spegnersi. I meccanici mi hanno cambiato il
motore durante la notte, ma stamattina non avevo potenza sopra ai 10200 giri.
Crediamo sia un problema con l’intercooler…’ Nell’ultima
sessione tutto è andato per il verso giusto, Mansell ha scelto le Pirelli
giuste ed è saltato dalla ottava alla Quarta fila. Elio DeAngelis, al contrario,
ha scelto pneumatici diversi ed è scivolato dall’ottavo all’11esimo posto.
L’italiano era stato tra i migliori nelle libere, secondo solo alla Ferrari di
Tambay, ma non è riuscito a ripetere il proprio tempo nelle prove ufficiali.
‘Certe volte questo lavoro non lo capisco . Stiamo usando più boost che nelle
libere, e andiamo più piano…’ Parte del problema era legato a un
intercooler rotto, identificato giovedi notte, e la mattina dopo Elio era
contento del quarto posto nelle libere. Ma quello rimase il so tempo migliore;
nel pomeriggio, quando contava, ha sbagliato gomme. ‘Non
so dove sarò l’anno prossimo,’ ha detto Manfred Winkelhock alla conferenza
stampa pre-gara, ‘ma di certo posso trovare un posto mogliore di questo – e
mi porterò dietro un motore BMW…’ il rapporto tra Manfred a Gunther Schmid
non è mai stato idilliaco, ma sembrava contento dell’ATS nelle prove, ottavo
e tra i più veloci alla speed trap. ‘Neanche un cedimento di un turbo’
diceva sorridendo, ‘un record, eh?’. Andrea
DeCesaris metteva paura durante le prove, persino per i suoi standard.
Normalmente metteva due ruote sull’erba all’uscita della Barbecue, e la sua
Alfa sembrava spesso sul punto di uscire in maniera catastrofica, saltando un po’
dappertutto. Ha impressionato anche gli altri piloti. ‘Ti dirò, a un certo
punto gli ero dietro’ ha fatto notare Cheever, ‘e alla fine ho deciso di
lasciarlo andare. Non volevo essere coinvolto in un incidente’. E Warwick ha
suggerito che, in un paio di punti, l’anatomia di Andrea sia particolarmente
ben sviluppata: ‘Lui è il tipo che, non appena sale in macchina, è già al
110%…’ In
realtà l’Alfa faceva molta fatica a Kyalami, e la performance di DeCesaris
nell’ultima sessione ha dell’incredibile, migliorandosi di un secondo in una
giornata in cui la pista era più lenta. ‘Avrei fatto meglio nella prima
sessione,’ ha commentato Andrea, ‘ma mi è partito un turbo e ho dovuto
usare il muletto – che non mi piaceva. Non abbiamo delle gran velocità in
qualifica, ma la macchina va bene col pieno. Ptrebbe essere una buona gara…’
Mauro
Baldi era quasi spettacolare quanto DeCesaris su questa pista, ma non è
riuscito a eguagliarne la performance. Un secondo più lento del compagno di
squadra, è partito 17esimo, ultimo dei sovralimentati.
A
parte la brillante prestazione di John Watson nei primi giri del GP di Monza, la
McLaren Porsche ha abbastanza deluso fino ad ora, ma le prove di Kyalami hanno
mostrato che la bellissima vettura forse sta cominciando a funzionare. E se si
pensa che il sistema di gestione elettronica del motore Bosch Motronic costa
appena meno dell’intero motore Hart Turbo, queste sono buone notizie per
quelli che staccano gli assegni per la McLaren… La
macchina di Niki Lauda aveva un intercooler modificato a Kyalami, che gli
permetteva di lavorare con 30 gradi in meno di Watson. Nelle libere Lauda ha
avuto la pole per un po’, ma poi in qualifica Ferrari, BMW, Honda e Renault
andavano più forte. ‘Non è male’ ha detto l’austriaco, ‘ma non è
molto eccitante in prova. Meglio con le gomme dure e il pieno’. Watson
ha avuto molti problemi in prova, lamentando scarsa progressione dal suo motore
“caldo”. Stessi tempi di Lauda il primo giorno, si è trovato dietro alla
rissa tha Rosberg e Winkelhock nel primo giro veloce. Comprensibilmente, non ha
apprezzato il lato umoristico della faccenda, dopodichè il suo secondo giro
veloce è stato rovinato da uno spegnimento, causato da un tubo dell’acqua che
si è rotto. È quindi rimasto al 15esimo posto, tre posizioni dietro a Niki. La
settimana non era iniziata bene per la Toleman. Durante i test tutti e due i
piloti avevano avuto esperienze allarmanti, Bruno Giacomelli era uscito senza
conseguenze da un incidente causato dalla perdita di un tirante della
sospensione, e Derek Warwick era uscito di pista alla curva Clubhouse. ‘Non
siamo sicuri di quello che è successo’, ha spiegato, ‘sembra che le pinze
dei freni posteriori si siano bloccate da sole mentre entravo in curva. Potrebbe
essere evaporato l’olio dei freni, creando pressione nelle linee, che sono
scoppiate bloccando le pinze. Ci era successo a Silverstone. Questa volta credo
di essere andato in panico quando si sono bloccate, ho schiacciato il freno e si
sono bloccate anche le ruote davanti’. Appena
prima di colpire le barriere, mi ricordo che ho pensato ‘qui mi faccio
male’. Dopo le prove Warwick era piuttosto seccato. ‘Sulla mia macchina abbiamo installato l’ultima versione del motore – e perdo sette decimi da Bruno lungo il rettilineo. Abbiamo tolto un po’ di deportanza per migliorare la velocità, ma la macchina di Bruno è sempre più veloce della mia agli alti regimi, dal traguardo fino a Crowthorne…’ insomma Derek era scontento del 13esimo posto in griglia, con Giacomelli tre piazze indietro. Comunque, alla velocissima curva Jukskei le Toleman erano tra le vetture più stabili. Come
cambiano i tempi. A Kyalami c’erano solo nove motori aspirati, e si iniziava a
far caso all’urlo acuto del cosworth e dell’Alfa 12 cilindri, mentre prima
si ascoltava con curiosità il rombo basso del turbo. Due Tyrrell, due Arrows,
due Ligier, due Osella e una RAM March. Con solo 26 concorrenti tutti avevano la
quasi certezza di partire, ma in realtà le vetture italiane si sono
“qualificate” solo grazie alla cavalleria degli avversari. Corrado Fabi e
Piercarlo Ghinzani sarebbero dovuti rimanere fuori per la regola del 110%, ma
gli altri team managers hanno firmato una liberatoria che consentiva loro di
partire. Il
più veloce dei non-turbo, come da pronostico, era Michele Alboreto, meno di tre
decimi più veloce dal suo volonteroso compagno Danny Sullivan, dal quale si è
anche fatto prestare la vettura, dato che la sua aveva cali di potenza. Le
Tyrrell partivano 18esima e 19esima. Durante una pausa delle prove un fotografo
italiano ha chiesto a Marco Piccinini il permesso di riprendere Alboreto seduto
nella Ferrari numero 27. “Robespierre” (questo è il soprannome affibbiato
dai giornalisti italiani al team manager della Ferrari!) era d’accordo, ma i
suoi meccanici non ne hanno voluto sapere… Dietro alle Tyrrell c’era Boutsen,
e poi gli altri, Jarier su Ligier, Surer su Arrows e Boesel sull’altra Ligier.
Kenny Acheson, con un motore Cosworth prestatogli dalla Williams, era 24esimo
con la RAM March, nettamente più veloce delle due Osella, e tutti erano
contenti di vedere questa gradevole persona partecipare con una vettura di John
McDonald.
Nel Paddock tutti scommettevano su Piquet. Pochissimi parlavano della gara in sè. La cosa importante era il titolo, e, sentendo le opinioni in giro, era chiaro che c’era una generale ostilità, soprattutto verso la Renault, che risale ancora alla guerra FISA-FOCA dell’80-81. Nessuno si dimentica dove ha sotterrato l’ascia di guerra. ‘Non credo che nessuno cel’abbia con Alain,’ ha commentato Rosberg, ‘ma la Renault ha fatto un sacco di manovre politiche. Inoltre, se non ce la fanno quest’anno, non ci riusciranno più, l’anno prossimo il turbo l’avranno tutti…’ Come le ore passavano, cominciava a delinearsi sempre più uno scontro a due tra Piquet e Prost per il Mondiale 1983. Il caldo era ancora maggiore di venerdi e ciò suggeriva una gara “Michelin”, brutte notizie quindi per Arnoux, che in più doveva fare i conti con la sua ferita al piede. Il grande amico di Renè Didier Pironi passava tutto il tempo ai box Ferrari, consigliandolo e incoraggiandolo, ma l’atmosfera era pesante. ‘Questo caldo proprio non ci voleva’ digrignava tra i denti Tambay. ‘Giovedi era perfetto per noi, ma ieri ho fatto una decina di giri veloci con Nelson. Avevamo lo stesso ritmo, ma alla fine avevo le gomme segnate, e oggi mi sa che dovremo scegliere una mescola più dura. Oggi è più caldo che mai.’ Durante il warm up c’è stata una serie di incidenti, in pista e fuori. Il povero Watson l’ha passato tutto seduto nei box, col motore che non voleva saperne di avviarsi, a Rosberg il motore si è rotto, ed è la prima volta che capita, alla Williams Honda. Alla Crowthorne Winkelhock si è preso un bello spavento quando la sospensione posteriore sinistra dell’ATS ha ceduto. Se l’atmosfera generale di Kyalami ricorda Oultone Park negli anni cinquanta, l’ambiente ai box è del tutto diverso. La pitlane è molto stretta per gli standards odierni, e inadeguata ai rifornimenti e cambio gomme da fare in nove secondi. Perciò c’era un po’ di apprensione riguardo alla possibilità di un incidente; la pit lane veniva quindi chiusa al personale non essenziale – piloti, team managers, meccanici e, se cen’era qualcuna in giro, rockstars. È
un po’ che le cose funzionano in questo modo e non abbiamo nulla da obiettare.
Certe volte vedi tipi strani con un pass della FOCA, ma pazienza. Bernie
Ecclestone è molto attento a chi entra nella zona box, e sabato mattina ha
tolto il pass a un tizio, che ha cercato a sua volta di rimuovere la testa di
Bernie. E c’erano notizie di simili spiacevoli inconvenienti avvenuti in
diversi box. ‘È un bellissimo circuito’, diceva un esperto di F1, ‘Ma
tutto per il resto sembra Hicksville.’. Comunque,
in questo incrociarsi di tensioni ne è uscita una lista di tempi, e in cima
c’era il nome di Niki Lauda, cautamente contento della sua macchina. Patrese
era subito dietro, poi i candidati al titolo Piquet e Prost, con DeCesaris e
Tambay dietro di loro.
La
bandiera a scacchi veniva esposta e la pit lane si riempiva di macchine. Le
risse finivano e i meccanici si mettevano al lavoro. Una pace car della BMW si
infilava in pista in senso contrario… La pitlane così stretta aveva spinto i team managers a accordarsi sulla lista dei pit stop, per evitare rifornimenti in contemporanea. Sono riuscito a ottenere una copia della lista, e ho visto che la Brabham aveva prenotato uno stop al 27esimo giro, un terzo della distanza. Quale delle due? La risposta non si fece attendere. Al semaforo verde Piquet e Patrese hanno scavalcato facilmente Tambay, infilandosi alla Crowthorne davanti all’autore della pole, e quando sono riapparse sul rettilineo, alla fine del primo giro…un urlo della folla salutava Nelson, che aveva già due secondi di vantaggio, poi un altro mezzo secondo al giro dopo, e il distacco continuava ad aumentare 4.1,4.8, 5.8, 6.9... Poca benzina o no, i primi giri di Piquet sono stati incredibili. Il sesto l’ha fatto in meno di 60 secondi, e sarebbe stato poi il giro più veloce di tutta la gara. ‘Avevamo deciso che sarei andato al massimo all’inizio’ ha detto dopo, ‘per cercare di costruire un vantaggio che mi permettesse di fare il pit stop e restare primo.’ E mentre continuava a guadagnare un secondo al giro la strategia dava l’idea di essere vincente. A parte tutto il resto, la vista della macchina bianca e blu che spariva in lontananza deve avere demoralizzato molto Alain Prost, che non riusciva a sorpassare l’ostico DeCesaris. All’ottavo giro finalmente passò, ma ormai Piquet era fuori dalla sua portata. Mentre le Brabham giravano tranquillamente più veloci di tutti, dietro di loro accadevano molte cose. All’inizio del secondo giro, per esempio, la prima gara col turbo di Laffitte si concludeva in anticipo quando la sua Williams Honda usciva di pista alla Crowthorne, infilandosi nelle barriere. Jacques era illeso, ma arrabbiatissimo. ‘Stavo sulla sinistra della pista, con a fianco Cheever. Le sue ruote davanti le avevo vicino alla fiancata e, lentamente, mi spingeva a sinistra. Non potevo frenare, perchè mi sarebbe salito sulle ruote e avremmo avuto un incidente terribile, così ho finito per mettere due ruote sullo sporco e…mi sono girato, e la corsa è finita’. Alla fine dell’ottavo giro la Ferrari di Arnoux è rientrata lentamente ai box, e a questo punto la gara per il titolo era ormai un duello. Sin dalla partenza Renè non era riuscito a salire oltre la settima posizione: ‘La mia anteriore sinistra ha iniziato a sgonfiarsi dopo due giri, e sapevo che avrei dovuto fermarmi presto. Ma poi il motore ha perso tutta l’acqua…’. Al suo compagno di squadra le cose non andavano molto meglio. Alla fine del primo giro Tambay era stato passato in velocità sul rettilineo da Decesaris e Prost. ‘Sembrava di essere di nuovo a Monza – poca velocità in rettilineo’ spiegava Tambay. ‘A causa del caldo abbiamo messo gomme B davanti e A dietro. Era probabilmente il miglior compromesso, ma avere gomme dure dietro significava poca trazione all’uscita dalla Leeukop e poi lungo il rettilineo – quindi poca velocità di punta. Inoltre avevamo molta ala per compensare le gomme dure! E la pressione del boost era bassa fin dall’inizio…’. A parte Piquet, era la rimonta di Lauda il fatto più importante dell’inizio gara, che confermava la performance del warm-up. Partendo 12esimo, Niki era sesto dopo sei giri, e al nono giro superava Tambay per la Quinta piazza. Per la prima volta la McLaren Porsche sembrava davvero competitiva. Al decimo giro: Piquet – 11 secondi – Patrese – tre secondi – Prost – DeCesaris – Lauda – Tambay – Rosberg – Cheever – Warwick – Mansell. Dopo una brutta partenza, la Lotus di Nigel era ormai l’unica rimasta in gara, perchè De Angelis aveva già fatto il primo dei tre pit stop per cercare di risolvere problemi di alimentazione che lo costringevano poi al ritiro prima di metà gara. Mentre Piquet continuava ad allungare senza fatica, Prost cercava almeno di stare attaccato a Patrese, guadagnando un decimo qui e là. Era chiaro, tuttavia, che il Renault non riusciva a competere con la Brabham BMW. In realtà il terzo posto della gialla non sarebbe durato a lungo, Lauda si era liberato di De Cesaris ed ora puntava alla terza piazza. Niki stava guidando con un’aggressività che non mostrava da tempo, nello stesso tempo mantenendo una guida pulitissima. Al diciassettesimo giro passava Prost alla Crowthorne, e iniziava a rimontare su Patrese! Per Watson non era una gran giornata. Subito prima della partenza iniziò di nuovo ad avere problemi di motore, e John dovette saltare di corsa sul muletto. Ma alla fine del giro di ricognizione la McLaren numero 7, invece di accodarsi, si infilò inaspettatamente nella sua posizione di partenza originale. Bandiera nera (come era successo a Winkelhock a Zandvoort) e fine di un weekend frustrante per John. Mentre il decisivo 27esimo giro si avvicinava, si capiva che il vantaggio di Piquet era sufficiente. A meno di problemi al cambio gomme, la Brabham numero 5 sarebbe ripartita ancora in testa. Il giro 27 passò e Nelson entrò ai box al 28esimo giro. Il lavoro fu fatto benissimo, niente ruote incastrate, niente perdite di carburante, neinte compressori difettosi (come invece successe a Brands Hutch). In 11”90 il Brasiliano aveva finito e entrava alla Crowthorne con ancora 4 secondi di vantaggio su Patrese. Il muretto della Renault a questo punto sapeva per certo che non c’era più nulla da fare per il loro uomo. A meno di seri problemi per Piquet, Prost non l’avrebbe mai raggiunto, e la superiorità di Nelson era tale che poteva anche prendersela comoda. Inoltre Prost continuava a perdere terreno anche da Lauda, chiaramente c’era qualche problema. Il rombo regolare del Renault V6 era disturbato, la pressione del boost diminuiva.
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